Gualtieri prova a fare l’ottimista


I numeri sull’occupazione, però, sono da crisi vera e profonda

Il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, prova ad essere ottimista. Stiamo monitorando la situazione, assicura il parlamentare del Partito democratico, il quale dice, fra l’altro, due cose: che resta l’incertezza, ma anche che le cose stanno andando un po’ meglio sul versante degli ammortizzatori sociali. Sarà anche vero, ma i numeri che arrivano sull’occupazione non permettono chissà che voli pindarici. Nel secondo trimestre, il tasso di occupazione è infatti sceso al 57,6%, con un crollo verticale di posizioni lavorative soprattutto nei servizi, ben 462mila in meno, con una riduzione del 5,5%. Pure negli altri settori, le cose non vanno tanto bene, pure se la contrazione dei posti di lavoro è minore, di poco inferiore all’1% in media. Tornando agli ammortizzatori sociali, il decreto Agosto ha azzerato il contatore al 13 luglio, momento dal quale partono le nuove diciotto settimane, utilizzabili fino al prossimo 31 dicembre.


LAVORO A PICCO


Calo senza precedenti dell’occupazione: nel secondo trimestre dell’anno -841mila persone in attività

Sono state rese note le nuove rilevazioni dell’Istat sul mercato del lavoro, quelle relative al II trimestre dell’anno in corso e ne è emerso un calo dell’occupazione senza precedenti. I lavoratori attivi sono, infatti, 841mila in meno, nonostante il blocco dei licenziamenti e la cassa Covid. Sono soprattutto i dipendenti a termine (diminuiti del 21,6%, pari a -677mila unità) e i lavoratori autonomi (scesi del 4,1%, ovvero -219mila occupati) i protagonisti del crollo, ossia quella parte del mondo del lavoro che già era più fragile e che ora è anche meno tutelata dalle misure anti crisi predisposte dal governo. Di questi lavoratori la gran parte è costituita soprattutto da giovani e da donne, categorie percentualmente coinvolte in modo maggiore nell’occupazione a tempo determinato. A causare il crollo dell’occupazione non c’è solo il mancato rinnovo dei contratti, ma anche il congelamento, causa pandemia, delle nuove assunzioni, specie quelle solitamente effettuate nel periodo dell’anno in questione, ovvero la primavera, nel settore del turismo, in previsione della bella stagione. “Non si sono registrate le usuali nuove assunzioni a tempo determinato che caratterizzano il secondo trimestre dell’anno – così l’Istat – con l’inizio della stagione estiva”. Per quanto riguarda i settori produttivi maggiormente interessati dal calo dell’occupazione, troviamo, infatti, in prima linea il commercio (-191mila occupati) e la filiera del turismo e della ristorazione (-246mila). La flessione è maggiormente accentuata nel Mezzogiorno, a seguire il Nord Italia ed infine il Centro. Sono anche diminuite le ore di lavoro, sono scesi del 50,6% gli occupati che hanno lavorato per più di 36 ore a settimana, ed è aumentato il ricorso al part-time, involontario nel 63,9% dei casi.
Diminuiscono i disoccupati, ma solo per l’aumento degli inattivi, che non cercano più lavoro
Sempre nel II trimestre 2020, scende all’8,3% il tasso di disoccupazione. Spiega però l’Istat, che il calo è legato all’aumento dell’inattività, cresciuta del 5,5%. Nel complesso, nella fascia di età 15-64 anni, i disoccupati sono 2 milioni, gli inattivi oltre 14 milioni.


Turismo in ginocchio a causa del Covid


Impatto notevole su consumi e occupazione

Sono ben otto milioni i turisti stranieri che quest’anno non sono venuti in Italia contrariamente a quanto fatto lo scorso anno, a cui si aggiungono 2,7 milioni di italiani che hanno deciso di rinunciare alle ferie ad agosto per via delle incertezze e per le difficoltà economiche dovute al lockdown.  Un vuoto – spiega la Coldiretti nell’analisi sull’impatto della chiusura delle frontiere e sui vincoli posti al turismo dall’estero resi necessari per affrontate l’emergenza coronavirus – «che non è stato compensato dai 21,1 milioni gli italiani che hanno scelto agosto per le vacanze, il mese di gran lunga il più gettonato dell’estate ma anche quello che ha fatto segnare il calo minore (-11%) delle presenze dopo i crolli di giugno (-54%) e luglio (-23%)». L’assenza di turisti ha ovviamente avuto un impatto dal punto di vista economico ed occupazionale sul sistema turistico nazionale per le mancate spese di alloggio, trasporti, divertimenti, shopping e alimentazione. Basti pensare che l’emergenza Covid, stando sempre all’analisi della Coldiretti, ha fatto crollare del 30% la spesa turistica per la tavola nel 2020 e dopo una crescita costante nell’ultimo decennio, il budget dei vacanzieri per il consumo di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada ha invertito la tendenza, scendendo al di sotto dei 20 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’occupazione, l’associazione dei coltivatori diretti, commentando i dati dell’Istat usciti oggi sul mercato del lavoro, ha spiegato che il calo di 556mila occupati registrato a luglio è una diretta conseguenza delle difficoltà del sistema turistico.


