Respinta autorizzazione a procedere contro Salvini


«Ora la palla passa al Senato, dove Pd e 5 Stelle hanno la maggioranza. Io non avevo e non ho paura». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato la decisione della Giunta per le Immunità di palazzo Madama di respingere  la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti sul caso Open Arms. I voti a favore della relazione del presidente, Maurizio Gasparri, sono stati 13, tra cui quello dell’ex senatore del M5s, Mario Michele Gianrusso, e quello della senatrice pentastellata, Alessandra Riccardi, che quindi non si è attenuta alle indicazioni del suo gruppo parlamentare. Sette voti contrari. Tra i partiti di maggioranza, Italia viva non ha preso parte alla votazione. A motivare il perché di questa scelta alla Giunta è stato Francesco Bonifazi, spiegando che «dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex Ministro dell’Interno dei fatti contestati». Salvini è accusato dal Tribunale dei ministri di Palermo di sequestro di persona e omissioni di atti d’ufficio, per aver vietato lo sbarco della nave della ONG spagnola Open Arms con a bordo 151 migranti. «La Giunta del Senato ha votato stabilendo che Salvini ha fatto il suo dovere, ha agito per interesse pubblico e non privato», ha concluso Salvini.


A processo sul caso Gregoretti


È una priorità per l’Italia la difesa dei confini, non lo è mandare a processo un ex ministro dell’Interno per averli difesi. Oggi l’Aula del Senato è stata chiamata ad esprimersi sull’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia per negare la richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale di Catania nei confronti di Matteo Salvini. Il Tribunale dei Ministri di Catania contesta all’ex capo dell’Interno l’ipotesi di sequestro di persona per i 131 migranti, rimasti per quattro giorni sulla nave militare prima dello sbarco ad Augusta il 31 luglio 2019. Il voto del Senato – palese e a maggioranza assoluta dei componenti – sarà definitivo e l’esito finale sarà ufficializzato in serata perché le urne resteranno aperte fino alle 19 circa per lasciare il tempo a tutti di esprimersi. I senatori sono chiamati a decidere solo se «l’atto è stato compiuto nell’interesse pubblico», ha spiegato la senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, sottolineando che «è in gioco anche l’indipendenza dei poteri, l’autonomia del potere politico». L’Aula ha deciso per il sì.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo in Senato ha chiesto al suo gruppo parlamentare di far «decidere ad un giudice se ho difeso il mio Paese o sono un criminale». Si tratta per l’ex ministro degli Interni ed ex vice premier nel primo Governo Conte della seconda accusa di sequestro di persona per aver impedito lo sbarco di immigrati clandestini che si trovavano a bordo di navi della Marina militare italiana, rivoltagli in entrambi i casi dallo stesso Tribunale dei Ministri che oggi lo accusa, quello di Catania. All’epoca, il blocco in porto della nave Diciotti della Marina militare e dei 144 immigrati clandestini soccorsi in mare che si trovavano a bordo. Il Tribunale chiese al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini, il Senato, con il voto determinante del Movimento 5 Stelle, all’epoca alleato della Lega, respinse la richiesta. Salvini ha sempre spiegato che il trattenimento dei migranti a bordo delle navi militari era una strategia per costringere i Paesi europei a rendersi disponibili ad accogliere i migranti e a cambiare il sistema in vigore, obiettivo peraltro messo nero su bianco nel contratto di governo sottoscritto nel 2018 tra M5s e Lega, mentre è cambiata la strategia del M5s che, non essendo più alleato della Lega, ha votato insieme al Pd per autorizzare il processo nei confronti di Salvini. Mentre l’Italia non riesce più a crescere e gli italiani se ne vanno via.


I confini del territorio italiano e i limiti della coerenza


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È il segnale che ci aspettavamo già da prima e che, ci auguriamo, diventi ancora più forte: il M5s, dopo la lettera del vice premier Matteo Salvini pubblicata dal Corriere della Sera, sembrerebbe propenso a cambiare linea sul “sì” all’autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Salvini per il blocco della nave Diciotti. Qualcosa nell’animo grillino si è mosso a cominciare dall’On. Emilio Carelli e dal sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, che hanno compreso e evidenziato come un eventuale processo sarebbe contro tutto il governo. Servirebbe qualche segnale in più e più deciso. A mio parere il Governo del Cambiamento, o ancora meglio la sua parte che malauguratamente dovesse votare “sì”, non potrà uscire facilmente indenne da un processo su decisioni peraltro già assunte. Per essere più chiari, checché ne dicano alcuni ministri grillini, non si può votare “sì” all’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, per salvare la coerenza con un passato antigarantista, e allo stesso tempo difendere in sede di processo la collegialità del Governo nell’assumere quella stessa decisione. Sarebbe più coerente andare tutti a processo. Più coerente, sì, ma non più giusto.
In questo caso il vice premier, – che non rinnega le scelte fatte, anzi continua a portarle avanti rischiando di innescare la spirale per ora felicemente cavalcata, anzi sarebbe meglio dire “motoscafizzata”, dal Pd, – non viene accusato di reati da Prima e Seconda Repubblica. In questo caso “a processo” è l’esistenza o meno di un interesse pubblico nella scelta del ministro dell’Interno di bloccare la nave Diciotti. Per quanto mi riguarda la risposta è palese e si trova già nella stessa domanda. Come sostiene lo stesso Salvini nella lettera: «La mia vicenda giudiziaria è strettamente legata all’attività di ministro dell’Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale. Avevo detto che avrei contrastato l’immigrazione clandestina e i confini nazionali». E così è stato guardando ai numeri indicati dallo stesso capo degli Interni: nel 2018 ci sono stati meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente, trend che viene confermato nelle prime settimane del 2019. In gioco però non c’è soltanto il mantenimento delle promesse elettorali scritte, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, nero su bianco su un contratto, controfirmato dai due partiti che compongono il Governo del Cambiamento, ma ben di più. In questo caso, infatti, non viene contestato un comportamento del privato cittadino Matteo Salvini, ma il suo operato da ministro dell’Interno mettendo a giudizio la facoltà di quello stesso ministro, e di qualsiasi altro come lui e dopo di lui, di poter agire, nel caso specifico, per «verificare la possibilità di una equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti». Ciò è pienamente legittimo e nell’interesse del Paese, lo capirebbe persino un bambino. C’è allora da chiedersi in una parte della maggioranza quale messaggio arriverebbe all’elettorato e ai Capi di Stato di altri Paesi rispetto alla reale capacità che il Governo del Cambiamento ha o avrebbe di portare avanti e fino in fondo scelte coraggiose, talmente coraggiose da scatenare la levata di scudi, che infatti si sta scatenando contro lo sbilanciamento di equilibri e di interessi stabiliti per tanti malaugurati anni non precisamente nell’interesse della nostra amata Nazione. Come ormai sta diventando chiaro anche a coloro che il Governo del Cambiamento non hanno contribuito a far nascere con il loro voto.