Incontro tra sindacati e Acciaierie Beltrame

Nuovo incontro tra sindacati e Acciaierie Beltrame a Vicenza.
L’azienda si è dimostrata disponibile al confronto, confermando la validità degli accordi siglati nel 2013.
All’incontro, che si è tenuto presso la sede di Confindustria di Vicenza, erano presenti il segretario nazionale con delega alla siderurgia dell’Ugl Metalmeccanici, Daniele Francescangeli, e il segretario regionale dell’Ugl Metalmeccanici, Fabio Martini. acciaierie Beltrame
“L’Ugl – ha spiegato Francescangeli – continuerà comunque a vigilare affinché gli stessi accordi sottoscritti vengano applicati nella loro interezza così come garantito dall’amministratore delegato delle Acciaierie Beltrame”.
In particolare, a fronte del fatto che i trend negativi stanno volgendo tutti al positivo grazie alla validità del piano di rilancio del 2013 sottoscritto tra sindacati e azienda, che ha reso le Acciaierie Beltrame ancora più competitive, al miglioramento dei servizi al cliente, ora bisogna affrontare la tenuta dei livelli occupazionali e la positività delle prospettive che attendono sia i lavoratori sia l’azienda.
“In mezzo a tante luci – ha spiegato Francescangeli – dobbiamo purtroppo rilevare anche un’ombra: quella sullo stabilimento di San Didero in provincia di Torino che produce acciai di qualità, ma le cui lavorazioni nel mercato attuale possono mettere a rischio la sussistenza dello stabilimento stesso. Restiamo comunque in attesa della verifica sull’attuazione del piano in programma per il 2016, alla luce dell’impegno e della volontà da parte dell’azienda affinché siano tutelate sia l’occupazione sia le produzioni”.
“Da parte dell’Ugl Metalmeccanici – conclude Francescangeli – la promessa ai lavoratori di non abbassare la guardia e all’azienda di contribuire fattivamente alla perfetta riuscita di un accordo in cui abbiamo fortemente creduto”.

Call center, presidio a Montecitorio per clausola sociale

Presidi unitari per Ugl Telecomunicazioni e Slc Cgil in piazza Montecitorio in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti, per chiedere al Parlamento di non fare marcia indietro sul testo che introduce per legge le clausole sociali nei cambi di appalti per i servizi di call center, consentendo che il rapporto di lavoro continui con l’appaltatore subentrante e salvaguardando sia i posti di lavoro che i trattamenti economici previsti.
“La nostra Organizzazione – spiega Fabrizio Tosini, segretario generale dell’Ugl Telecomunicazioni – ha deciso di aderire a questa importante iniziativa perché è una giusta causa: occorre unità tra le sigle sindacali quando si tratta di difendere i diritti dei lavoratori dei call center, che gli imprenditori del settore vorrebbero cancellare, attraverso una garanzia che tuteli il loro posto di lavoro al verificarsi di un cambio di appalto”.
“Ecco – aggiunge Tosini – perché l’Ugl Telecomunicazioni dice con convinzione ‘sì’ all’emendamento 7bis sulle clausole sociali, affinché in un mercato del lavoro libero vi sia il rispetto delle regole e del diritto costituzionale e, soprattutto, del lavoro e dei lavoratori. Si tratta infatti di una norma essenziale come deterrente alle gare al massimo ribasso e alle delocalizzazioni selvagge nel settore dei call center che, fino ad oggi, hanno fortemente danneggiato i lavoratori, e per la quale il nostro sindacato si è sempre battuto con fermezza”.
Intanto, le difficoltà del comparto continuano a riversarsi su lavoratrici e lavoratori: Ugl Tlc e Slc Cgil hanno chiesto con urgenza al ministero del Lavoro un incontro di verifica della situazione del call center 3G dopo che l’azienda ha iniziato ad inviare lettere di licenziamento. La decisione arriva dopo il mancato accordo sulla riduzione dei posti di lavoro che l’Ugl Tlc non ha accettato di firmare perché “contraria a qualsiasi tipo di accordo che parli di licenziamenti” ha spiegato Tosini. “A fronte dei 232 licenziamenti proposti – spiega il sindacalista -, l’azienda ha infatti avanzato una proposta di riduzione a 125, offrendo 6 mesi di buonuscita per chi ne farà richiesta entro cinque giorni. Così, si apre uno scenario che il sindacato ha cercato di scongiurare in tutti i modi proponendo diverse soluzioni, come ad esempio l’utilizzo della cig, anche in considerazione della positiva disponibilità manifestata sia dalla Regione Abruzzo sia dalla Regione Molise”.
“A seguito del mancato accordo – prosegue Tosini – l’azienda sta procedendo all’invio delle lettere di licenziamento. Al momento non è chiaro il criterio adottato. Al fine di verificare la possibilità di evitare che questa vicenda arrivi definitivamente ad un punto di non ritorno, vanificando qualsiasi tentativo di composizione non traumatica, riteniamo di grande utilità valutare la possibilità di un’ultima mediazione, prima che la vertenza si trasferisca nelle aule giudiziarie per impugnare gli atti unilaterali dell’azienda”.

