PA, faro su contratto ed efficienza


La disponibilità è stata di certo apprezzata, ma rischia di essere soltanto un palliativo nel caso in cui le risorse indicate nella legge di bilancio fossero assolutamente insufficienti per assicurare un rinnovo del contratto collettivo di lavoro del pubblico impiego in linea con le aspettative dei circa 3,6 milioni di dipendenti. Inevitabilmente, l’incontro di ieri con la neo ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, è scivolato sulla grande questione della valorizzazione economica e normativa dei dipendenti pubblici. Le organizzazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl più diverse altre sigle minori, erano state convocate per parlare di semplificazione della macchina pubblica, un tema sicuramente vasto, più volte dibattuto nel corso degli anni. Al di là dei singoli provvedimenti che possono essere presi per ridurre il peso della burocrazia e per rendere più efficiente l’intero sistema, è di tutta evidenza che se non si mette il dipendente pubblico in condizioni di ben operare, tutto il castello rischia di venire giù in maniera fragorosa. Ed allora, accanto alla questione salariale, si aprono altri campi di gioco, dalla formazione alla strumentazione messa a disposizione degli operatori, passando per la digitalizzazione e il ruolo degli organismi intermedi, in particolare il sindacato attraverso il patronato e i centri di assistenza fiscale, quale trait d’union fra amministrazione e cittadino.


Statali: a breve incontro al Ministero


Formalmente si dovrebbe parlare di semplificazione, però, va da sé che il tema, quando si parla di pubblica amministrazione, è strettamente connesso alla valorizzazione del personale dipendente, sotto ogni profilo, dagli aspetti economici alla formazione, passando per la consistenza numerica. Il 15 ottobre è la giornata in cui la neo ministra Fabiana Dadone incontrerà le confederazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl, per fare il punto su quali siano le priorità da mettere in campo.


Nuovo “round” per il contratto degli Statali


Domani sindacati e Governo (Aran) si incontreranno di nuovo per continuare a discutere sul rinnovo della parte normativa del contratti di lavoro dei dipendenti della Pubblica amministrazione (ministeri, agenzie fiscali e altri enti pubblici). Successivamente si entrerà nel vivo dell’aggiornamento della parte economica, rimasta fermo ormai da 8 anni, che prevede un aumento di 85 euro medi e lordi (quindi in busta paga entrerà molto di meno) senza alcuna possibilità di recupero del pregresso. Dunque diventa più aggiornata alla realtà la parte normativa che inasprisce le sanzioni su questioni di stretta attualità, già presenti nel Codice disciplinare, ovvero molestie e corruzione. Rischia il licenziamento sia chi si macchia di molestie sessuali o comunque di comportamenti di particolare gravità, non riconducibili però a un singolo episodio, e chi prende e offre regali sopra i 150 euro in cambio di altri favori. In caso di molestie le sanzioni procedono per  gradi: prima la persona viene redarguita con una sospensione dal servizio e dalla retribuzione (dagli undici giorni a sei mesi), ma nel caso in cui reiterasse il comportamento perderebbe il posto di lavoro. Una stretta, questa, che sarà discussa domani e che va ad aggiungersi a quella sulle “abituali” assenze e permessi per malattia nel week end. Pur sperando tutti in una chiusura della trattativa prima dell’approvazione della manovra, perché in essa sono contenute  le risorse necessarie al rinnovo della parte economica del contratto, invece molto più probabilmente la chiusura avverrà in piena campagna elettorale ovvero entro i primi sei mesi dell’anno. Il maggior tempo a disposizione, più che portare vantaggi, rischia di procurare svantaggi.