“Agire subito per salvare la Sanità”


Ballico

 

“Finalmente abbiamo avuto modo di confrontarci con i vertici della Regione Lazio e di evidenziare le numerose problematiche che hanno devastato il servizio sanitario regionale. Siamo stanchi di dover parlare sempre e solo di licenziamenti, contratti di solidarietà o di vertenze aziendali per un settore che, invece dovrebbe assumere e crescere costantemente essendo indispensabile. Salvaguardare la sanità pubblica e privata equivale a tutelare la salute dei cittadini e un maggior coinvolgimento anche delle parti sociali in questo contesto è necessario”.

Così Daniela Ballico, segretario nazionale Ugl Sanità, commenta l’incontro svoltosi questa mattina in Regione. Insieme a lei, Ornella Petillo (segretario regionale Ugl Lazio) e Francesco Martire (segretario regionale Ugl Pensionati). Davanti ai cancelli di via Oderico di Pordenone, invece, ad attendere l’esito del vertice, c’era una ricca delegazione del sindacato sostenuta da iscritti e lavoratori. Un vero e proprio sit in di protesta per chiedere al Presidente Zingaretti di realizzare un percorso di rinascita del sistema sanitario regionale messo a dura prova dai tagli e dalle difficoltà che lo caratterizzano.

I presenti hanno espresso un forte disappunto verso il protagonismo “da taglio del nastro” del governatore sul tema della sanità regionale. Nel mirino anche la recente apertura del nuovo Dea al Policlinico Casilino, “enorme e avveniristico pronto soccorso di 3mila metri quadrati. Ma crediamo che sia inutile aprire uno spazio enorme se poi non ci sono i medici e gli infermieri a disposizione”.
Perché il dramma soprattutto nel privato è la carenza d’organico: un caos sul personale generato anche dalle legge 161/2014 sugli orari di lavoro e di riposo, un riordino caotico dei turni di lavoro lasciati spesso in mano alle singole strutture ASL senza consultare le organizzazioni sindacali.
La sindacalista intervistata da La Meta Sociale (vedi intervista: https://www.youtube.com/watch?v=Kpi4FsaqbBc) ha raccontato dell’intenso confronto con il dott. Egidio Schiavetti, capo segreteria dell’assessorato alla Sanità: “Un incontro in cui abbiamo chiesto maggiore coinvolgimento e sopratutto massima attenzione. Il sindacato è una risorsa non un ostacolo: abbiamo detto no al declino inesorabile della sanità pubblica e ai continui tagli delle prestazioni e dei posti letto che stanno privando i cittadini di adeguati livelli di cura e assistenza. Il Presidente Zingaretti – prosegue la sindacalista – deve intervenire in maniera decisiva sulle numerose debolezze della sanità, sia pubblica che privata accreditata. Ricordiamo che anche la sanità privata è sostenuta da soldi pubblici quindi va seguita e monitorata con grande attenzione”.
“Una soluzione deve essere assolutamente trovata in risposta alle liste d’attesa ‘esplosive’ ed interminabili, servizi carenti, costi lievitati e assistenza al lumicino soprattutto negli ospedali situati nella provincia. Non parliamo delle tanto annunciate Case della Salute che restano, soprattutto qui nel Lazio, una vera chimera”.
Per la Ballico “passa dall’efficienza della medicina territoriale una migliore integrazione tra questa ed i servizi ospedalieri la riqualificazione della sanità pubblica nella nostra Regione e nel Paese. L’attuale contesto socio economico nazionale e regionale impone un ripensamento dell’organizzazione delle attività sanitarie, proponendo un modello sempre meno ‘ospedalocentrico’ e sempre più attento a soddisfare efficacemente i bisogni sanitari della popolazione negli ambiti territoriali.“La Regione è stata molto assente, non ha mai coinvolto pienamente il sindacato. Per questo motivo chiediamo la convocazione di un tavolo permanente per il Sistema Sanitario Regionale affinché si diano presto delle risposte e si trovino soluzione atte a risolvere i disagi che assillano lavoratori e pazienti.
I manifestanti sono convinti che se tutti i lavoratori del comparto sanità si unissero alla lotta la situazione potrebbe volgere al meglio. “Se scendiamo in piazza noi, i medici, i pensionati colpiti dai disservizi e l’ufficio H che si occupa di disabilità ci sarà un motivo”
“Si tratta di una situazione – aggiunge il segretario regionale dell’Ugl Pensionati, Francesco Martire (vedi intervista https://www.youtube.com/watch?v=Iluycj-3KeM), – che sta portando gravi conseguenze anche sulla quantità delle prestazioni e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Basti pensare alle scandalose liste di attesa per le visite specialistiche e per i ricoveri che, nel caso di pazienti anziani, diventano ancora più inaccettabili oppure al giro di vite sulle prescrizioni di visite ed esami che, con l’entrata in vigore del cosiddetto ‘decreto appropriatezza’, nell’ottica della razionalizzazione e del contenimento della spesa, vengono lasciate totalmente a carico dell’assistito”.
Per il segretario regionale Ugl Lazio, Ornella Petillo, “i gravi problemi che investono la sanità della nostra Regione non si risolvono solo con una ‘questione di settore’, ma travolgono anche altri comparti lavorativi, altrettanto importanti e funzionali per il raggiungimento di adeguati livelli di assistenza. Per questo, l’Ugl Lazio si mobilita per dare voce ad un disagio diffuso e ormai insostenibile”.
“Un grido di dolore e un’invocazione di aiuto da parte di soggetti deboli della nostra società, quali le persone con disabilità e le loro famiglie che vedono le loro esigenze completamente ignorate in un contesto caratterizzato da un forte indebolimento dei servizi sociali causato da ottusi e irrazionali tagli alla spesa pubblica”.
Lo dichiara il responsabile dell’Ufficio Politiche della disabilità Ugl, Giovanni Scacciavillani: “I tagli alle prestazioni sociali – prosegue – graveranno le famiglie di ulteriori oneri assistenziali causandone presumibilmente il collasso e di conseguenza accentuando la disgregazione e le disuguaglianze sociali”.“Chiediamo pertanto che Governo, Regioni ed Enti locali si facciano carico di tali esigenze varando nuove, concrete politiche sociali, non a valenza mediatica come fatto finora, per soddisfare le esigenze vitali di tutti i soggetti deboli della nostra società senza che essi debbano ricorrere a disperati e plateali atti per richiamare l’attenzione”.


