In Spagna slitta l’arrivo di 350 mila dosi di vaccini


Oltre 80 milioni di casi nel mondo

Mentre in Europa è partita in queste ore la campagna di vaccinazione anti-Covid, nel mondo si registrano oltre 80 milioni di casi, stando all’ultimo bollettino della Johns Hopkins University. Da inizio pandemia i decessi, invece, sono oltre 1,76 milioni. Intanto per ragioni logistiche della Pfizer slitta di un giorno in Spagna l’arrivo di 350 mila dosi di vaccini atteso per oggi, ha riferito il ministro della Sanità, Salvador Illa.


Confesercenti: ristori potrebbero non essere abbastanza


«Servono robusti “piani” di settore»

La debolezza dell’economia è tutt’altro che circoscritta al trimestre in corso: la probabilità che si estenderà anche ai primi mesi del 2021, con rischi evidentemente legati ad un’eventuale terza ondata, è ormai altissima. È quanto spiega la Confcommercio in una nota in cui commenta i dati sulla fiducia di consumatori e impese diffusi oggi dall’Istat. «I ristori – spiega Confesercenti – potranno servire a tamponare falle temporanee, ma il rilancio dovrà necessariamente passare da robusti “piani” di settore, finalizzati alla modernizzazione ed al sostegno di queste imprese».


Coronavirus, 400 morti nel Regno Unito in 24 ore


Alcuni paesi Ue potrebbero adottare nuove misure

Quasi 400, per la precisione 397, i nuovi decessi a causa del Covid-19 registrati nella giornata di ieri nel Regno Unito, che raggiunge così il dato più alto nel paese da cinque mesi. Un quadro che continua a non migliorare, in generale, soprattutto in Europa. Anche la Francia, che nel frattempo (alla stregua proprio del Regno Unito) sta adottando nuove restrizioni per contenere la diffusione del virus, ha registrato nelle scorse ore numeri non troppo dissimili. Tutto questo mentre altri paesi europei provano a correre ai ripari. Il governo olandese, tra gli altri, ha annunciato una nuova serie di misure per fronteggiare la situazione, a seguito di tre settimane di un lockdown leggero che però non ha evidentemente soddisfatto appieno le autorità dei Paesi Bassi, nonostante un lieve miglioramento. Previste, dunque, ulteriori chiusure dopo quelle iniziali di bar e ristoranti. Anche l’Ungheria potrebbe imporre un coprifuoco notturno, stando a quanto riferito dal primo ministro, Viktor Orban.

 


Emergenza sanitaria, emissioni di CO2 in calo


Sono diminuite di circa il 17% ma restano ancora molto alte

Complici le misure restrittive adottate dai governi di tutto il mondo durante l’emergenza sanitaria, le emissioni giornaliere di anidride carbonica hanno subìto una contrazione consistente: le emissioni sono diminuite del 17% circa. Il dato è emerso alla seconda giornata degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 69 organizzazioni di imprese, con la partecipazione virtuale di alcuni rappresentanti delle istituzioni e di diversi studiosi internazionali. Quello registrato è stato calo notevole che, però, non ha abbassato le concentrazioni atmosferiche di CO2. Il motivo? A spiegarlo sono gli esperti, riferendo che, seppure in calo, le emissioni di anidride carbonica rimangono superiori agli assorbimenti del suolo, delle foreste e degli oceani. A migliorare è stata così la qualità dell’aria. Dall’analisi delle immagini satellitari, infatti, è emerso un miglioramento della qualità dell’aria nelle grandi metropoli cinesi, di quelle europee – incluse le città italiane, ovviamente –, statunitensi e canadesi: un bilancio globale sulle 50 capitali mondiali più inquinate dà una riduzione del 12% della concentrazione di Pm2,5 nella media settimanale. In Europa, però, il dato non è altrettanto positivo: le città del vecchio continente sono quelle che hanno registrato una riduzione più ridotta: -5% in media.


MISSIONE DPCM


Con una modifica al regolamento della Camera vengono considerati in missione i deputati in quarantena. Così passa la risoluzione della maggioranza sul Covid e il Consiglio dei Ministri proroga lo stato d’emergenza e rende obbligatorie le mascherine all’aperto in attesa del nuovo Dpcm

Dopo le comunicazioni del ministro della Salute, Roberto Speranza, e la risoluzione di maggioranza, sulla necessità della proroga dello stato d’emergenza e sull’introduzione di nuove misure restrittive anti contagio, era necessario il voto favorevole della Camera per consentire al governo di procedere ed emanare il dpcm con le nuove norme, quelle relative, ad esempio, all’uso obbligatorio delle mascherine anche all’aperto per tutto il giorno e su tutto il territorio nazionale. Ma il via libera ieri non era arrivato a causa delle molte assenze fra i banchi di Montecitorio, fra le quali quelle di diversi deputati in quarantena proprio a causa del Covid, cosa che aveva fatto mancare il numero legale. Per aggirare il problema, la Camera ha quindi modificato – nella serata di ieri – il proprio regolamento, considerando “in missione” i parlamentari in isolamento fiduciario, tra cui circa quaranta della maggioranza. Così, abbassato il quorum dei voti sufficienti per ottenere il via libera, stamattina presto l’ok è arrivato, con 253 favorevoli, 3 contrari e 17 astenuti. L’opposizione di centrodestra, che a sua volta aveva presentato una propria risoluzione, respinta dalla maggioranza, è invece uscita dall’Aula. Il Consiglio dei Ministri, ottenuto il lasciapassare della Camera, si è poi riunito in tarda mattinata. Come annunciato, è stato esteso lo stato d’emergenza fino al 31 gennaio 2021 e sono state prorogate le regole vigenti anti-Covid, che erano in scadenza e che invece sono state protratte fino al prossimo 15 ottobre, con l’aggiunta dell’obbligo di mascherina da subito esecutivo. Il tutto in attesa di varare il nuovo Dpcm, previsto per la prossima settimana.


La Cassa ancora non si sblocca


Inps e regioni continuano a rimpallarsi la responsabilità del disastro

Non sono mancati momenti di tensione durante l’audizione di ieri di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul decreto Rilancio. Del resto, era abbastanza naturale che succedesse, visto che la macchina del sostegno statale ai lavoratori e alle attività produttive stenta ad entrare a pieno regime. Uno dei temi sicuramente più caldi è stato quello del drammatico ritardo con il quale i lavoratori stanno percependo la cassa integrazione. La disputa fra Inps e regioni è quindi riecheggiata forte, con la Cgil che ha, nella sostanza, avallato la posizione dell’Istituto e con l’onorevole leghista Garavaglia che, viceversa, numeri alla mano, ha fatto notare come in realtà l’intoppo è troppo spesso all’Inps. Fra le varie cose che non hanno funzionato, anche il protocollo che l’Abi ha sottoscritto con le parti sociali per l’anticipo della cassa integrazione. È stata l’Ugl a far notare, in questo caso, che è saltata la promessa garanzia dello Stato che avrebbe agevolato i prestiti.