Preoccupati per il lavoro che manca


Audizione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl presso la competente Commissione del Senato

Prosegue l’attività del Parlamento in modalità da remoto e non senza qualche problema tecnico. Nel pomeriggio di oggi, fra le altre cose, la Commissione lavoro del Senato ha ascoltato i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sulle prospettive economiche e sociali della ripartenza, con riferimento al lavoro e alla salute e sicurezza per i dipendenti e per clienti e utenti. Con toni diversi, tutte le sigle sindacali hanno espresso la loro preoccupazione per il ritardo che si sta accumulando intorno al nuovo decreto legge, cosa che rischia di generare confusione e tensione nella cosiddetta fase 2, con milioni di lavoratori, soprattutto delle piccole e medie aziende, messi in difficoltà dalle stringenti regole sul distanziamento e con interi settori produttivi ed economici ancora chiusi e per i quali si prospetta un ridotto impiego di personale stagionale o a tempo determinato. A marzo, purtroppo, è già cresciuta e di molto la platea degli inattivi.


Def, le posizioni dei sindacati


Qualche punto di contatto, ma anche divergenze di opinioni sui contenuti del Documento di economia e finanza. Si può sintetizzare così la posizione espressa dalle quattro confederazioni sindacali, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, in occasione dell’audizione parlamentare presso le Commissioni riunite di Senato e Camera. Un punto di contatto è sicuramente quello relativo alla richiesta di puntare sulle infrastrutture, materiali ed immateriali, grandi e piccole, come volano per la crescita del prodotto interno lordo e dell’occupazione. Posizioni divergenti sul fronte fiscale: se tutti sono d’accordo sulla necessità di ridare equità al fisco, sulla ricetta della flat tax soprattutto dalla Cgil arriva una bocciatura preventiva, mentre l’Ugl apre. Altro punto di convergenza fra le sigle sindacali, la forte preoccupazione sul ritardo che si sta accumulando sui fondi europei, cosa che si riflette negativamente su diversi aspetti, comprese le politiche attive del lavoro.


Recruiting: crescono il CV spontaneo e i social


L’indagine è stata realizzata dall’Università Iulm di Milano, in collaborazione con Centromarca e The Adecco Group. Tra i canali di reclutamento utilizzati dalle imprese cresce nettamente il curriculum spontaneo (61,9% dei rispondenti) e aumenta la rilevanza delle agenzie per il lavoro (42,9%). Da segnalare l’ingresso di un nuovo canale, rispetto alla precedente rilevazione, costituito dai social network (28,6%) che stanno acquisendo un peso crescente nelle strategie aziendali per la ricerca di personale giovane; unitamente ai siti web specializzati (45,2%). Il dato mostra la crescita impetuosa delle nuove tecnologie e il crollo definitivo di alcuni strumenti tradizionali (inserzioni sui giornali al 2,4%). Tra i contratti, si conferma la centralità del tempo determinato (76,2% dei rispondenti) come modalità principe a testimonianza della crescente esigenza di flessibilità da parte delle imprese. Al contempo, sale decisamente il peso del tempo indeterminato (dal 17 al 45%) sulla scorta dei probabili effetti della riforma del Jobs Act e del leggero miglioramento congiunturale (2018 rispetto al 2012).

Fonte Labitalia/Adnkronos


Tutti d’accordo su lotta alla povertà e superamento Fornero


Alla fine, pur con qualche distinguo, le organizzazioni sindacali promuovono il reddito di cittadinanza e gli interventi sul versante delle pensioni, ad iniziare da Quota 100. È questo quanto è emerso nelle audizioni dei sindacati sul decreto legge 4/2019 in corso al Senato. Cgil, Cisl e Uil, che hanno presentato un documento unitario, hanno, nella sostanza, spostato l’obiettivo delle loro osservazioni: la questione non è tanto quella dei contenuti del provvedimento in discussione, quanto piuttosto la mancanza di un confronto con il governo sul sostegno all’economia e al rilancio dell’occupazione, anche attraverso la realizzazione delle infrastrutture. Un modo per le tre sigle di anticipare le motivazioni alla base dell’iniziativa messa in campo per il prossimo 9 febbraio. La Ugl, viceversa, ha concentrato le proprie attenzioni sul provvedimento, ribadendo la necessità e la utilità della lotta alla povertà e della introduzione di misure di flessibilità in uscita verso la pensione ai fini del ricambio generazionale. Le quattro maggiori confederazioni sindacali hanno apprezzato la riforma della governance di Inps ed Inail, chiedendo però di rafforzare il ruolo dei consigli di indirizzo e vigilanza. Tutte le sigle hanno altresì evidenziato la centralità dei Caf e dei Patronati rispetto agli obiettivi del decreto legge 4/2019. Sono intervenuti anche i rappresentanti di Cisal, Confsal, Usb, Cub, Cobas, Cse, Cosmed, Sunas e Cida, l’organizzazione più critica.


Prosegue il boom delle domande per l’accesso a Quota 100


Da Confindustria a Poste italiane. Settimana molto intensa per la Commissione lavoro del Senato con l’avvio delle audizioni sul decreto legge 4/2019 che introduce il reddito di cittadinanza e riforma il sistema previdenziale. Si è cominciato nella mattinata di oggi con le associazioni datoriali e si è proseguito nel pomeriggio con l’intervento di soggetti diversi, dalla Conferenza delle regioni e l’Anci all’Inps, dall’Istat alla Corte dei conti, passando per Adapt. Giornata molto intensa anche quella di domani. Già alle 8,30 saranno in Senato i sindacati per un totale di una decina di sigle, fra le quali Cgil, Cisl, Uil ed Ugl. Subito, con la Conferenza episcopale sarà presente il mondo del volontariato. Fra il pomeriggio di martedì e la mattinata di mercoledì sarà la volta dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Ufficio parlamentare di bilancio, dell’Anpal, dell’Anmil e di Inapp, fino alla chiusura con Poste italiane che ha ruolo centrale sul versante del reddito di cittadinanza. Prosegue intanto molto spedita la corsa al pensionamento con Quota 100. Il monitoraggio di venerdì dava per presentate circa 14mila domande, un numero che conferma il forte interesse sulla misura che permettere di uscire dal lavoro in anticipo anche di 5 anni. Il 51% delle domande arriva da lavoratori del settore privato, il 41,5% da dipendenti pubblici, mentre il 7,5% è da iscritti alla gestione commercianti.