Impennata della cig straordinaria


di Caterina Mangia

Nel mese di gennaio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è salito del 12,8 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno, registrando una cifra pari a 56,9 milioni rispetto ai 50,5 del 2015. E’ quanto si legge nell’osservatorio Cig dell’Inps.
Un dato non roseo, ma che impallidisce se confrontato ai numeri della cig straordinaria, cresciuta nel tendenziale del 69,6 per cento: un dato che attesta inequivocabili difficoltà nel settore industriale.
“Siamo in presenza di una crisi di sistema che chiama direttamente in causa il governo e le aziende”, è il commento del segretario confederale dell’Ugl, Fiovo Bitti.
Per il sindacalista l’aumento della cassa integrazione straordinaria “è un segnale preoccupante, che dimostra la presenza non di estemporanee difficoltInpsà di mercato, ma di una diffusa incapacità del nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati nazionali ed internazionali”.
Secondo Bitti la causa dell’attuale scenario è da ricercare nelle ‘mancate’ azioni del governo: “piuttosto che puntare sulle politiche industriali, l’esecutivo ha scelto la via più semplice, fatta di destrutturazione normativa e incentivi a pioggia sull’occupazione, senza aver valutato con attenzione lo stato di salute dei singoli settori produttivi, persino quelli strategici come ad esempio la chimica, dove lo Stato è presente attraverso le partecipate”.
“Anche le aziende però – sottolinea Bitti – hanno le loro colpe, avendo in larga parte trascurato la ricerca e l’innovazione. Basti pensare agli oltre 150 tavoli di confronto aperti al ministero dello Sviluppo economico, nei quali viene presentata sempre la solita via d’uscita dalla crisi, in base alla quale l’unica leva utilizzata è la riduzione costo del lavoro”.


Il Jobs Act di Renzi non va. Lo dice anche l’Europa


di Marco Colonna

“Il Jobs Act sta fallendo nei suoi obiettivi principali: promuovere l’occupazione e ridurre la quota di contratti temporanei e atipici”: a tracciare un giudizio così pesantemente negativo della riforma del lavoro promossa dal governo Renzi non è il sindacato o una forza politica d’opposizione.

