Corte dei Conti: «Non più rinviabile riduzione aliquote su lavoro»


Di Grazia: «Necessario per evitare erosione del potere d’acquisto delle famiglie»

L’alleggerimento fiscale potrebbe essere la chiave, in un momento come quello che stiamo attraversando, per evitare l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie e un ulteriore indebolimento della domanda interna. È quanto spiegato dal Procuratore generale della Corte dei Conti, Fausta di Grazia, sottolineando però come sia fondamentale oggi più che mai un intervento di riduzione della tassazione sul lavoro. «Appare – ha infatti detto – non più rinviabile un intervento in materia fiscale che riduca, per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti ed anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani, oltreché le imposizioni gravanti sulle imprese alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del Paese».


Alitalia, Usaerospace punta a cargo hub a Malpensa e in Sicilia


Usaerospace, il colosso statunitense che ha presentato manifestazione d’interesse per Alitalia punterebbe ad un «forte hub cargo a Malpensa e un fortissimo hub cargo nell’estremo sud Italia, probabilmente in Sicilia, per prendere il traffico merci che viene dal sud del nostro Paese». È quanto affermato dal rappresentante per l’Italia di Usaerospace Partners, Carlo Goria, nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati sulla manifestazione d’interesse.


Spesa alimentare giù di 12 miliardi


Da inizio pandemia, secondo una stima della Coldiretti

Secondo le stime della Coldiretti, dall’inizio della pandemia di Covid-19 la spesa degli italiani per i beni alimentari è diminuita complessivamente di 12 miliardi di euro. Un risultato legato principalmente al crollo che ha interessato la spesa per i pasti fuori casa (-12 miliardi), non compensato dai consumi domestici (+5 miliardi). Per la spesa “di casa” gli aumenti più marcati hanno interessato il latte UHT, con un +14%; le mozzarelle, con un +29%; la pasta, con un +14%; il riso, con un +18%; il prosciutto crudo, con un +18%; il salame, con un +16%; la frutta fresca, con un +14%; salse e passate di pomodoro, con un +21% e le uova, che riportano invece un +23% nei primi cinque mesi dell’anno.


Frena la contrazione dell’attività economica


Nell’Eurozona. L’indice torna vicino ai 50 punti che delimitano una fase di contrazione da una fase di espansione

Grazie all’allentamento delle restrizioni anti Covid-19 e alla graduale ripresa delle attività, l’attività produttiva dell’Eurozona ha registrato un forte rallentamento della contrazione. È quanto rileva IHS Markit nel consueto indice PMI composito, secondo cui l’indicatore che sintetizza l’andamento delle attività manifatturiere e terziarie si è riportato vicino alla soglia dei 50 punti che delimitano una fase di contrazione da una fase di espansione del settore privato. Durante il mese di maggio, infatti, l’indice PMI è salito a 47.5 punti fai 31.9 di aprile, toccando il valore più alto degli ultimi quattro mesi. «Il PMI flash sull’eurozona di giugno ha indicato un ulteriore e forte rallentamento della contrazione della regione, con la produzione e la domanda ancora in calo ma ormai non più al collasso», ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist di IHS Markit, aggiungendo che «sebbene il PIL del secondo trimestre probabilmente diminuirà ad un tasso mai osservato in precedenza, l’aumento del PMI fa ben sperare che, andando sempre più verso l’estate, l’allentamento delle misure restrittive agevolerà la fine della contrazione». Contrazione che comunque è ancora in atto, a causa, soprattutto, del flusso dei nuovi ordini, in calo per il quarto mese consecutivo, che a loro volta hanno contribuito alla nuova forte contrazione del lavoro inevaso. «Per tutte le aziende che hanno continuato a riportare il crollo della produzione e degli ordini – spiega IHS Markit -, la causa più citata è stata nuovamente la pandemia». L’allentamento delle restrizioni ha comune portato verso l’alto l’indice relativo alla fiducia negli affari per i prossimi 12 mesi, arrivato a toccare il valore più alto da febbraio.


