Alitalia: il segretario generale ospite di Class CNBC


“Siamo molto preoccupati perché il piano che avevamo negoziato insieme a Cgil, Cisl, Uil e associazioni di piloti e assistenti di volo era il massimo raggiungibile per la sostenibilità dell’azienda e contemporaneamente rispondeva ad alcuni parametri. Il commissariamento pone problemi diversi”: lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, ospite a Milano dell’emittente Class CNBC a margine della partecipazione alla conferenza programmatica dell’Ugl.
Secondo Capone trovare un acquirente “sarà difficile alle condizioni in cui si parte” con il rischio di “tagli più duri di quelli negoziati con Alitalia e con l’intervento del governo”. La speranza è però quella “ “di essere smentito – ha aggiunto – nel fare previsioni troppo pessimiste”.
Il segretario generale dell’Ugl ha poi reso noto che l’Ugl Trasporto aereo “sta valutando un’ipotesi di azione di responsabilità nei confronti del management” con l’assistenza di un pool di avvocati.

Guarda il video integrale dell’intervento:

 


Alitalia, nessun investitore in vista


di Annarita D’Agostino

Parte la macchina ‘amministrativa’ verso il commissariamento, ormai certo, di Alitalia. “Non esiste un ‘piano B’” ha ribadito oggi il ceo di Intesa SP, Carlo Messina. Mentre il direttore finanziario di Lufthansa, Ulrik Svensson, ribadisce: “Abbiamo una chiara intenzione di non acquistare Alitalia”.
Da oggi sono iniziati i passaggi in vista dell’assemblea dei soci, che dovrebbe deliberare l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria. L’iter prevede infatti una serie di contatti, formali e informali, per arrivare all’assise del prossimo 2 maggio.
Fra gli azionisti, c’è delusione per l’esito del referendum: Messina si è detto “molto dispiaciuto” perché “gli investitori italiani e soprattutto internazionali, sono stato gli unici che hanno puntato anche sulla crescita, come Etihad che era disponibile a investire cifre significative e questo è stato vanificato dal voto del referendum. Si tratta di una cosa molto grave”. “Mi dispiace per la condizione sociale che si potrà generare perché 20 mila famiglie con l’indotto sono un problema sociale per il paese” ha aggiunto, ma “dall’altro lato la condizione dell’azienda era di oggettiva difficoltà economica, le perdite accumulate nel 2015 e nel 2016 non consentivano la continuità aziendale, non c’era alternativa che fosse quella di creare un piano che riavviasse la possibilità di investimenti su questa azienda”.
Maggiori speranze nutre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: “speriamo che la vicenda si chiuda al meglio anche se la strada è veramente difficile, ma speriamo non impossibile” ha detto, evidenziando come “Alitalia è una vicenda specchio del Paese. Viviamo una fase di emergenza e non c’è questa consapevolezza”. Per il governo “serve un piano industriale credibile che riapra una prospettiva per la compagnia” ha detto il ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, aggiungendo che “Alitalia può avere prospettive di mercato, noi le cerchiamo”. Però “la soluzione non è la nazionalizzazione. La soluzione – ha ribadito – è di mercato. E’ quella che dobbiamo trovare”. Ma, senza un colpo di scena, per ora l’unica rotta percorribile è il commissariamento.


Alitalia, attesa per l’esito del referendum


Chiudono le urne Alitalia. Lavoratrici e lavoratori hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio parere sulla pre-intesa siglata lo scorso 14 aprile da sindacati di categoria e azienda mediante un referendum i cui esiti saranno noti nelle prossime ore. Il pre-accordo ha portato l’azienda a fare un importante passo indietro rispetto al piano ‘shock’ presentato in un primo momento: dopo una lunga trattativa, i sindacati hanno ottenuto la riduzione degli esuberi da 1.338 a 980 e dei tagli agli stipendi del personale navigante dal 30 all’8% massimo, attenuando così i sacrifici per i dipendenti della ex-compagnia di bandiera.
Anche il governo sostiene la pre-intesa: a poche ore dalla chiusura dei seggi, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, ha rinnovato l’appello del premier a “seguire con coraggio la strada iniziata”, rigettando le ipotesi su un possibile intervento dello Stato per il salvataggio della compagnia nel caso di una vittoria del no all’accordo.
Intanto, l’affluenza al voto è stata altissima, arrivando nei giorni scorsi già oltre il 70% dei 12.500 lavoratori aventi diritto. Chiusi i nove seggi, aperti tra Roma e Milano fino alle 16, inizierà lo spoglio.
In caso di vittoria del no, secondo indiscrezioni di stampa, un cda si terrebbe già domani per avviare la procedura di amministrazione straordinaria. La prospettiva è infatti quella del commissariamento, con il rischio, “concretissimo” per il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, di una liquidazione a pezzi della compagnia.
Se vincerà il sì, invece, il Consiglio di amministrazione si terrà mercoledì 26 aprile, per sbloccare la ricapitalizzazione con 2 miliardi di equity, di cui 900 milioni di nuova cassa.


