Prevalenza stimata all’81% , contro il 19% della Delta

Secondo i risultati definitivi dell’indagine rapida condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, on collaborazione con i lavoratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler, in Italia al 3 gennaio scorso la variante Omicron era predominante, con una prevalenza stimata all’81%, con una variabilità regionale tra il 33% e il 100%, mentre la Delta era al 19% del campione esaminato. Nel frattempo l’ISS ha diffuso anche i più recenti dati del monitoraggio della cabina di Regia, secondo i quali l’incidenza settimanale a livello nazionale ha continuato ad aumentare arrivando a toccare i 1988 casi ogni 100.000 abitanti, contro i 1669 casi ogni 100.000 abitanti della settimana finita il 6 gennaio. È salito anche l’indice Rt medio, a 1,56 nel periodo 22 dicembre – 4 gennaio, «ben al di sopra della soglia epidemica», sottolinea l’Istituto. Per quanto riguarda la terapia intensiva, l’ISS segnala un aumento del tasso di occupazione, salito al 17,5% al 13 gennaio dal 15,4% di sette giorni prima, mentre il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è salito al 27,1% nell’arco di una settimana, dal 21,6%. Ad oggi 13 Regioni o Provincie Autonome sono classificate a rischio Alto, di cui tre a causa dell’impossibilità di valutazione, 8 Regioni/PPAA risultano classificate a rischio Moderato secondo il DM del 30 aprile 2020. Tra queste, cinque Regioni/ o Provincie Autonome sono ad alta probabilità di progressione a rischio Alto secondo il DM del 30 aprile 2020.