Presidi unitari per Ugl Telecomunicazioni e Slc Cgil  in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti
Presidio unitario oUgl Telecomunicazioni e Slc Cgil in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati dell’emendamento 7bis al ddl Appalti

Un percorso unitario, dunque, per Ugl Tlc e Slc Cgil che dalle singole vertenze approda alla questione nazionale della clausola sociale nei cambi di appalti, sulla quale si chiede al Parlamento di non abbandonare la giusta direzione intrapresa.

 

Telecom: accordo su mobilità volontaria per 330 dipendenti

” Il segretario generale di Ugl Telecomunicazioni, Fabrizio Tosini, sigla insieme a Uilcom e Fistel-Cisl”

Il 21 settembre Telecom ha raggiunto con Ugl Telecomunicazioni, Uilcom, Fistel-Cisl e un accordo sulla mobilità volontaria di 330 dipendenti per i quali, a fronte di un incentivo economico, sono previsti due anni di mobilità e poi il pensionamento.
“Con questo accordo – ha spiegato al termine della trattativa il segretario generale dell’Ugl Telecomunicazioni, Fabrizio Tosini – l’Ugl, insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha dato prova del senso di responsabilità con il quale da sempre svolge il suo ruolo, mantenendo un serio confronto costruttivo con Telecom Italia, con l’obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione come l’esodo incentivato e i contratti di solidarietà che, sicuramente, tutelano i lavoratori e che certamente sono il giusto strumento per consentire a Telecom Italia di avviare un corretto percorso di riorganizzazione”.
Da sottolineare che l’accordo fa seguito a quello del 7 settembre, con cui i sindacati firmatari – Cgil esclusa – sono riusciti a incassare la cancellazione della societarizzazione dei call center, a fronte di un aumento degli esuberi ovvero da 1700 a 3000, sventando qualsiasi possibilità di licenziamento, grazie proprio al ricorso degli strumenti consentiti dalla legge Fornero.
“Per quanto attiene i Contratti di Solidarietà – aggiunge Tosini – entro la prima decade di ottobre si dovranno definire le percentuali da applicare ai lavoratore di tutti i settori interessati. Il sindacato ha chiesto di ripartire la solidarietà difensiva in maniera equa su tutta la popolazione di Telecom evitando sperequazioni fra i diversi settori”.
Al tavolo sull’accordo per la procedura di mobilità volontaria per 330 lavoratori di Telecom Italia, di cui agli artt. 24 e 4 della Legge n. 223/1991, l’Ugl Telecomunicazioni era rappresentata dal componente della Segreteria Nazionale e Coordinare Nazionale, Antonio Vitti, il quale ha chiesto di proseguire in tempi brevi un confronto, in particolare, in merito all’art. 4 della Legge Fornero.