A liquidare questa fase di avvio delle nuove norme è un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea , uno studio (dal titolo: “Labour market reforms in Italy: evaluating the effects of the Jobs Act”) elaborato da tre ricercatori italiani (Marta Fana, dell’Institut des hautes etudes politiques de Paris, Dario Guarascio e Valeria Cirillo della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa ) per conto di Isi Growth , laboratorio europeo di studi economici che riunisce ricercatori provenienti da otto istituzioni internazionali.

Tre gli indicatori negativi dei flussi del mercato del lavoro censiti in Italia fino al mese di dicembre 2015: la transizione verso l’occupazione è più bassa della media europea (16,1% vs 18,6%) , solo il 20% dei nuovi assunti ha un contratto a tempo indeterminato e per contro aumenta la precarietà con la transizione dalla disoccupazione all’inattività al 35,7%.

Un altro elemento del Jobs Act – emerso chiaramente nella ricerca Europea – deve far riflettere: i contratti part-time sono più diffusi all’interno dei nuovi contratti stabili che in quelli a termine e il part-time involontario (cioè imposto dal datore di lavoro, piuttosto che richiesto dal lavoratore) incide per il 64,6% sul totale dell’occupazione part-time.

Questo insieme di situazioni evidenzia il chiaro “fallimento del Jobs act del governo Renzi nello stimolo dell’occupazione” in Italia nonostante gli incentivi fiscali per le nuove assunzioni , confermato dall’uso massiccio dei contratti a termine (il 63% dei nuovi lavoratori nei primi nove mesi del 2015 ha un contratto a termine) e mostra “l’ulteriore liberalizzazione del lavoro atipico, con una continua espansione dell’uso dei voucher” anche ai tempi del Jobs act.
La prova? Oltre 81 milioni di buoni lavoro sono stati venduti nei primi nove mesi del 2015, con una crescita annuale del 70%.

Questa tendenza è confermata da altri studi.
Il report mensile (gennaio 2016) dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps segnala come, a fronte di una seppur parziale crescita del posto fisso, aumenta soprattutto la richiesta di flessibilità: nei primi 11 mesi del 2015 si è assistito a un exploit dei voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio.
E l’indagine dell’Osservatorio di Assolombarda in collaborazione delle Agenzie per il lavoro del Nord Italia che conferma (a febbraio 2016) la richiesta in aumento di occupazione sempre più flessibile e il vero e proprio boom della domanda di lavoro interinale di durata temporanea : aumentata del 32% nell’ultimo trimestre rispetto allo stesso del 2014, registrando un aumento addirittura dell’82% rispetto a fine 2013.

Ultima nota negativa emersa nello studio commissionato dalla Commissione Europea : è un dato di fatto che i nuovi assunti con il contratto a tutele crescenti guadagnino uno stipendio mensile mediamente più basso (dell’1,4%) rispetto a quanti assunti un anno prima con il vecchio contratto a tempo indeterminato.

Mentre – oltre al dilagare dei nuovi contratti temporanei e flessibili – pende sempre sulla pelle dei lavoratori come una scure la possibilità prevista nel Jobs Act , con il contestato addio all’articolo 18, dei licenziamenti più facili.


Consiglio Lazio: audizioni su lavoro Commissione Europea 2016


Si è tenuta questo pomeriggio l’ audizione del Consiglio Regionale del Lazio presso la II Commissione di sigle sindacali e di categoria che riguarda le Disposizioni sulla partecipazione alla formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea e sulle attività di rilievo internazionale della Regione Lazio”.

All’ incontro per  l’ UGL LAZIO era presente Armando Valiani che ha chiarito alcuni punti del documento  consegnato nei giorni precedenti al Presidente della Commissione.

 

  • Le Osservazioni riguardavano Un nuovo impulso all’occupazione, “Ad oggi mancano strumenti che possano dare certezze ai lavoratori in una fascia di età che va dai 35 ai 60;  mancano strumenti per garantire loro un futuro dignitoso in base  agli standard europei”.

 

  • Una serie di misure  per aiutare i genitori che lavorano; “Il progetto di creazione di asili aziendali non ha mai trovato il giusto volano di sviluppo. Ad oggi, coinvolgere ed implementare strutture già presenti sui territori”.

L’obiettivo è affrontare i problemi economici e ambientali ottimizzando l’efficienza nell’uso delle risorse il trattamento dei rifiuti deve essere monitorato nelle sue tre fasi: Recupero, Trattamento, Selezione e Valorizzazione.