Il covid-19 distrugge due milioni di posti di lavoro


Già prima della ripresa dei contagi, Banca d’Italia aveva lanciato l’allarme

A pochi giorni dalla fine di agosto non è ancora tempo di consuntivo, ma le notizie che quotidianamente arrivano da diverse località turistiche e dagli scali aeroportuali, con la ripresa dei contagi, preoccupano fortemente. Già a fine luglio, la stessa Banca d’Italia aveva avvertito: a fine anno rischiamo una contrazione di due milioni di posti di lavoro, andando oltre anche alle previsioni formulate dall’ufficio studi della Ugl che si era fermato ad un milione e mezzo di occupati in meno. Considerando che la stima di via Nazionale arrivava con contagi tendenti allo zero, è di tutta evidenza come quello scenario sia destinato a peggiorare velocemente nelle prossime settimane. Se luglio ed agosto, infatti, hanno comunque segnato una tenuta dell’occupazione nelle località turistiche, distribuite fra mare e montagna, ci si poteva attendere che, da settembre, anche le città d’arte, da Roma a Venezia, passando per Firenze, avrebbero segnato una ripresa delle visite, soprattutto da parte di turisti stranieri. Ed invece, la ripresa dei contagi su base planetaria sta sconvolgendo ogni previsione, nonostante il ministro Roberto Speranza si sia affrettato a chiarire che non potrà esserci un nuovo lockdown generalizzato; ciò non vuol dire che non potranno esserci delle serrate circoscritte, ipotesi ogni non remota in diverse località della Lombardia e del Lazio, colpite dai cosiddetti contagi di ritorno.


SOS LAVORO


Da febbraio 600 mila occupati in meno. Inattività in calo ma al 36,8%. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,2% pari a -46mila unità) coinvolge 86mila donne che sono diventate anche più inattive (+31 mila)

Brutte notizie per il lavoro dall’Istat: «Da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di circa 600 mila unità – ha rilevato l’Istituto – e le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 160 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. In quattro mesi, il tasso di occupazione perde un punto e mezzo, mentre quello di disoccupazione, col dato di giugno, si riavvicina ai livelli di febbraio». Il tasso di disoccupazione a giugno risale all’8,8% (+0,6 punti) e, tra i giovani, addirittura al 27,6% (+1,9 punti). L’aumento delle persone in cerca di lavoro è al +7,3%, pari a +149mila unità, e riguarda soprattutto gli uomini ovvero +9,4%, pari a +99mila unità, contro il +5,0%, pari a +50mila delle donne; fenomeno che interessa tutte le classi di età. Altro aspetto negativo è che rispetto al mese di maggio 2020, a giugno prosegue, a ritmo meno sostenuto, la diminuzione dell’occupazione e la crescita del numero di persone in cerca di lavoro, ma almeno a fronte di un calo dell’inattività. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,2% pari a -46mila unità) coinvolge le donne (-0,9% pari a -86mila), i dipendenti permanenti (-0,4% pari a -60mila) e gli under50, mentre gli occupati aumentano tra gli uomini (+0,3% pari a +39mila), i dipendenti a termine, gli indipendenti e gli ultracinquantenni. La diminuzione dell’inattività coinvolge purtroppo soprattutto gli uomini (-2,5% pari a 131mila unità) e tra i minori di 64 anni, a fronte di un aumento delle donne inattive (+0,4% pari a +31mila). Complessivamente cala il tasso di inattività ma arriva al comunque ragguardevole 36,8% (-0,3 punti). Nella media del secondo trimestre 2020, rispetto al primo, l’occupazione risulta in evidente calo, -2,0% pari a -459mila unità, per entrambe le componenti di genere. Diminuiscono nel trimestre anche le persone in cerca di occupazione (-15,7% pari a -364mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,9% pari a +793mila unità). Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione hanno determinato un calo rilevante rispetto al mese di giugno 2019 (-3,2% pari a -752mila unità), che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti (-613mila), gli autonomi (-140mila) e tutte le classi d’età. Unica eccezione: gli over50 (+102mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,8 punti. Infine nell’arco dei dodici mesi, calano in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-11,5%, pari a 286mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+6,8%, pari a +899mila).


Oltre 600mila posti di lavoro in meno già ad aprile


Crolla tutta l’occupazione a tempo determinato, stagionale o in somministrazione

L’Inps conferma il crollo dell’occupazione nel nostro Paese, con l’emergenza epidemiologica che ha finito per allargare ancora di più quella voragine che si era andata aprendo già sul finire del 2019 e poi nelle prime settimane dell’anno. Ad aprile, i rapporti di lavoro in meno su base annua sono 610mila; soltanto il mese prima erano 279mila in meno. Una progressione esponenziale – l’incremento su base mensile sfiora il 120% – che rende purtroppo sempre più vicino il milione di posti di lavoro in meno di cui si è parlato più volte, anche su questo giornale. Se i rapporti di lavoro a tempo indeterminato tengono, anche per effetto dello stop ai licenziamenti introdotto con il Cura Italia e confermato dal decreto Rilancio fino al 17 agosto, sono tutte le altre forme contrattuali a pagare lo scotto più alto. Sono quasi mezzo milione in meno i rapporti di lavoro a tempo determinato, un numero destinato ad impennarsi velocemente, considerando il forte ricorso allo strumento durante il periodo estivo. Crollo anche per gli stagionali (-169mila), per i somministrati (-133mila) e per i lavori intermittenti (-91mila). Forte preoccupazione è stata espressa dai sindacati e dalle associazioni datoriali, da tempo in pressing sul governo sul versante degli ammortizzatori sociali e sulla proroga del blocco ai licenziamenti, senza i quali il saldo rischia di diventare assolutamente insostenibile già a settembre.