Ristorazione, Patuanelli: «Al lavoro per la ripartenza»


Il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, nel corso di un intervento streaming al Consiglio nazionale della Coldiretti, ha annunciato che «attraverso il comitato tecnico scientifico del ministero della Salute» è al lavoro «a un protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza». «Il fondo pensato a inizio anno – ha aggiunto – è stato utile, ma ora dobbiamo avere la forza di garantire alle persone di poter tornare al ristorante. Anche perché ci sono comparti fornitori, come quello del vino in grande sofferenza».


Spesa alimentare giù di 12 miliardi


Da inizio pandemia, secondo una stima della Coldiretti

Secondo le stime della Coldiretti, dall’inizio della pandemia di Covid-19 la spesa degli italiani per i beni alimentari è diminuita complessivamente di 12 miliardi di euro. Un risultato legato principalmente al crollo che ha interessato la spesa per i pasti fuori casa (-12 miliardi), non compensato dai consumi domestici (+5 miliardi). Per la spesa “di casa” gli aumenti più marcati hanno interessato il latte UHT, con un +14%; le mozzarelle, con un +29%; la pasta, con un +14%; il riso, con un +18%; il prosciutto crudo, con un +18%; il salame, con un +16%; la frutta fresca, con un +14%; salse e passate di pomodoro, con un +21% e le uova, che riportano invece un +23% nei primi cinque mesi dell’anno.


Maltempo, dopo un’estate torrida l’Italia affoga


di Claudia Tarantino

Non abbiamo ancora archiviato l’emergenza incendi ed il razionamento delle risorse idriche che hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa, che ci troviamo già ad affrontare le criticità della nuova stagione: nubifragi, alluvioni, inondazioni.

Così, dopo mesi trascorsi a lamentarsi dell’afa, della siccità e della mancanza d’acqua, ecco che nella prima decade di settembre è già caduta il 127% in più della pioggia attesa in questo periodo, che si è abbattuta violentemente sui terreni resi aridi dal clima rovente dei mesi precedenti.

Le precipitazioni – come spiega anche Coldiretti – “per poter essere assorbite dal terreno” devono “cadere in modo continuo e non violento”. Quando invece la ‘portata’ è eccezionale, come nel caso degli acquazzoni, si moltiplicano i pericoli di frane, alluvioni e smottamenti e si aggravano i danni.

Per l’associazione “siamo di fronte al moltiplicarsi di eventi estremi per la tropicalizzazione del clima con l’alternarsi di caldo anomalo, siccità, grandinate, precipitazioni violente e bombe d’acqua che il terreno non riesce più ad assorbire per colpa del consumo di suolo”.

Ma l’Italia non è il solo Paese a patire la furia del maltempo: analizzando i dati del National Climatic Data Centre, che registra le temperature mondiali dal 1880, sempre la Coldiretti fa notare che il ciclone soprannominato ‘Maria’, abbattutosi sui Caraibi con una forza spaventosa, è “l’ultimo della serie anomala di uragani dopo una estate 2017 che è stata a livello planetario la terza più calda di sempre, con la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani addirittura superiore di 0,81 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo”.

Anzi, “nel ventunesimo secolo le temperature annuali hanno fatto segnare per ben cinque volte il record: nel 2005, 2010, 2014 e 2015 e nel 2016 che è tuttora l’anno più caldo di sempre”.

Tornando al nostro Paese, la drastica svolta che il meteo ha avuto fin dall’inizio di settembre ha riguardato soprattutto il centro Italia, con la caduta addirittura di più del triplo di acqua rispetto alla media (+222%) ed in misura minore il Nord (+127%) ed il Sud (+19%) della Penisola.

Per Codiretti “un modello di sviluppo sbagliato”, che ha provocato “un’irresponsabile scomparsa di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) negli ultimi 25 anni in Italia, dove sono rimasti appena 12,8 milioni di ettari superficie agricola utilizzata” è alla base dei disastri portati dal maltempo.

