Scuola, via libera a 53.627 assunzioni


Anche il ministro dell’economia, Giovanni Tria, ha detto sì, o meglio, ha fatto dire di sì alla Ragioneria generale dello Stato: le assunzioni nella scuola s’hanno da fare. È arrivato, finalmente, l’ultimo via libera all’assunzione di 53.627 docenti nelle nostre scuole, come richiesto dal ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, il quale può essere giustamente soddisfatto, nonostante la riduzione di 5mila unità imposta dal Mef. La richiesta originaria del Miur, infatti, era di 58.627 unità, ma i tecnici di Tria hanno insistito sulla riduzione del numero degli alunni, causata dalla contrazione demografica, accompagnata peraltro da un fenomeno di contro-emigrazione che sta portando soprattutto molti cittadini comunitari a ritornare nel proprio Paese di origine o a cercare fortuna da altre parti, in particolare in Germania e in Francia. Il via libera della Ragioneria dello Stato dovrebbe comunque garantire il regolare avvio delle lezioni a settembre.


Tria: «Stima +0,2% per il 2019 credibile»


«Riteniamo che la previsione contenuta nel Def per il 2019, 0,2 per cento di crescita reale e 1,2 per cento di quella nominale, sia ancora valida seppure permangono rischi al ribasso connessi agli andamenti dei principali partner europei che potrebbero riverberarsi anche nel 2020», così il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria intervenendo all’Assemblea di Abi che si è tenuta questa mattina a Milano. Un anno fa, ha aggiunto, «ero qui a descrivere uno scenario significativamente diverso da quello attuale. Sono sfumati di fronte alla realtà dei fatti e delle azioni i dubbi immotivatamente diffusi sulla coerenza delle politiche del nuovo governo con il quadro delle regole europee». Rimanendo sul tema della procedura d’infrazione, il titolare del dicastero di via XX settembre ha spiegato che «il recente accordo con la Commissione Ue ha consentito  di evitare la procedura di disavanzo eccessivo. Senza tagliare alcuna spesa programmata con l’assestamento di bilancio del 2019 abbiamo rafforzato la credibilità nazionale e la fiducia nel Paese». Il ministro ha parlato del sistema bancario, osservando come sia «una struttura portante ed elemento essenziale nello sviluppo dell’economia reale. Siamo sulla buona strada, come dimostra la diminuzione dei crediti deteriorati e l’aumento della redditività. Occorre mantenere la rotta». «Le riforme del settore bancario degli ultimi anni – ha aggiunto – hanno contribuito al superamento della crisi finanziaria restituendo all’Italia un settore bancario più solido ed efficace». Sempre questa mattina, ma in un intervento rilasciato a La Stampa, il ministro si è espresso anche sul caso Alitalia, dicendo di auspicare una partecipazione di Atlantia alla cordata. «È un partner forte».


Cessione Alitalia, possibile slittamento


Il MEF deciderà la quota in Alitalia dopo che sarà presentato il piano industriale, «che ancora non c’è». A dirlo è il ministro dell’Economia Giavanni Tria che parla di un possibile slittamento del termine per la cessione della compagnia, che al momento è fissato per il 15 luglio. Il ministro ha poi puntualizzato che «l’ingresso dello Stato è per un rilancio di Alitalia, non per un salvataggio».


Flat tax, Tria: «Introduzione graduale, compensata da tagli»


Intervistato dal Financial Times, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha ribadito di essere favorevole alla flat tax, perché consapevole della necessità di «ridurre la pressione fiscale sulla classe media e sui redditi medi». Tuttavia, il titolare del dicastero economico ha sottolineato che l’introduzione avverrà in modo «graduale e progressivo, compatibilmente con i nostri obiettivi di finanza pubblica». Riferendosi poi a Reddito di cittadinanza e Quota 100, il ministro ha spiegato che i beneficiari saranno meno di quanto ci si era aspettati e ciò potrebbe portare a risparmi di 3-4 miliardi di euro: più di quanto si era ipotizzato finora.


Tria: «Deficit scenderà, non servono nuove misure»


«Noi dobbiamo raggiungere il deficit che ho indicato, come lo raggiungiamo non è un problema di nuove misure o no. Quello è l’obiettivo e pensiamo di raggiungerlo senza variazioni legislative». È quanto spiegato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine del vertice Ecofin. «Abbiamo posto le basi di quello che discuteremo e di cosa presenteremo – ha aggiunto -, il dialogo è costruttivo, sennò che lo facciamo a fare? Porteremo nuovi dati, dove ci sono maggiori entrate e maggiori risparmi. Non devo convincere con le mie argomentazioni, ma porterò delle documentazioni, si fa così nei negoziati».


Tria: «Non sono contrario alla flat tax»


Arrivando a Lussemburgo per la riunione dell’Eurogruppo il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha spiegato che le voci su una discussione tra e il vicepremier Matteo Salvini sul flat tax «sono false», o peggio «inventate». «oggi ho letto sui giornali notizie che non so chi le diffonda, ma sono chiaramente false; saranno notizie di colore: che io abbia litigato durante un vertice di governo, che Salvini è uscito perché arrabbiato con me. Siamo usciti insieme, perché uno andava per impegni al suo ministero e l’altro andava per impegni al suo ministero». Riferendosi alla flat tax il titolare del dicastero economico ha spiegato di non essere contrario, «ma che bisogna vedere le compatibilità. Si può fare in deficit? Bisogna vedere quando, in questo momento gli obiettivi di deficit sono quelli: già un deficit è previsto». Questa mattina anche il vicepremier Luigi Di Maio aveva smentito il diverbio tra Tria e Salvini, spiegando di non aver «visto il ministro Tria che diceva no, la flat tax non si può fare o non si può contemplare alcun tipo di deficit. Quando l’incontro è finito ci siamo alzati tutti quanti, il ministro dell’Interno non ha partecipato dopo a questioni più tecniche che riguardavano altri ministeri». Parlando poi nello specifico della flat tax stessa il vicepremier pentastellato ha spiegato che «verrà messo un tetto. Non si andrà oltre i 60-70.000 euro di reddito annuo come tetto massimo. Noi dobbiamo riuscire ad abbassare le tasse al ceto medio». Un abbassamento che però deve essere reale, ha precisato, «non è che a fine anno si aumenta l’Iva per trovare i soldi della flat tax. Il nostro obiettivo è il salario minimo e l’abbassamento del cuneo fiscale».