Confcommercio: a maggio -30% per i consumi


Gli effetti del lockdown: permane la sofferenza delle attività legate al tempo libero

Nonostante l’allentamento delle misure anti covid-19 e la conseguente riapertura di alcune attività, a maggio i consumi degli italiani hanno registrato un nuovo crollo, diminuendo di quasi 30 punti percentuali rispetto ad un anno fa. È quanto emerge dall’analisi dell’Indicatore dei Consumi della Confcommercio, contenuta nella Congiuntura pubblicata questa mattina dall’associazione di categoria. Il dato di maggio, seppur migliore rispetto al -47% registrato alla fine di aprile, conferma però le difficoltà che stanno attraversando le attività legate al tempo libero, infatti, sono pochi i settori che a maggio hanno riportato segni “più” se confrontati con lo stesso mese dello scorso anno, e tra questi compaiono l’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia: tutti consumi legati alla permanenza in casa. In generale, per il mese considerato, l’ICC indica una contrazione del 50,2% dei consumi di servizi e un -20,2% per i consumi di beni. Il calo maggiore ha interessato Alberghi e pasti e consumazioni fuori casa, con un -65,9%, legato al crollo dell’88% degli alberghi e al -60% dei pubblici esercizi. Male anche Abbigliamento e calzature, con un 54,7%; Beni e servizi ricreativi, con un 45,9%; e Beni e servizi per la mobilità, con un 45,1%. In riferimento a quest’ultimo segmento, va segnalato che il comparto delle automobili ha registrato un calo dei consumi del 35,2% rispetto allo scorso anno, quello dei carburanti del 46,4%, mentre il trasporto aereo ha riportato un calo di ben 96 punti percentuali. Stabili rispetto allo scorso anno i consumi di prodotti farmaceutici e terapeutici.


Confindustria: Italia lenta sulle misure di risposta alla crisi


Emergenza Covid-19, primo provvedimento 23 giorni dopo primi 100 casi, Germania e Francia più veloci

Riguardo alle misure di bilancio di risposta alla crisi innescata dalle misure di lockdown, l’Italia è risultata piuttosto lenta se di confrontano i tempi di reazione con altri Paesi molto colpiti dalla pandemia. A spiegarlo è il centro studi di Confindustria, secondo cui «il governo italiano ha adottato il primo provvedimento organico a carattere nazionale 23 giorni dopo aver registrato i primi 100 casi di COVID-19, mentre sono stati sufficienti 15 giorni negli Stati Uniti, 12 in Francia e 8 in Germania per la medesima reazione» e la difficoltà, spiega ancora l’associazione di categoria, non è solo “politica” («difficoltà di trovare l’accordo tra le forze della maggioranza»), ma anche legata all’enorme complessità dei provvedimenti legislativi che si adottano in Italia. Basti pensare che il cosiddetto Dl Rilancio è composto da 266 articoli e richiede 90 decreti attuativi, ricordano gli economisti di viale dell’Astronomia. Guardando ai numeri, il confronto effettuato da Confindustria è anche più impietoso: il nostro Paese ha erogato appena 2,4 miliardi di euro di sussidi alle piccole imprese, contro i 4,7 miliardi della Francia e i 13 miliardi della Germania. Per quanto riguarda invece la liquidità, l’Italia tramite il Fondo di Garanzia, in tre mesi, ha erogato meno di 34 miliardi (per soddisfare circa 646mila domande) e, tramite la Garanzia Italia-SACE, in due mesi e una settimana, solamente 718 milioni (a 75 beneficiari). Il governo americano, invece, in due mesi ha erogato 512 miliardi di dollari di prestiti (4,5 milioni i beneficiari), mentre la Germania, in due mesi e mezzo, ha erogato circa 47 miliardi di euro (a quasi 63mila beneficiari).