Australia, gli incendi hanno dimezzato il numero dei koala


Gli incendi, che hanno devastato grossi pezzi di Australia tra giugno 2019 e febbraio 2020, hanno avuto un impatto pesantissimo sui koala. A denunciarlo è il WWF, sottolineando che il numero di esemplari di questa specie è crollato. Dei circa 60mila koala, che vivevano in Australia orientale, ne restano soltanto 35mila. Nel riferire questo triste bilancio, il WWF ha lanciato la campagna “Koala Forever”, nell’ambito del piano “Regenerate Australia”, con l’obiettivo di raddoppiare il numero di koala sulla costa orientale australiana entro il 2050.


Ambiente: Brescia e Bergamo, prime in Europa per morti da PM2.5


Due città italiane, Brescia e Bergamo, hanno il tasso di mortalità da particolato fine (PM2.5) più alto a livello europeo. Lo rivela uno studio dell’Università di Utrecht, del Global Health Institute di Barcellona e del Tropical and Public Health svizzero, pubblicato su The Lancet Planetary Health. Torino e Milano sono, invece, al terzo e quinto posto per numero di decessi da biossido di azoto (NO2). Applicando le linee guida Organizzazione mondiale della Sanità sul PM2,5 a Brescia potrebbero essere evitati 232 morti l’anno e a Bergamo 137. Facendo lo stesso con l’NO2, a Torino ci sarebbero 34 decessi in meno e a Milano 103.


Ambiente: dal 2004 al 2017 persi 43 milioni di ettari di foreste


Si tratta di un’area grande quanto la California

Un rapporto del WWF lancia un’ennesima denuncia: la deforestazione prosegue «a ritmi vertiginosi». Nel periodo compreso tra il 2004 e il 2017, circa 43 milioni di ettari di foreste – un paragone, per rendere l’idea: si tratta di un’area grande come la California – sono stati cancellati. La prima causa resta l’agricoltura: servono sempre più terreni coltivabili per soddisfare la domanda del mercato mondiale, specialmente in America Latina e in Asia. Un esempio: tra il 2004 e il 2017, nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, i terreni sono stati deforestati per allevare il bestiame e produrre soia, causando la perdita di un terzo (32,8%) della sua superficie forestale. Nello studio, Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia, il WWF individua e passa in rassegna i 24 principali fronti di deforestazione in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa, che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari. Secondo il rapporto, circa due terzi della deforestazione mondiale, tra il 2000 e il 2018, è sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali. Nei 24 fronti di deforestazione identificati è andato perduto così il 10% della superficie forestale mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi (circa il 45%) ha subito frammentazioni. Rallentare la deforestazione, fattore determinante nel causare l’aumento delle temperature, è possibile, basta prendere alcuni accorgimenti: il WWF invita infatti le persone a ridurre i consumi di carni e di prodotti contenenti le materie prime «incriminate» come la soia e l’olio di palma.


Il 2020 è stato l’anno più caldo di sempre


L’anno da poco concluso – insieme al 2016 – è stato il più caldo mai registrato a livello mondiale. Secondo quanto annunciato dal Copernicus Climate Change Service. Secondo l’analisi dell’osservatorio europeo, il mese di dicembre 2020 è stato il sesto il più caldo di sempre, con temperature al di sopra della media in gran parte del Canada, Groenlandia, Scandinavia, così come nei mari di Barents, Kara e Chukchi, rimasti in gran parte privi di ghiaccio.


Nucleare, individuati 67 luoghi idonei per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi


La Sogin, con il nulla osta del MISE e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.  Nella carta figurano 67 luoghi potenzialmente idonei. Al via, dunque, la fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale.


India: l’inquinamento ha causato la morte di 1,7 mln di persone


In India l’inquinamento atmosferico ha causato la morte prematura di circa 1,7 milione di persone, pari a circa il 18% di tutti i decessi registrati nel corso del 2019. Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista Lancet, stimando anche una perdita economica di 36,8 miliardi di dollari, pari all’1,36% del Prodotto interno lordo. L’inquinamento atmosferico è responsabile dell’incremento di patologie cardiache, tumori, diabete, disturbi nei neonati, problemi respiratori.