Visco: «Condizioni pre Covid non prima di due anni»


Secondo il governatore di Bankitalia dipende da sviluppo contagi

Per almeno due anni l’economia italiana non tornerà ai livelli pre covid. A dirlo è stato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg TV. «È molto difficile fare stime in questo periodo – ha precisato -. Le previsioni dipendono da alcune supposizioni, che noi verifichiamo ogni giorno, ma certo non possiamo cambiare il nostro scenario ogni giorno». E queste supposizioni, ha aggiunto Visco, «confermano che ci sarà una ripresa il prossimo anno, ma anche che non torneremo alla situazione precedente il Covid per almeno due anni. C’è una questione di fiducia, ma c’è anche una questione che riguarda il modo in cui i contagi si svilupperanno».


Coronavirus, Bankitalia: «Rischi rilevanti per l’economia»


Per il momento confermate le stime di luglio sul Pil

Nel 2020, il Prodotto interno lordo italiano crollerà del 9,5%. A sostenerlo è la Banca d’Italia, confermando «la proiezione» pubblicata a luglio, nel corso nell’audizione sulla nota di aggiornamento al Def. Le cose potrebbero anche peggiorare, però: pur senza ipotizzare nuovi lockdown generalizzati, «le prospettive restano molto incerte», ha aggiunto Bankitalia sottolineando il «rischio rilevante» che l’evoluzione della pandemia da coronavirus «continui a ripercuotersi sulla fiducia di famiglie e imprese o resti debole la domanda globale».


Per il lavoro un “pacchetto” non può bastare


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Su ciò che occorre adesso e in futuro al mercato del lavoro si può non essere del tutto d’accordo sia con ciò che affermano e chiedono le imprese sia, a volte, con ciò che affermano e chiedono le altre organizzazioni sindacali. Su un punto però tutti convergiamo: oggi più che mai non basta “solo” una piena consapevolezza della situazione attuale, che purtroppo appare assente dalle parti di Palazzo Chigi, ma serve soprattutto la cosiddetta visione. Lo si può dimostrare facilmente osservando le indicazioni di esponenti che si trovano sul lato opposto della barricata di un sindacato e/o che vigilano su interessi diveri, come ad esempio il sistema bancario.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, tra i tanti spunti – non tutti condivisibili – offerti oggi nella sua intervista al Corriere della Sera, afferma qualcosa che è impossibile non condividere e cioè che il Governo «è fermo ancora alla fase 1» ovvero alla gestione dell’emergenza. Tant’è vero che, come afferma lo stesso leader delle imprese e come più volte da me sottolineato, l’ulteriore scostamento di 25 miliardi deciso da Palazzo Chigi rischia di essere l’ennesima distribuzione a pioggia di risorse, senza alcuna profondità di intervento e di visione. Posso non essere d’accordo sul fatto che la prima riforma da fare sia quella del lavoro – e soprattutto su quale essa debba essere – ma non posso di certo contestare che su 100 euro spesi per il lavoro 98 vanno per gli ammortizzatori sociali, – grazie alle ultime riforme, aggiungo io, targate centro sinistra, culminate con il Jobs Act di Renzi, che hanno moltiplicato solo la precarietà – e solamente 2 per le politiche attive sul lavoro. Così come considero prioritarie la riforma del Fisco e della Burocrazia, in termini ovviamente di Semplificazione che nel Dl appena varato non dà tutte le risposte attese.

Per le stesse ragioni, si deve concordare con quanto dichiarato oggi dal capo del servizio Struttura economica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, nel corso dell’audizione presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul Piano nazionale di riforma: nei prossimi mesi l’enfasi della politica economica dovrà necessariamente spostarsi dalla gestione della crisi, quindi dall’emergenza, alla progettazione di interventi volti a rendere l’economia italiana «più resiliente e sostenibile, in grado di crescere a ritmi più sostenuti». Perché altrimenti le condizioni macroeconomiche e finanziarie non rimarranno stabili ma peggioreranno. Dunque va bene discutere di ammortizzatori sociali e di un “pacchetto lavoro” con la ministra Catalfo, ma questo intervento deve essere parte di un progetto molto più ampio di una manovra estiva e soprattutto di un Piano Nazionale di Riforme degno di questo nome. Che peraltro dovrebbe essere già pronto, altrimenti a cosa è servito incontrarci con il premier a Villa Pamphili?


Bankitalia: imprese più pessimiste rispetto a marzo


Domanda corrente in forte calo

Peggiora la fiducia delle imprese italiane. Secondo l’indagine condotta da Bankitalia tra la fine di marzo e la terza settimana di giugno i giudizi delle imprese – con almeno 50 addetti – sulla situazione economica in generale sono peggiorati rispetto all’indagine condotta da via Nazionale a marzo. Tra le motivazioni il forte calo della domanda corrente, mentre risultano meno pessimistiche le stime sulle vendite nel breve termine. Bankitalia spiega poi che «le attese sull’inflazione al consumo sono lievemente diminuite su tutti gli orizzonti temporali».


Bankitalia: ecco come vanno i prestiti


A luglio la Banca d’Italia ha registrato un aumento dei prestiti al settore privato dello 0,8% annuo, in accelerazione rispetto al +0,4% di giugno. Entrando nel dettaglio, da via Nazionale spiegano che a crescere sono stati i prestiti alle famiglie, per i quali si rileva un +2,5% annuo (+2,4% a giugno), mentre quelli alle società non finanziarie hanno riportato una nuova contrazione, pari al -0,4% dopo il -0,7% del mese precedente. Ancora in calo i tassi sui mutui, scesi a luglio al 2,09% dal 2,17% di giugno. In lieve aumento quelli sui prestiti alle società: 1,37% dall’1,35%.