Secondo l’associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, infatti, “l’Italia affoga perché la superficie agricola e forestale ha raggiunto il minimo storico per colpa della cementificazione e dell’abbandono” che hanno reso il nostro Paese più debole rispetto al rischio di frane e alluvioni, “esponendo tutto il territorio, a partire dalle città, alle conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici”.


Commercio, a luglio export in calo


di Claudia Tarantino

Nel mese di luglio l’Istat registra una frenata abbastanza significativa (-1,4%) per le esportazioni che, su base annua, nel 2017 risultano comunque in crescita del 5,1%. Sul fronte delle importazioni, invece, l’aumento dello 0,9% di luglio va ad aggiungersi al un trend notevolmente positivo (+10,5%) dei primi sette mesi dell’anno.

Non è una buona notizia per l’Italia perché vuol dire che, negli scambi commerciali con il resto del mondo, sono di più i beni che acquistiamo dagli altri Paesi rispetto a quelli che riusciamo a vendere oltre i confini nazionali.

Ma, analizzando i dati più nel dettaglio, si può scoprire che, al di là del calo registrato a luglio, l’aumento tendenziale dell’export è sostenuto principalmente dalla vendita di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici verso Stati Uniti, Regno Unito e Belgio, nonché di autoveicoli verso gli Stati Uniti. D’altro canto, la crescita molto più evidente dell’import è determinata dall’acquisto di petrolio greggio dai Paesi Opec, di gas naturale dalla Russia, di autoveicoli dalla Francia e di metalli di base e lavorati dalla Germania. Inoltre, sono in ascesa gli acquisti che l’Italia fa in Polonia (+35,0%), Repubblica ceca (+22,5%), Turchia (+19,0%), Cina (+14,7%) e Austria (+14,6%).

Se non altro, il surplus commerciale è di 6,6 miliardi quindi, pur essendo inferiore a quello dello scorso luglio, quando aveva raggiunto quota +7,8 miliardi, rimane comunque in attivo, portando l’avanzo commerciale dei primi sette mesi di quest’anno a 25,6 miliardi.

L’Istituto di Statistica fa notare che “il calo congiunturale dell’export coinvolge sia i mercati extra Ue (-1,8%) sia, in misura minore, l’area Ue (-1,1%)”. Inoltre, “tutti i raggruppamenti principali di industrie sono in diminuzione, a eccezione dei beni di consumo (+0,6%)”.

Un discorso a parte merita il Made in Italy alimentare che – come fa notare Coldiretti – “raggiunge un record storico con una crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Già il 2016 si era chiuso in maniera positiva con 38,4 miliardi di euro ricavati dall’export di prodotti agroalimentari, primo tra tutti il vino, seguito dall’ortofrutta fresca.

“Se il trend sarà mantenuto a fine anno – sottolinea la Coldiretti – saranno superati per la prima volta nella storia i 40 miliardi di euro di export agroalimentare che è cresciuto sia nei paesi dell’Unione (+5,1%) che soprattutto in quelli fuori dell’Europa, dove ha messo a segno un incoraggiante +10,8%”.

A penalizzare la commercializzazione dei nostri prodotti all’estero, però, oltre alla contraffazione, è anche il Trattato di libero scambio con il Canada (CETA), in corso di ratifica in Italia, con cui per la prima volta l’Unione Europea accorda il via libera alle imitazioni permettendo, in questo caso al Canada, di produrre e commercializzare delle ‘copie’ dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, come il Parmigiano Reggiano ad esempio.

“La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare – avverte Coldiretti – non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati così a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti più insidiosi delle specialità Made in Italy all’estero”.


Istat, potere d’acquisto ancora in calo


di Claudia Tarantino

Brusco rientro dalle vacanze per chi, nonostante il costante calo del potere d’acquisto ed il perdurare della crisi economica ed occupazionale, è riuscito a partire. E’ arrivata puntuale, infatti, la doccia gelata dei dati Istat sull’inflazione.