Approvati gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act

“L’Ugl conferma la sua posizione: una legge inutile per l’ occupazione e dannosa per i diritti del lavoro”

Con l’approvazione degli ultimi decreti attuativi del Jobs Act si è concluso l’iter di approvazione di una riforma delle leggi sul lavoro che, come l’Ugl aveva previsto, non sta dando l’impulso sperato all’occupazione, mentre ha peggiorato sensibilmente le condizioni di lavoro nel nostro Paese.

Il tasso di disoccupazione, rilevato dall’Istat, resta infatti al 12% con il picco del 42,2% per quanto riguarda i giovani, ossia proprio coloro che sono maggiormente coinvolti dalla riforma.

Senza rafforzare le condizioni per la ripresa economica – infrastrutture, fisco, energia, accesso al credito, tutela delle produzioni italiane nei mercati europei e mondiali, piani industriali – le aziende piccole e medie continueranno ad essere in difficoltà e le grandi seguiteranno ad investire altrove.

Non è sufficiente aumentare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro – in un Paese che già offriva alle imprese una vasta gamma di tipologie contrattuali adatte alle varie esigenze produttive – per convincere le aziende ad assumere di più.

Al contrario, se a ciò non si affianca in parallelo un sistema coordinato ed efficace di strumenti per l’impiego ed ammortizzatori sociali, si rischia solo di acuire la crisi, il crollo dei consumi e l’instabilità sociale.

L’Italia ha bisogno di progetti seri, di interventi concreti per la ripresa, non possiamo continuare a credere che siano sufficienti gli slogan. Da ormai diversi anni, gli unici interventi che i vari governi, sull’onda delle richieste europee, sono stati capaci di mettere in campo riguardano la riduzione dei diritti dei lavoratori e dei pensionati. Ma in questo modo, ed i dati e l’esperienza lo dimostrano ogni giorno, si rischia solo di sprofondare in una spirale recessiva.

In questo contesto, l’Ugl non intende tirarsi indietro, ma, al contrario, continuare la propria battaglia, proponendo strategie per una ripresa economica reale e socialmente sostenibile, sia a livello istituzionale che nelle sedi di contrattazione collettiva.

Pensioni, dopo il ‘disastro esodati’

“l’Ugl chiede soluzioni eque per la flessibilità in uscita”

..Il tema della pensioni torna in primo piano nell’agenda di governo preannunciando l’ennesimo autunno caldo, con il premier Renzi intenzionato a “trovare un meccanismo” per agevolare la flessibilità in uscita “nelle prossime settimane e mesi” soprattutto “a somma zero”, e Ugl, Cgil, Cisl e Uil pronte a dare battaglia per evitare un nuovo ‘dramma esodati’.
Se il presidente dell’Inps, Tito Boeri, continua a sostenere la sua ricetta basata su una riduzione dell’assegno per chi sceglie di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro proporzionale al periodo di ritiro anticipato, le parti sociali sostengono invece la necessità di affrontare il tema cambiando prospettiva: non penalizzazioni costose per i lavoratori, ma una flessibilità sostenibile sia per chi decide di lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia che per le nuove generazioni.
Nel corso dell’audizione delle parti sociali presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, l’Ugl, con il segretario confederale Fiovo Bitti, ha sottolineato come sulla flessibilità in uscita, “a differenza di quanto immaginato dal Governo, il vero discrimine non sia tanto nella percentuale di penalizzazione, della quale si può e si deve parlare, quanto piuttosto nelle modalità di calcolo. Le proposte di legge di Damiano, Polverini e Pizzolante – ha proseguito Bitti – rappresentano, in questo senso, una buona mediazione, poiché introducono un sistema di bonus/malus oggettivamente sopportabile per il lavoratore”.
Per il sindacalista, occorre che il Governo Renzi “affronti la questione della flessibilità in uscita verso le pensioni in maniera equa dopo il disastro esodati prodotto dalla riforma Monti-Fornero”, ponendo “un rimedio efficace agli evidenti effetti deleteri dell’articolo 24 del decreto legge 201/2011, finora soltanto tamponati con i successivi interventi del legislatore”.

