Pesano le dimissioni di Di Maio sulla Borsa


Sin dalle prime ore di questa mattina le indiscrezioni riguardanti le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del Movimento 5 Stelle hanno creato alcuni scossoni: lo spread ha registrato un impennata di sette punti rispetto alla chiusura dei mercati di ieri, salendo a intorno ai 170 punti. Piazza Affari, dopo un’apertura in positivo, ha poi ripiegato risultando a metà seduta la peggiore borsa in Europa. Intorno all’ora di pranzo le altre piazze viaggiavano vicine alla parità, confermando un attenuazione dei timori per il virus cinese.


Governo, Di Maio: «Non intendiamo farlo cadere»


Il leader del M5s ha ribadito che l’esito delle Regionali non metterà in discussione la stabilità dell’esecutivo

Giura lealtà a nome del Movimento 5 stelle. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha negato che il M5s intenda far cadere il governo. È «una sciocchezza», ha detto intervenendo a Radio Capital. «Noi siamo sempre stati leali ai governi ai quali partecipiamo». Quello con il Partito democratico, poi, «lo abbiamo fatto nascere noi, altrimenti non lo facevamo partire». E quanto durerà ancora? Fino alla fine della legislatura, sostiene Di Maio: «M5s ha un programma da realizzare e ha il diritto sacrosanto di essere valutato al termine di cinque anni, la durata della legislatura». L’ultimo scontro-confronto è nato dalla riforma della prescrizione, voluta fortemente dal Movimento 5 stelle, ma osteggiata dal Partito democratico. Dopo aver alleggerito i toni rispetto all’inizio della settimana, Di Maio è tornato a ribadire che il M5s è inamovibile dalle sue posizioni – «Dal primo gennaio deve entrare in vigore la prescrizione, perché su quello non possiamo arretrare e non penso che il Pd voglia strappi» –, con buona pace dell’alleato, invitato a farsene una ragione. Se il governo sta attraversando questo momento, la responsabilità può essere imputabile alla scarsa chiarezza del Partito democratico: «Se nel programma e negli accordi con il Pd mi avessero detto “guarda dobbiamo cambiare la prescrizione o firmare al buio il Mes”, io avrei detto no. Quello che abbiamo messo nel programma lo facciamo, mentre su quello che non c’è nel programma dobbiamo trovare un’intesa». Se poi, ha aggiunto, «qualcuno vuol votare una legge con Salvini e Berlusconi. Però nella mia percezione, nel lavoro che faccio ogni giorno, anche incontrando i capi delegazione del Pd, non percepisco che si voglia fare uno strappo». Solo qualche giorno prima, però, le due forze di governo non si erano trovate d’accordo su un’altra riforma. Quella del Mes, il cosiddetto Fondo Salva-Stati. Il Movimento 5 stelle ha chiesto delle modifiche, minacciando di non sottoscrivere la riforma. Di Maio ha ribadito che un’eventuale sconfitta alle elezioni Regionali – da gennaio a giugno si vota in Emilia-Romagna, Calabria, Marche, Liguria, Campania, Puglia, Veneto, Toscana – non rappresenterà una grana per il governo, mettendone a rischio a stabilità. Il motivo: «Per me quelle regioni non sono un referendum sul governo, i cittadini di quelle regioni hanno il diritto di scegliere da chi farsi governare».


M5s, Di Maio: «Sulle Regionali decidono gli iscritti»


Il voto su Rousseau spacca il Movimento

«Credo che le decisioni importanti vanno prese con gli iscritti». A dirlo il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, rispondendo, durante L’aria che tira su La7, ad una domanda sul quesito sulle Regionali posto agli iscritti del M5s. «Gli iscritti del Movimento 5 stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per decidere se il Movimento 5 stelle debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria». Una domanda alla quale sarà possibile votare fino alle 20 di oggi – al momento dell’uscita della Meta Serale il risultato è sconosciuto, quindi –, a diverse condizioni: bisogna essere iscritti al M5s da almeno sei mesi e con documento certificato. Indirettamente, però, Di Maio ha ammesso la sua preferenza, osservando che gli Stati generali sono fondamentali per il futuro del M5s mentre la campagna elettorale sottrarrebbe tempo prezioso per la loro organizzazione. Quindi meglio rinunciare alle Regionali, anche per evitare eventuali sconfitte. Qualora il M5s decidesse di correre alle elezioni, andrebbe con il Partito democratico? «Vogliamo presentarci da soli», ha replicato Di Maio. La decisione presa da Di Maio e da Grillo non è stata apprezzata da alcuni parlamentari ed esponenti del M5s. «Abbiamo il dovere di partecipare alle consultazioni amministrative» in Calabria, «anche se questo significa rischiare qualcosa», ha accusato il deputato Massimo Misiti. «Tutta questa operazione è una presa in giro inaccettabile e una umiliazione per tutti coloro che hanno dato l’anima per questo progetto», ha accusato invece la consigliera M5s in Emilia-Romagna, Silvia Piccinini.