Referendum Alitalia: si vota dalle ore 6 di dopodomani a mezzanotte del 24 aprile


Partirà dopodomani la consultazione referendaria tra i 12.500 lavoratori di Alitalia sul verbale di incontro sottoscritto da azienda e sindacati nella notte del 14 aprile scorso.
I seggi si apriranno alle ore 6 di giovedì 20 aprile per chiudersi alle ore 24 del 24 aprile. Così è stato deciso al termie di un confronto tra i vertici delle sigle sindacali che oggi si sono riuniti per definire le modalità del referendum. I seggi saranno complessivamente 7: 5 a Fiumicino, 1 a Malpensa e 1 a Milano-Linate.
Il quesito referendario sarà molto essenziale. Verrà richiesto ai lavoratori se condividono o meno il verbale di confronto sottoscritto al ministero dello Sviluppo economico. Al momento non sarebbero previste assemblee tra i lavoratori, perché non c’è il tempo materiale per farle. Per la consultazione non è previsto il raggiungimento del quorum.
Alla riunione intersindacale hanno partecipato i rappresentanti di Ugl Trasporto aereo, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e le associazioni professionali di categoria firmatarie del pre-accordo del 14 aprile Anpac e Anpav. In queste ore le singole sigle stanno riunendo le proprie strutture per ulteriori approfondimenti e valutazioni sull’evolversi della situazione e in vista dei cinque giorni di consultazione referendaria, che scatteranno dopodomani.
Ricordiamo che solo con la vittoria del Sì al referendum sindacati e azienda potranno siglare un’intesa.