Rai, Fabrizio Tosini (responsabile Ugl Telecomunicazioni)

..“Con nuova dirigenza, molti gli interrogativi che si aprono su futuro lavoratori”

-“È ormai indispensabile un incontro con il Presidente Rai, Monica Maggioni, e con il Direttore Generale, Antonio Campo Dall’Orto, per fare chiarezza sulle nuove strategie aziendali nel breve, medio e lungo periodo”. Questa la richiesta inviata il 4 settembre ai nuovi vertici della tv di Stato da parte di Fabrizio Tosini, responsabile dell’Ugl Telecomunicazioni, grazie alla quale si avrà chiarezza in merito agli interrogativi aperti sul futuro di decine di migliaia di lavoratori.
Tosini ha spiegato che la richiesta è nata “alla luce delle ultime vicende che hanno coinvolto la nostra azienda e delle dichiarazioni dei nuovi vertici sul futuro assetto organizzativo”.
Il 2 settembre infatti ha avuto ufficialmente inizio, con il via libera unanime del cda Rai, l’era Maggioni-Campo Dall’Orto. Nella prima riunione i consiglieri hanno approvato compatti – su indicazione del consigliere delegato del Tesoro Marco Fortis – le superdeleghe per la Presidente che, su proposta del Direttore Generale, potrà firmare contratti fino a 10 milioni di euro nonché le nomine dei dirigenti di primo e secondo livello delle direzioni non editoriali senza passare per il Consiglio, a cui restano le competenze sulle nomine editoriali. In realtà le deleghe rafforzate alla presidenza sono in continuità con la gestione Tarantola-Gubitosi e in linea con le
indicazioni del Governo nella sua riforma. Il CdA ha comunque ottenuto l’impegno di Presidente e Dg ad essere costantemente informato.
Passando alle nuove strategie di rilancio della Tv pubblica, Campo Dall’Orto è stata annunciata l’intenzione di riaprire il dialogo con Sky dopo la rottura del 2009. Un’ipotesi alla quale la tv di Murdoch sembrerebbe guardare “con interesse”. Per il futuro della Rai Dall’Orto ha in mente un progetto sul ‘modello Sacchi’ ovvero prima la missione, poi i nomi e i talenti. Una “discontinuità” i cui primi effetti si vedranno “tra marzo a maggio” e che punterà a trasformare l’azienda “da broadcast a media company”, superando “la dittatura degli ascolti”. La prossima riunione del CdA è stata fissata per il 24 settembre, nel frattempo i consiglieri hanno promesso di raggiungere un accordo anche sulle ambite stanze del settimo piano: si troverà una “soluzione operativa e concreta”, spiegano fonti del consiglio, “basata sul buon senso”. È tra le righe della nuova strategia, del ‘modello Sacchi’, che l’Ugl Telecomunicazione vuole vederci chiaro, spiegando dettagliatamente il perché.
Prima di tutto per il responsabile nazionale Fabrizio Tosini, “la portata del rinnovamento, che il Direttore Generale Campo Dall’Orto vorrebbe realizzare, non è chiara e lascia immaginare conseguenze non positive sulla tenuta del perimetro aziendale o, quantomeno, sui bilanci, con ricadute negative e inevitabili sui 13.000 dipendenti. Molti gli interrogativi sul passaggio da Broadcast Company a Media Company, così come sulla vocazione spiccatamente “digitale”, che finirebbe per verificarsi contemporaneamente al rinnovo della concessione da parte dello Stato. Stesso discorso vale per la nuova ‘mission’ più spiccatamente pubblica, e meno commerciale, poiché tale scelta aprirebbe molteplici problemi sulla quadratura dei bilanci, vista la mancata regolamentazione della riscossione del canone”.
“Si tratta di importanti interrogativi che pesano sul futuro dei lavoratori – sottolinea l’Ugl Telecomunicazioni guidata da Fabrizio Tosini – e quindi il sindacato è obbligato a pretendere risposte chiare dai vertici Rai. Vogliamo indiscutibilmente essere parte del cambiamento e del processo innovativo, ma con modi, tempi e metodi chiari fin dall’inizio”.