Governo, Di Maio: «Non c’è uno scontro con il premier»


Il capo politico del M5S boccia la proposta di Zingaretti di “unirsi contro la destra”

Il governo traballa? Non per il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, che nega tutto, assicurando che non c’è uno scontro in corso con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Continuo a pensare che Conte sia uno dei migliori presidenti del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto. Vuole bene a questa nazione, ha il mio sostegno. Non c’è mai stato uno scontro con Giuseppe Conte. Al massimo un dibattito, un confronto con gli altri partiti della coalizione», ha assicurato, intervenendo a 24 mattino, in onda su Radio 24. Rassicurando tutti sulla stabilità dell’esecutivo, Di Maio non ha negato comunque le difficoltà. «È nato due mesi fa in una situazione non semplice. Si sta rodando, anche se ieri il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, mi diceva che a livello parlamentare i gruppi lavorano meglio. Io profonderò tutte le mie energie per fare in modo che il governo realizzi il programma nei prossimi tre anni», ha aggiunto. Quanto durerà l’esperienza governativa? «Secondo me, questo governo regge fino a quando farà le cose per gli italiani». La proposta del segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti, lanciata – «presentarsi uniti contro la destra davanti agli elettori» – non piace a Di Maio: «Questa idea da anni ’70 “uniti contro le destre o uniti contro le sinistre” non ci appartiene».

 


ArcelorMittal, Di Maio: «Non gli permetteremo di andarsene»


Stop a emendamenti per reintroduzione scudo penale

«L’interlocutore dello Stato è ancora ArcelorMittal: abbiamo firmato un contratto e chiediamo di rispettarlo. Mittal ha compiuto l’atto unilaterale di andarsene e non possiamo permetterlo». Lo ha detto il ministro degli Esteri ed ex ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio nel corso di un’intervista rilasciata a Radio24 riferendosi al ritiro di ArcelorMittal dal contratto per l’ex Ilva. «È prematuro – ha poi aggiunto il capo politico del Movimento 5 stelle – parlare di alternative perché se lo facciamo stiamo già dicendo ad Arcelor “non ti preoccupare perché i disastri li ripariamo noi”, invece va responsabilizzato il soggetto che ha firmato il contratto, va fatta moral suasion e pressione per farla restare qui. Non lo abbiamo consentito a Whirpool di andarsene, non possiamo concederlo a Mittal», «lo Stato impugnerà l’atto con cui de ne stanno andando». Intanto, secondo quanto si apprende, la commissione Bilancio della Camera ha dichiarato inammissibili per estraneità di materia gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia in cui si chiedeva il ripristino dello scudo penale per ArcelorMittal. Si attende invece la presentazione del ricorso cautelare che i commissari straordinari dell’ex Ilva di Taranto dovrebbero presentare al Tribunale di Milano per bloccare il recesso del contratto che la multinazionale ha depositato martedì.


Di Maio difende il Made in Italy


«Difenderemo le nostre imprese, il made in Italy, le nostre eccellenze. Non faremo sconti, metteremo le nostre forze per aumentare la capacità di esportare e non diminuire le esportazioni», così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante la conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato Usa Mike Pompeo. «I dazi ci preoccupano molto – ha aggiunto -. Le aziende italiane hanno bisogno di certezze». L’Italia è un paese sovrano, ha invece detto Pompeo, il quale però ha poi spiegato che la Cina ha un approccio predatorio negli scambi commerciali, negli investimenti ed è quindi una minaccia comune».