«Vaccinazioni obbligatorie necessarie nelle società democratiche»

Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza che potrebbe avere implicazioni anche nella campagna vaccinale contro il coronavirus

Le vaccinazioni obbligatorie «possono essere considerate necessarie nelle società democratiche». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, emettendo una sentenza dopo un ricorso contro l’obbligo vaccinale imposto dalla Repubblica ceca, presentato da diverse famiglie ceche. Nel commentarla, gli esperti hanno osservato che la sentenza potrebbe avere delle conseguenze per qualunque campagna vaccinale, inclusa anche quella contro il Sars-CoV-19. «Le misure possono essere considerate necessarie in una società democratica», hanno scritto i giudici nella sentenza, confermando che la politica sanitaria del governo ceco rispetta «l’interesse superiore» dei bambini e non viola il diritto al rispetto della vita privata. Le famiglie ceche avevano presentato un ricorso contro una normativa che riguarda «i vaccini somministrati contro malattie infantili ben note alla scienza medica, ovvero difterite, tetano, pertosse, infezioni da Emofilo dell’influenza di tipo b, poliomielite, epatite B, morbillo, parotite, rosolia e – per i bambini con specifiche indicazioni di salute – infezioni da pneumococco»

Coronavirus, via libera ai vaccini anche in farmacia

Firmato il protocollo che stabilisce le modalità. Esclusi i soggetti estremamente vulnerabili e chi ha avuto reazioni allergiche gravi

Sarà possibile vaccinarsi anche in farmacia. A prevederlo è il protocollo firmato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, dalle Regioni, dalle Province autonome e da Federfarma e Assofarm, che rappresentano la categoria. Prima, però, i farmacisti – l’adesione, ricordiamo, è su base volontaria – dovranno abilitarsi, frequentando un corso organizzato dall’Iss, l’Istituto superiore di Sanità. Non tutti potranno ricevere il vaccino in farmacia – il protocollo esclude i soggetti a estrema vulnerabilità o chi ha avuto pregresse reazioni allergiche gravi – e soltanto le farmacie che soddisfano alcuni requisiti potranno partecipare all’iniziativa: accesso regolamentato, mantenimento di adeguati livelli di filtrazione degli impianti di areazione, un ambiente dedicato alla vaccinazione o separato dal locale di vendita o, in alternativa, a farmacia chiusa o con altre modalità che garantiscono la riservatezza e la sicurezza necessarie, dotazione di frigoriferi per la conservazione dei vaccini. Il documento chiarisce molti altri aspetti. Chi fornirà i vaccini alle farmacie? Saranno le Asl a distribuire le dosi sul territorio. Come avverranno le prenotazioni? Ad occuparsene saranno le farmacie, seguendo «i programmi di individuazione della popolazione target previamente definiti dalle autorità sanitarie e seguendo i criteri di priorità». Anche il cittadino dovrà osservare alcune norme: deve fornire ogni utile informazione ai fini della corretta compilazione del consenso informato; non deve avere avuto negli ultimi 14 giorni contatti stretti con persone affette da Covid- 19, non deve avere febbre superiore a 37.5 gradi, non deve avere sintomatologia compatibile con Covid-19, non deve essere positivo a test per Sars-CoV-2. Dopo aver ricevuto il vaccino, il paziente dovrà aspettare per 15 minuti nell’area monitoraggio della farmacia, dove verrà sorvegliato e, in caso di emergenza, riceverà i soccorsi. Previsto anche un compenso: ad ogni vaccino, le farmacie riceveranno sei euro. Secondo Federfarma, le oltre 19mila farmacie sparse sul territorio «aderiranno numerose». A Genova, nel frattempo, hanno già iniziato: «Genova è la prima in Italia a somministrare vaccini in farmacia. Un esempio importante», ha commentato il sindaco, Marco Bucci.

DARE SENZA AVERE

Vaccini: mentre le forniture rallentavano, l’UE esportava milioni di dosi all’estero. Bruxelles che fa? Semplice e chiaro: apre un conflitto con il Regno Unito che nel frattempo nega di aver imposto un blocco all’esportazioni.

