Autostrade in agitazione


L’annuncio unitario non lascia troppo spazio alla fantasia. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal del settore delle autostrade tornano a scioperare dopo «l’ennesima grave rottura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale scaduto ormai da nove mesi», rottura che si è consumata «sulla clausola sociale a tutela dell’occupazione», considerando che diverse concessioni, con circa 4mila addetti, sono già scadute. Il 13 e il 14 ottobre le giornate di stop.


Rinnovi contrattuali in salita


Partenza decisamente in salita per la tornata di rinnovi contrattuali che interessa circa nove milioni di lavoratori e lavoratrici dipendenti. E le ragioni sono sicuramente diverse, ad iniziare dal muro che le associazioni datoriali hanno già iniziato ad innalzare davanti alle prime richieste formulate dal sindacato. Gli aumenti retributivi richiesti, fanno notare da Confindustria e dalle altre associazioni di settore, non corrispondono agli incrementi dell’inflazione e quindi contrasterebbero con le intese sottoscritte anche nel recente passato. È il caso dei contratti collettivi degli alimentaristi (205 euro), dei bancari (200 euro), degli stessi metalmeccanici (153 euro), tre categorie che, messe insieme, pesano per quasi 2,5 milioni di addetti. Si annunciano trattative molto complesse, quindi, sulle quali pesa un altro aspetto: il sovente arroccamento di Cgil, Cisl e Uil, decisamente poco propense a mettere in campo piattaforme unitarie anche con le altre confederazioni più rappresentative nei diversi settori, l’Ugl, la Cisal, la Confsal più il mondo alla sinistra della Cgil, rappresentato dalla Usb e dalla Cub, almeno con quelle che ci vogliono stare. Tutto lascia pensare che le associazioni datoriali vorranno attuare un atteggiamento dilatorio, in attesa di capire se il nuovo governo sarà in condizione di dare seguito alla promessa di tagliare il cuneo fiscale per la parte relativa ai lavoratori.


Ccnl Scuola e università, accordo raggiunto all’alba


In tempo per comunicare ai colleghi la revoca dello sciopero in programma per il 17 maggio prossimo. Dopo una lunga notte di trattative, alla presenza del premier Giuseppe Conte e del ministro leghista Marco Bussetti, è stato raggiunto alle sei di mattina un accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del personale della scuola e delle università. È stato lo stesso presidente del consiglio dei ministri a prendere l’impegno a trovare nuove risorse da investire nella scuola, a partire proprio dal contratto collettivo nazionale, così da assicurare «un congruo incremento degli stipendi che vanno adeguati alle responsabilità dei docenti». L’intesa non riguarda, però, soltanto gli aspetti economici del contratto, ma investe anche una serie di aspetti destinati ad avere una significativa ricaduta sul sistema scolastico. In primo luogo, la conferma che la scuola è unitaria su tutto il territorio nazionale, per cui non può essere oggetto di autonomia differenziata. A seguire, l’accordo prevede la stabilizzazione del personale precario, attraverso un concorso semplificato o un percorso abilitante o selettivo, mentre per quanto attiene all’università e alle Afam si apre alla maggiore flessibilità nell’utilizzo del salario accessorio e all’incremento del personale impiegato in attività di ricerca e didattica. Dal fronte sindacale si plaude convintamente al metodo del confronto adottato in questa occasione.


L’accordo in Fca batte l’inflazione


Meglio del tasso di inflazione. L’accordo sul rinnovo del contratto collettivo applicato in Fca garantirà infatti aumenti medi nell’ordine dell’8,24% nel quadriennio, di più rispetto all’incremento del costo della vita preventivato per lo stesso periodo di un tempo. Un risultato molto importante – che tradotto in valori assoluti significa un incremento medio a regime di 144,5 euro al mese – quello portato a casa dalle organizzazioni sindacali firmatarie, Fim Cisl, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic e Associazione quadri e capi Fiat, le stesse che da qualche tempo, con grande senso di responsabilità, hanno reso possibile gli investimenti produttivi e il rilancio dei diversi marchi, facenti capo alla multinazionale torinese. Con l’intesa appena sottoscritta, i dipendenti di Fca avranno salari più alti di quelli impiegati in aziende facenti capo a Federmeccanica, con peraltro alcuni benefit di tutto rilievo, ad iniziare dal maggiore versamento sulla previdenza complementare.


Pubblico impiego, importanti novità sui rinnovi dei contratti collettivi


In attesa di capire quali cambiamenti potranno arrivare in seguito alla trattativa fra il nostro governo e la commissione europea, i dipendenti pubblici possono iniziare a sperare in un rinnovo dei contratti collettivi di lavoro più veloce rispetto all’ultima esperienza. Come noto, nello scorso inverno una parte delle sigle sindacali ha sottoscritto con l’allora ministra Marianna Madia i rinnovi contrattuali del pubblico impiego per il triennio 2016-2018, dopo un ritardo che si protraeva dal 2009. Otto anni, quindi, per mettere nero su bianco un aumento stipendiale, pari a circa quattro punti percentuali, assolutamente non in linea con il mancato adeguamento pregresso, molto vicino al dieci percento. La nuova ministra Giulia Bongiorno ha assicurato in queste ore che l’esecutivo penta-leghista ha ben chiara la questione, per cui farà di tutto per assicurare le risorse necessarie per rinnovare i contratti collettivi in scadenza al 31 dicembre. Per tale ragione, in manovra dovrebbe esserci uno stanziamento pari a circa 3,250 miliardi di euro; analoga cifra dovrebbe arrivare dalle regioni e dalle autonomie locali per i rinnovi di loro competenza. Se tutto dovesse andare come auspicato dalla stessa Bongiorno la trattativa dovrebbe aprirsi con l’approvazione della legge di bilancio, mentre già ad aprile potrebbe scattare una indennità di vacanza contrattuale dello 0,42%. Rifinanziamento in vista anche per l’elemento perequativo.