Alitalia, via libera del CdA al pre-accordo


di Annarita D’Agostino

Meno tagli al personale e alle retribuzioni, esodi incentivati e produttività: sono questi i punti cardine del pre-accordo sul futuro di Alitalia, raggiunto nella notte, dopo una lunga trattativa no-stop, fra sindacati e vertici aziendali. Ora saranno i lavoratori, in referendum, a dire l’ultima parola.
Il verbale oggi ha ottenuto l’ok del Consiglio di Amministrazione che si è detto “soddisfatto” della conclusione della trattativa. L’intesa evidenzia che “Alitalia attraversa una crisi economico-finanziaria” e che “un gruppo di azionisti e finanziatori propone di ri-patrimonializzare l’azienda per circa 2 miliardi di euro, di cui oltre 900 come nuova finanza”, come passaggio “propedeutico al rilancio della società”.
Alla luce del piano di crescita dei ricavi e riduzione dei costi approvato dal CdA, la pre-intesa sottolinea la “necessità di accelerare i ricavi, in particolare con l’inserimento di nuovi aeromobili per il lungo raggio”.
Importanti i passi avanti sul fronte dei tagli: sindacati e azienda si accordano sulla riduzione degli esuberi tra il personale di terra a tempo indeterminato da 1.338 a 980, e la riduzione del taglio degli stipendi all’8%. Per il personale navigante, ultimo scoglio nella trattativa, si introducono scatti di anzianità triennali con primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione dei livelli retributivi di Cityliner per i neoassunti indipendentemente dall’aeromobile di impiego. Si punta poi ad un aumento della produttività con la riduzione di un’unità del numero degli assistenti di volo nella composizione degli equipaggi degli aeromobili di lungo raggio (B777), mentre i riposi passano da 120 a 108 annuali, con un minimo di 7 nel mese. Il verbale d’intesa prevede inoltre la prosecuzione dei contratti di solidarietà fino alla scadenza prevista per legge, 24 settembre 2018.
Soddisfatti i sindacati, con il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, che ha sottolineato come “siamo riusciti a stabilire qual è il punto di caduta di questa trattativa. Ci siamo riusciti dopo un faticosissimo lavoro e ora ci sarà  il referendum. Era il punto oltre il quale non si poteva andare. Ora c’è un po’ più di fiducia”. Anche per il governo “la nottata ci ha portato ad un verbale di intesa – ha detto il premier Paolo Gentiloni -tra  l’azienda e i sindacati. Voglio ringraziare per l’impegno e lo sforzo, certamente non è stato facile arrivare a punto di incontro che mi auguro sia confermato dai lavoratori”. E’ stato fatto “il massimo sforzo possibile – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio – per avvicinare le parti. Ed abbiamo ottenuto più aeromobili, meno esuberi e di tenere le attività di manutenzione all’interno dell’’Alitalia, riducendo al minimo il taglio dei salari”. Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, l’attuazione dell’intesa è l’unico modo per evitare una costosa amministrazione straordinaria: “se questa manovra fallisse, butterebbe sullo stato italiano tutti costi della gestione Alitalia e della liquidazione, e sarebbero costi altissimi: solo l’amministrazione straordinaria costerebbe oltre 1 miliardo di euro”. Lo Stato in ogni caso è pronto ad assicurare 200milioni di garanzia, che sarebbero erogati nel caso in cui a metà 2018 ci fosse un discostamento dal piano previsto dall’intesa. Anche il secondo azionista, Etihad, ha garantito la copertura delle proprie spettanze. Ora la parola passa ai lavoratori.


Alitalia in piena turbolenza


di Annarita D’Agostino

Sul futuro di Alitalia la situazione si conferma critica. Nonostante l’amministratore delegato abbia escluso l’avvio di una procedura di mobilità, non c’è nessun passo indietro sui tagli shock del piano industriale – oltre 2000 esuberi, un forte ridimensionamento della flotta, tagli retributivi – e dunque la situazione, per definizione dello stesso ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, resta critica.
L’unico punto di accordo fra governo, sindacati e azienda è stato raggiunto con la decisione di avviare tavoli tecnici per l’approfondimento dei vari aspetti del piano voluto dai manager della ex compagnia di bandiera. Il governo conferma l’impegno a mediare ma esclude qualsiasi intervento diretto, anche se i tecnici dei ministeri del Lavoro, dei Trasporti e dello Sviluppo economico parteciperanno ai tavoli. Non è stato definito un calendario dettagliato, ma l’obiettivo è raggiungere una prima sintesi entro fine mese: “Abbiamo cominciato a lavorare e continueremo a lavorare. Dobbiamo fare approfondimenti” ha dichiarato Delrio dopo l’incontro. In assenza di passi avanti, i sindacati confermano lo sciopero del 5 aprile e chiedono al più presto maggiori dettagli, soprattutto sull’andamento economico della società, a conferma del fatto che i costi del personale non sono l’unico problema della compagnia e che non è credibile definire il piano “forte e sostenibile” con “obiettivo primario – ha detto l’ad Cramer Ball al termine del confronto – la sopravvivenza della compagnia” quando sul tavolo ci sono solo tagli al personale e ai mezzi ma nulla sulle strategie industriali.
Intanto, su la Stampa trapela l’ipotesi di una garanzia pubblica di 200 milioni di euro per sbloccare l’impasse, che si aggiungerebbero ad altri 200 messi sul piatto dal socio Etihad. Secondo il quotidiano torinese, le banche azioniste, Intesa Sanpaolo e Unicredit, avrebbero chiesto l’intervento del governo per adottare una soluzione simile a quella prevista per l’Ilva di Taranto, ossia un contingent equity che, evitando una procedura di infrazione per aiuti di Stato da parte dell’Europa, consentirebbe di fornire liquidità ad Alitalia qualora non si dovessero raggiungere gli obiettivi programmati. Ma l’intervento sarebbe subordinato all’accordo fra sindacati e azienda che, per ora, resta lontano.