Coronavirus, Conte: «Qualcosa cambia negli scenari futuri»


A Natale, però, resterà in vigore il coprifuoco alle 22

«Sono ore impegnative: eravamo a consulto con i nostri esperti per valutare la curva epidemiologica per valutare gli scenari prossimi futuri. Oggi è venerdì e come sapete c’è il monitoraggio settimanale». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all’evento “Generazione energia”, collegandosi dopo la riunione con i capi delegazione di maggioranza, alla presenza di Franco Locatelli e Silvio Brusaferro. in relazione anche ai diversi scenari epidemiologici. Anche se la sottosegretaria al ministero della Salute, Sandra Zampa comunque annuncia che il coprifuoco alle 22 resterà in vigore anche a Natale. Nel pomeriggio il monitoraggio settimanale condotto dall’Istituto superiore di Sanità e dal ministero della Salute ha certificato un abbassamento dell’indice Rt a 1,08. Dieci regioni restano ancora ad alto rischio.


PATERNALISMO DI STATO


Conte avvisa gli italiani: «niente baci e niente abbracci» per le Feste. Per Coldiretti, il settore alimentare tiene ma «preoccupano» le festività sobrie, senza le tradizionali maxitavolate

Che a Natale e Capodanno ci dovremo dare tutti ridimensionare, lo avevamo già intuito. Che però il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia sentito la necessità di avvertire gli italiani, usando certe parole, come nel caso del «Natale più sobrio» è tutta un’altra storia. Già la settimana scorsa ci aveva indottrinato, ricordandoci che il Natale non è soltanto regali, ma soprattutto «spiritualità» – senza considerare che la festività viene osservata anche dagli atei, giusto per non rimanere soli o per fare contenti i bambini – e che «il raccoglimento spirituale in tanti non viene bene», dimenticandosi che a San Pietro l’Angelus del Papa attirava decine di migliaia di persone. Oggi ha fatto di più, in un colloquio con il Corriere della Sera. Nel ripetere per l’ennesima volta, come altri suoi colleghi, che non sarà un Natale come tutti gli altri, ci ha redarguito: «Baci, abbracci, festini e festone non sono pensabili, indipendentemente dalla curva», quella dei contagi. Ecco cosa intendeva dire con sobrietà: niente baci e niente abbracci. E i bambini? Nell’augurarsi e augurarci, senza fare promesse, che sotto le Feste «l’economia possa svilupparsi, che si possano fare acquisti e scambiarsi anche doni», ha allo stesso tempo ammonito che «una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi e di stress sulle terapie intensive. Non ce lo possiamo permettere». Niente baci, niente abbracci e no socialità scatenata. Un presidente del Consiglio può esprimersi davvero in questo modo? Evidentemente lui crede di sì. Così come sempre secondo Conte si può far cambiare fascia ad una Regione attraverso un’ordinanza del ministro della Salute, mentre per alcuni costituzionalisti no. L’emergenza giustifica tutto? A quanto pare per le istituzioni sì. Il Consiglio comunale di Milano, ad esempio, ha approvato il Regolamento sulla qualità dell’aria che prevede, tra le altre cose, il divieto di fumare dal primo gennaio 2021 anche in alcuni luoghi all’aperto: divieto nei parchi, nel raggio di dieci metri dalle fermate dei mezzi pubblici, nelle aree gioco per i bambini, nelle aree per i cani, nei cimiteri, ma anche negli stadi, compreso quello di San Siro. Se non si trattasse di questioni serie, verrebbe da ridere al solo pensiero che il livello di inquinamento di una zona come la Pianura padana, nella quale è compresa Milano, la più inquinata d’Europa, possa essere modificata dal divieto di fumo, che più che altro fa male alla salute e forse anche per il Covid. Hanno già chiuso palestre, musei, teatri e cinema nella convinzione che non fossero attività essenziali. Adesso a Natale, proprio a Natale, niente baci e niente abbracci. Chiaro?


Coronavirus, Conte: «Il governo non è mai andato in vacanza»


Il premier difende così l’operato dell’esecutivo e Berlusconi lo invita a dialogare «in Parlamento» con l’opposizione

«Il governo la scorsa estate non è mai andato in vacanza». Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, difende così la gestione dell’emergenza sanitaria da parte dell’esecutivo, con una lettera a “Repubblica”. «Anche nel mese di agosto sono stato sempre immerso nello studio dei vari dossier e nella soluzione dei vari problemi», ha aggiunto. Probabilmente, però, qualcosa è andato storto: le misure adottate non hanno scongiurato una seconda ondata di contagi, ancora in corso. I provvedimenti contenuti negli ultimi dpcm, poi, non stanno allentando la pressione sul sistema sanitario nazionale, a rischio collasso, secondo gli esperti. Dunque, che fare? Un suggerimento lo ha dato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, invitando il governo ad ascoltare l’opposizione per porre «rimedio ai ritardi accumulati in questi mesi». «Se a febbraio essere impreparati era comprensibile, a novembre non è accettabile», ha detto ieri sera a “Che tempo che fa”, su RaiTre. «Noi siamo fermamente all’opposizione, ma nel rispetto dei ruoli non ci sono limiti alla nostra disponibilità, purché sia per il bene del Paese in un momento così grave e non per le convenienze politiche di qualcuno», ha aggiunto. Secondo Berlusconi, «bisogna trovare un luogo per confrontare le proposte e discuterle in vista di una decisione condivisa. Il luogo è il Parlamento e l’occasione è la sessione di Bilancio».


