La Bekaert riparte con i licenziamenti


La Bekaert, quasi in sordina, riparte con i licenziamenti collettivi. Uscita dai riflettori, la multinazionale belga si appresta ad avviare una nuova procedura di licenziamento per 200 dipendenti del sito toscano di Figline Valdarno. Una operazione, peraltro, che non appare giustificata dai numeri – l’azienda ha infatti un fatturato importante -, ma soltanto dalla volontà della proprietà di massimizzare i profitti, con buona pace del territorio che si ritroverebbe fortemente impoverito in caso di definitiva chiusura del sito, dopo la delocalizzazione all’estero, in Romania, della produzione. La cassa integrazione ha finora permesso di tamponare la situazione, ma il tempo ormai sta scadendo (gli ammortizzatori sociali terminano infatti il prossimo 31 dicembre), senza che si siano registrati passi avanti sul versante della reindustrializzazione dello stabilimento. Sulla base di queste premesse, l’incontro al ministero del 24 ottobre rischia di andare a vuoto.


Whirlpool, rabbia e sgomento a Napoli


Anche a mente fredda, il colpo di teatro, che l’amministratore delegato di Whirlpool, Luigi La Morgia, ha messo in atto nel corso dell’incontro al ministero dello sviluppo economico, con l’annuncio della cessione dello stabilimento napoletano alla Passive refrigeration solutions, dell’italiano Giovanni Battista Ferrario, con base, però, a Lugano, in Svizzera, non è andato giù ai sindacati. Ad essere contestato è il metodo – l’annuncio è arrivato praticamente a cose fatte – ma anche il merito, visto che, di punto in bianco, le organizzazioni sindacali si sono ritrovati davanti ad un management in uscita, poco interessato a fornire rassicurazioni ai circa 450 dipendenti che non vorrebbero fare la fine dei loro colleghi di Riva di Chieri e Carinaro. Molto dura la reazione dei sindacati di categoria con Cgil, Cisl e Uil che annunciano un presidio ed Ugl che rincara: «Non vogliamo essere complici di un’altra reindustrializzazione fallita in partenza».