Nel mese di agosto 2017, secondo le stime preliminari, “l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’1,2% rispetto ad agosto 2016 (era +1,1% a luglio)”.

Secondo l’Istat “la lieve ripresa dell’inflazione si deve principalmente ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati, la cui crescita si porta a +4,3% (da +2,1% del mese precedente) e alla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+4,4%, in accelerazione dal +3,2% di luglio).

Insomma, ancora una volta una stangata per le famiglie italiane, in particolar modo per quelle che sono andate in vacanze, perché proprio carburante e trasporti hanno subito gli aumenti maggiori.

L’Unione Nazionale Consumatori spiega che “in un solo mese, da luglio ad agosto, ci sono stati rincari assurdi ed inaccettabili del 26% per il trasporto aereo passeggeri, del 23,9% per il trasporto marittimo, del 14,5% per i pacchetti vacanza nazionali”.
Secondo i calcoli dell’associazione, “il rialzo dell’inflazione all’1,2%, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 469 euro, 156 euro per i soli beni ad alta frequenza di acquisto”. L’UNC propone anche altri esempi: dal pensionato con più di 65 anni, per il quale “la maggior spesa è pari a 235 euro”, al single con meno di 35 anni che vede un aumento di 247 euro, fino ai 365 euro di una coppia senza figli con meno di 35 anni.

Anche Federconsumatori pone l’accento “sull’eccessivo contrasto tra l’andamento dei redditi delle famiglie, ancora in forte crisi, e l’incessante incremento dei prezzi”.

Tornando ai dati Istat, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, “sale di due decimi di punto percentuale (+1,0% da +0,8% di luglio), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta a +0,9% (come nel mese precedente). Su base annua accelera la crescita dei prezzi sia dei beni (+0,9% da +0,8% di luglio) sia dei servizi (+1,6% da +1,3%)”.

Per Confesercenti “siamo ancora in presenza di una dinamica dei prezzi altalenante e influenzata dalla componente esterna piuttosto che dal rafforzamento della domanda dei consumatori”.

Forse è Coldiretti l’unica associazione a trovare – seppur a fatica – l’unico aspetto positivo in questo quadro tutt’altro che roseo dipinto dall’Istat. Secondo Coldiretti, infatti, “l’effetto della siccità, che ha provocato danni per oltre 2 miliardi nelle campagne, non si trasferisce nel carrello della spesa, con gli alimentari e le bevande che aumentano dello 0,8%, al di sotto dell’inflazione”.
Per l’associazione, tuttavia, il dramma è rappresentato dalla forbice dei prezzi tra produzione e consumo che si è allargata. “I prezzi della frutta aumentano di 3-4 volte dal campo alla tavola, con i centesimi pagati agli agricoltori che diventano euro per i consumatori”.
Anche se i beni alimentari, quindi, non hanno registrato un aumento significativo, entrano in gioco altre dinamiche a danno dei consumatori.

Se volessimo consolarci con la massima “mal comune mezzo gaudio”, allora aggiungiamo che, secondo la stima flash di Eurostat, “i prezzi salgono anche nell’intera Eurozona: l’inflazione annuale ad agosto è in aumento all’1,5% dall’1,3% di luglio e di giugno”. Anche in Ue, inoltre, guardando alle principali componenti, “è l’energia a pesare di più (4% dal 2,2% di luglio), seguita dai servizi (1,6% dato stabile rispetto a luglio), da alimentari, alcol e tabacco (1,4% stabile rispetto al mese precedente), e i beni industriali non energetici (0,5% stabile su luglio)”.


Incendi, Italia prima in Ue per numero di roghi


di Claudia Tarantino

Secondo lo studio ‘Incendi boschivi in Europa, Medio Oriente e Africa del nord’ del Joint research center europeo, “circa l’85% del totale delle aree che finiscono in fumo in Europa si trova in cinque Paesi della fascia del Mediterraneo: Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna” e, se si considerano tutti gli ettari boschivi andati in fumo tra il 1980 ed il 2015 nei cinque Stati, “si arriva a un totale di oltre 16 milioni di ettari nei 35 anni”.