  • Revisione del quadro finanziario pluriennale Ad oggi sono partite molte iniziative per motivare   l’ auto imprenditorialità, solo tra qualche mese potremmo avere i primi feedback da parte degli utenti e subito dopo riuscire a formulare un’analisi, il più possibile realistica, basata anche su prospettive future.
  •  Un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa Ormai la situazione è diventata insostenibile, se prima solo alcune regioni subivano il fenomeno del “sommerso”, ora con l’ acceleratore di una pressione fiscale ed una crisi irreversibile, questo trova terreno fertile. A tal proposito, basti pensare alla piaga del capolarato, per la quale è necessario trovare al più presto, concretamente, una soluzione efficace.
  • Impianti portuali di raccolta: A nostro  parere bisognerebbe creare nei porti una squadra di piccole imbarcazioni munite di idonee attrezzature per la  rimozione di rifiuti solidi e liquidi inquinanti che, quotidianamente, finiscono nelle acque dei nostri mari.  Ora attendiamo il documento ufficiale che dovrebbe integrare i suggerimenti che i convocati hanno evidenziato  e solo allora capiremo se la Regione intende attuare quanto proposto dagli operatori convenuti, finalizzando al meglio gli strumenti illustrati.

Due aziende su tre irregolari, Inps ancora sotto accusa


Il 66 per cento delle aziende ispezionate da Inps, Inail e ministero del Lavoro è irregolare: due aziende su tre in Italia non sono a norma sotto il profilo contributivo e della sicurezza sul lavoro.
Questo il gravissimo dato emerso questa mattina dalla presentazione alle parti sociali del Rapporto annuale dell’attività di vigilanza 2015 e del documento di programmazione dell’attività di vigilanza del ministero del Lavoro per il 2016.
Un dato che rischia di perdersi tra i numerosi conteggi delle pagine di report fornite ai sindacati, ma che denota una situazione insostenibile.
I numeri si fanno ancora più allarmanti se si scorporano i dati Inps e Inail da quelli del ministero del Lavoro: su 39.548 aziende ispezionate dall’Istituto di previdenza, oltre 31mila – 31mila! – sono risultate irregolari; non sono meglio i dati Inail, che su 20.835 aziende ne registrano 18.207 non a norma; l’80,5 per cento delle aziende campione elude dunque le garanzie contributive, mentre l’87,4 per cento bypassa quelle, ancor più importanti, relative alla sicurezza sul lavoro.
Cifre incredibili, che disegnano uno scenario disastroso.
Altro dato quantomeno improbabile riguarda il lavoro nero in agricoltura, riscontrato soltanto nel 47 per cento dei casi: eppure, le morti per fatica dei lavoratori nei campi avvenute la scorsa estate denunciano da sole una situazione terribile.
Commentando il documento di programmazione dell’attività di vigilanza del ministero del Lavoro per il 2016 al termine dell’incontro di oggi, il segretario confederale dell’Ugl, Fiovo Bitti, ha sottolineato che “occorre prestare grande attenzione al contrasto al caporalato e all’utilizzo improprio di alcune forme contrattuali, ad iniziare dai voucher, anche attraverso un migliore e maggiore coordinamento sul territorio”.
“Il successo del nuovo Ispettorato del lavoro – ha aggiunto – dipende in larga parte dalla capacità di mettere in rete i diversi soggetti che si occupano di ispezioni e le stesse parti sociali che possono dare un contributo importante in termini di capacità progettuale e di iniziative concrete di diffusione di una cultura della legalità”.
Rispetto all’attività di vigilanza per il 2016, Bitti ha inoltre sottolineato la diversa impostazione del ministero del Lavoro e dell’Inps: “mentre il primo punta correttamente sulle ispezioni, indicando il numero minimo che si intende effettuare nell’anno in corso, l’Istituto presieduto da Boeri si concentra sul budget di evasione contributiva accertata – peraltro cosa diversa dall’effettivamente riscosso -, declinato a livello nazionale e territoriale”.
“La cosa è però paradossale – prosegue il sindacalista – , in quanto l’ispettore dell’Inps è quasi costretto ad individuare qualche carenza nell’azienda visitata, avendo come unico obiettivo quello di raggiungere un determinato obiettivo di bilancio e non quello piuttosto di tutelare il lavoratore e di permettere all’azienda di mettersi in regola. In altri termini, è il ruolo stesso dell’ispettore che rischia di essere snaturato; la sua azione è volta esclusivamente a fare cassa e non ad eliminare le irregolarità”.
“Paradosso per paradosso – conclude -, si può verificare il caso limite di un ispettore che raggiunge velocemente i propri obiettivi di bilancio, potendo così evitare di effettuare ulteriori visite nel restante periodo dell’anno con buona pace di tutti i discorsi di contrasto al sommerso, al fenomeno del caporalato o all’utilizzo improprio di alcuni strumenti contrattuali”.