Un grande pasticcio. Mentre oggi l’UE estende fino a giugno l’applicazione del meccanismo di controllo dell’export di vaccini, applicabile solo alle compagnie con le quali l’UE ha accordi di acquisto anticipato, veniamo a sapere, da documenti ufficiali ma rimasti riservati fino a qualche giorno fa, che la stessa UE per un mese ha esportato verso 31 paesi ben 34 milioni di dosi di vaccino, oltre la metà di quelle distribuite finora agli Stati membri (in tutto 55 milioni). La portavoce della Commissione Europea che ha annunciato l’estensione del meccanismo di controllo dell’export, Miriam Garcìa Ferrer, durante il briefing con la stampa a Bruxelles ha chiarito anche che fin dall’avvio del meccanismo «sono state richieste 249 esportazioni di vaccini verso 31 Paesi per oltre 34 milioni di dosi», cifra anticipata ieri dal New York Times e solo una, quella di 250mila dosi di vaccini AstraZeneca verso l’Australia, è stata negata, dall’Italia a guida Mario Draghi. C’è qualcosa che non torna? Sì, perché mentre Bruxelles, in questi mesi, ha annaspato per spiegare per poi arrivare ad attaccare, ma debolmente, le case farmaceutiche per il famoso flop nelle forniture che ha rallentato i piani vaccinali dei vari Stati europei, contemporaneamente dall’Europa sono partite milioni di dosi – dal 1° febbraio al 1° marzo al ritmo di più di 1 milione al giorno – per foraggiare anche quei Paesi, come Gran Bretagna (quasi 9 milioni) e Usa, che stanno surclassando l’Europa intera. Si è aperto uno scontro all’interno della UE? Neanche per sogno. Anzi l’abilità di Bruxelles è stata spostare il problema su un altro versante: contrattaccare il Regno Unito sul suo blocco delle esportazioni. Il presidente belga del Consiglio europeo, Charles Michel, ci tiene anche oggi a mantenere il punto. Il Regno Unito ha negato di aver imposto «un divieto» alle esportazioni, ma «sappiamo – ha affermato Michel in un’intervista – e io lo so perché sono un politico, che ci sono diversi modi per imporre un divieto o restrizioni sui vaccini o sui farmaci. La domanda è: quante dosi hanno esportato? È un quesito molto semplice a cui non ho ancora avuto risposta». Ma la domanda che si faranno i cittadini europei è: perché anche l’UE non ha fatto come il Regno Unito e gli Usa, pensando prima al proprio interesse e bloccando le esportazioni di vaccini, a maggior ragione se qui in Europa siamo tutti in ritardo con la campagna vaccinale? Perché, ha detto lo stesso Michel, l’UE non può tradire la sua vocazione esportatrice e a quanto pare le esportazioni non minacciavano gli impegni contrattuali tra l’UE e i produttori di vaccini. Sarà anche vero, ma qualcosa ancora non torna.

Coronavirus, pressing del centrodestra sui vaccini

Forza Italia e Lega chiedono l’utilizzo del vaccino russo

«Si deve fare tutto quello che deve essere fatto per tutelare la salute». A dirlo a SkyTg 24 il vice-presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, chiedendo al governo e all’Ue un’accelerazione sui vaccini. «Abbiamo detto, anche ieri, che l’Unione Europea si muova per parlare non solo con le imprese per acquistare altri vaccini, ieri per fortuna hanno siglato un altro contratto importante, ma anche, se serve, trovare un accordo con i russi per utilizzare lo Sputnik», ha aggiunto, esprimendo una posizione condivisa con la Lega. «La salute degli italiani dovrebbe venire prima di qualsiasi ragionamento. Se ci possono aiutare israeliani, americani o russi, facciamoci aiutare da israeliani o americani o russi», ha detto Salvini ieri sera intervenendo a “Quarta Repubblica”, in onda su Rete 4.

Covid-19, le falle sui vaccini colpiscono i dipendenti

Troppi ritardi negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti e nelle forze dell’ordine

Con i vaccini per il Covid-19, si rischia l’ennesimo contro circuito, dopo la difficile gestione delle malattie e del periodo di quarantena fin dai primi giorni, con i datori di lavoro preoccupati per le conseguenze penali in caso di positività. Il ritardo nella fornitura delle dosi sta, infatti, avendo ripercussioni su diverse categorie di lavoratori e lavoratrici. Come noto, il ritardo nella fornitura da parte della Pfizer ha avuto effetti negativi su tutto il cronoprogramma; ora, il via libera da altre case, se permette, in parte, di far ripartire l’intera macchina, rischia di aprire una falla enorme in tutta una serie di categorie di dipendenti pubblici. Astrazeneca, il secondo vaccino che ha avuto il via libera, viene, infatti, accompagnato dall’avvertenza di evitare la somministrazione alle persone con più di 55 anni, almeno fino a quando non se ne è accertata la piena efficace. Il problema in Italia è che, vista l’età media piuttosto alta, resterebbero fuori tante categorie di lavoratori pubblici, dalla scuola all’assistenza passando per le forze dell’ordine, che hanno contatti quotidiani con i cittadini per ragioni diverse. Insomma, un problema di non poco conto che potrebbe costringere il governo e le regioni a rivedere gli obiettivi a breve termine e non solo. Di sabato, intanto, la dura polemica del personale medico e sanitario con il dito puntato sulla cattiva gestione dell’intera operazione vaccinazione.