E nella classifica dei Paesi più colpiti dagli incendi, il nostro è al secondo posto, con 3,852 milioni di ettari bruciati, subito dopo la Spagna che guida la classifica con 5,925 milioni, e prima di Portogallo (3,812 milioni), Grecia (1,635 milioni) e Francia (896.216).

A ben vedere la mappa del Centro di coordinamento per la risposta all’emergenza della Commissione europea, però, “con 371 roghi, l’Italia, nell’estate 2017, è il primo Paese in Europa per numero di incendi boschivi, e con 72.039 ettari andati in fumo è seconda solo al Portogallo (115.323 ettari) per estensione bruciata”.

Per fortuna, vista la gravità e l’estensione degli incendi che stanno interessando il nostro Paese in questa lunga e torrida estate, il meccanismo di Protezione Civile Europeo sembra funzionare e così la Protezione Civile Italiana, comunque riconosciuta all’avanguardia in questo settore, ha potuto ricorrere per la seconda volta in poco tempo alla ‘solidarietà europea’, chiedendo cioè ad altri Stati membri un supporto per fronteggiare i 18 incendi ancora attivi in Italia ed intervenire nelle zone più a rischio, che sono in Lazio, in Sicilia e in Calabria.

Per farsi un’idea della ‘dimensione’ di questo disastro che si sta portando via il nostro patrimonio boschivo, oltre agli irrimediabili danni provocati negli ecosistemi naturali delle zone tra le più belle della nostra Penisola, basta confrontare i dati con la Spagna, dove gli incendi sono stati ‘solo’ 43 e hanno incenerito 19.666 ettari, o con la Francia: 22 incendi per 9.585 ettari bruciati.

A supporto dell’Italia, oltre al Sistema informativo di allerta sugli incendi nelle foreste europee (Effis) che evidenzia i focolai più estesi e pericolosi, è al lavoro anche il sistema europeo di mappatura satellitare Copernicus, per valutare la gravità dei danni.

Purtroppo, come evidenziato anche da Coldiretti, il mese di luglio è stato “bollente, con temperature massime che sono risultate superiori di 1,2 gradi la media di riferimento” e con “precipitazioni in calo del 42%”. Questo ha creato “un mix esplosivo che aggrava la siccità nei campi e alimenta gli incendi, anche provocati dai piromani”.

Stando a un altro studio del Joint research center europeo, “la situazione andrà peggiorando”. Entro fine secolo, infatti, “la salute di 2 europei su tre (pari a 351 milioni di persone) sarà messa a rischio da disastri climatici (in primis le ondate di calore) e il numero di decessi dovuti al clima aumenterà di 50 volte passando da 3000 morti l’anno nel periodo tra il 1981 e il 2010 a 152.000 morti l’anno attesi per il periodo 2071-2100”. Anche in questo caso, come per la diffusione degli incendi, “i più colpiti saranno gli abitanti dei Paesi dell’Europa Meridionale”.

Sfortunatamente, questa previsione sembra piuttosto realistica. Basti considerare, infatti, che gli ingenti danni provocati da siccità, nubifragi e incendi alle coltivazioni e agli allevamenti sta già mettendo in crisi numerose colture su cui si fonda l’economia del nostro Paese, come cereali, ortaggi e legumi, e che rispondono al nostro fabbisogno alimentare.

Visto che siccità e piromani non sono gli unici responsabili di questa grave situazione, sarebbe quindi il caso che il Governo non si limitasse a riconoscere lo stato di calamità naturale, come ha appena fatto anche per la crisi idrica della Capitale, ma disponesse degli investimenti seri per la prevenzione e, soprattutto, per contrastare gli sprechi che sono all’origine di tanti problemi.