Governo, Conte: «Restiamo uniti per uscire dalla crisi»


Il premier si dice aperto al dialogo. Al momento, però, l’opposizione denuncia scarsa collaborazione da parte dell’esecutivo

«Esiste un solo modo per uscire da questo periodo drammatico: restare uniti. Sempre». Così in un post su Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rinnovando l’invito alla collaborazione rivolto alle forze politiche, alle Istituzioni, nelle stesse ore in cui veniva pubblicato sul sito del governo il testo del nuovo dpcm – il provvedimento è disponibile in formato Word e Pdf –, che, tra le altre cose, divide l’Italia in tre aree (gialla, arancione e rossa) a seconda del livello di rischio. Un dpcm che, durante la stesura, non ha visto il coinvolgimento dell’opposizione, nonostante gli annunci del premier. «Il dialogo si fa nell’unico posto preposto, ovvero il Parlamento che fino adesso è sempre stato scavalcato dal governo», ha accusato ieri sera la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando, in collegamento con “Stasera Italia”, in onda su Rete 4, il nuovo dpcm. «Devo chiedere a Conte dov’è il coinvolgimento dell’opposizione», ha detto Meloni, con un pizzico di ironia. Critico verso il governo, anche il leader della Lega, Matteo Salvini: più che rivolgersi ai partiti di opposizione, l’invito alla collaborazione lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «ha svegliato il governo che dormiva, perché l’opposizione cerca di collaborare da mesi», ha detto ieri durante una conferenza stampa in serata. «Spero che Mattarella chiami tutti i giorni Conte e i ministri, perché la volontà di collaborare del governo è pari a zero. Se il governo vuol collaborare, lo faccia nel rispetto degli altri», ha concluso Salvini. Quelli dell’opposizione, però, non sono gli unici messaggi mandati al governo nelle ultime ore: oltre al capo dello Stato, anche i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Elisabetta Casellati, hanno invitato l’esecutivo ad assegnare al Parlamento un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza sanitaria.


PIOVONO DPCM


Covid-19: in arrivo un altro decreto, probabilmente mercoledì. Conte: «Il prossimo individuerà 3 aree corrispondenti a 3 scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive»

«Siamo costretti a intervenire in un’ottica di prudenza e massima precauzione, per attuare ulteriori misure e seguire la più stringente strategia contenitiva e mitigativa del contagio. La strategia va modulata in base alle differenti criticità dei territori graduando la severità delle misure. È necessario intervenire con un regime differenziato basato sui diversi scenari regionali», così ha detto oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso delle comunicazioni alla Camera – alle 18 in Senato – sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza da Covid-19. Le nuove norme saranno varate a stretto giro, intorno a mercoledì, alla luce sia del parere espresso oggi da Camera e Senato e degli indici di contagio. Come annunciato da Conte, nel «prossimo dpcm individuerà 3 aree corrispondenti a 3 scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive. L’inserimento di una Regione in una specifica fascia avverrà con ordinanza del ministro della Salute». Le regole generali valide su tutto il territorio nazionale dovrebbero essere divieto della circolazione dalle 21, divieto di spostamento da e per le regioni con indice di alta diffusione del contagio, autocertificazione per gli spostamenti necessari per comprovata esigenza, aumento della didattica a distanza, per le scuole superiori, al 100%, trasporto pubblico locale al 50%, chiusura nel week end dei centri commerciali, chiusura dei musei, delle mostre e della zona video-giochi nei bar e tabacchi. Nelle regioni in cui il contagio è più a rischio, in base all’indice di contagio, potrebbero arrivare misure più restrittive, mentre i governatori – soprattutto quelli del centrodestra – avevano chiesto ieri soltanto misure omogenee in tutta Italia. Si consideri che «nell’ultima settimana 11 regioni sono classificate a rischio elevato o molto elevato, altre 8 sono classificate a rischio moderato e una probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese». Ma, sempre a detta di Conte, esiste un’alta probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese. È stato descritto teso il vertice tra governo e Regioni – ma il Governatore del Veneto, Luca Zaia, ha poi smentito il «braccio di ferro», preferendo parlare di incontro «interlocutorio». Stamattina il presidente e il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, hanno avuto un incontro in videoconferenza con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del quale, secondo fonti del Quirinale, è stato ribadito il ruolo decisivo delle Regioni nel fronteggiare la pandemia.