Ilva, lavoratori in corteo a Taranto


Tante bandiere e numerosi striscioni hanno sfilato oggi per le vie di Taranto. I lavoratori dell’Ilva, in corteo, hanno voluto chiedere “chiarezza” e “certezza” sulla cessione del gruppo siderurgico prevista entro fine giugno.
Una manifestazione, quella organizzata da tutti i sindacati e al quale ha preso parte anche Confindustria Taranto e la Regione Puglia, culminata in un presidio sotto il palazzo della Prefettura. Proprio in questa sede si è poi svolto l’incontro con istituzioni locali e sindacati per discutere delle rivendicazioni dei lavoratori in concomitanza con la scadenza delle manifestazioni di interesse per la cessione del Siderurgico. Sinora, infatti, hanno reso nota la presentazione della propria manifestazione di interesse il gruppo siderurgico Marcegaglia e la Cassa Depositi e Prestiti. Entro giugno prossimo, dice la legge, andrà individuato il nuovo soggetto gestore dell’Ilva.
A Taranto, a guidare una nutrita delegazione dell’Ugl, erano presenti i segretari confederali dell’Ugl, Giuseppe Carenza ed Ermenegildo Rossi, e il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera. “Siamo qui – hanno ribadito – per chiedere certezze sullo stabilimento Ilva”.
“Questa – hanno aggiunto i sindacalisti – è una battaglia comune ed è importante la presenza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al fianco dei lavoratori per ottenere finalmente un concreto piano di rilancio, che sappia coniugare la tutela dell’occupazione con quella dell’ambiente assicurando un futuro ai 25mila lavoratori, diretti e dell’indotto, di un polo industriale di primaria importanza per il territorio e per il comparto siderurgico”.
Durante l’incontro con il prefetto, le parti siciali e le istituzioni localiimage2-1 hanno firmato un documento congiunto in cui hanno evidenziato “la forte preoccupazione dei dipendenti dell’Ilva di Taranto e di tutti coloro che operano presso le aziende dell’indotto in riferimento alla mancanza di certezze sul futuro dello stabilimento”. “Nello specifico – si legge nel documento -, rivelano le insidie che si celano nel bando di vendita che senza alcuna oggettiva garanzia, sia per le modalità produttive che per il rispetto dei vincoli posti dalla normativa specifica, rimette alla ipotetica nuova compagine societaria il compito di ridefinire il primo e di rimodulare il secondo. Sottolineano, poi, come la crisi persistente di liquidità ha di fatto rallentato gli interventi di manutenzioni ordinaria e straordinaria degli impianti aggravando ulteriormente le condizioni all’interno dello stabilimento”.
Nel documento si sottolinea inoltre “la problematica connesse ai processi di bonifica interni ed esterni alla fabbrica” e quella legata “al mantenimento dei livelli occupazionali dei lavoratori del bacino industriale, già pesantemente toccati dal ripetuto ricorso ai contratti di solidarietà e dalle altre misure di welfare”. Si tiene presente inoltre come “lo stato economico ed occupazionale dell’intera provincia continui a versare in uno stato di forte criticità”, ribadendo dunque che “la centralità della siderurgia e, in essa, la strategia dell’Ilva di Taranto va rimessa la centro delle politiche di sviluppo del paese per restituire una prospettiva di crescita reale e un idea di futuro”.image4
“Questo è un momento decisivo” e le parti “auspicano che siano messe in campo tutte quelle azione che possano tornare a rendere competitivo uno stabilimento che senza ombra di dubbio dovrà essere trasformato, innovato, reso compatibile con le esigenze del territorio e in grado di generare nuova ricchezza per il paese”.
“Per questo – è scritto in conclusione nel documento – riteniamo non più rinviabile l’avvio di una fase di confronto stabile e durevole con il governo al fine di valutare con puntualità gli interventi da effettuare con caratteri di immediatezza” chiedendo di informare “la Presidenza del Consiglio della situazione che si è determinata proponendo un incontro urgente”.

 

Leggi le interviste ai segretari confederali dell’Ugl, Giuseppe Carenza ed Ermenegildo Rossi, e al segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera.