Italia, metà Paese si sta svuotando. Soprattutto nel Mezzogiorno


Nel Report Istat sugli Indicatori demografici, pubblicato oggi, si rileva che il ricambio naturale della popolazione è sempre più compromesso. In Italia si registra un saldo naturale pari a -212mila unità, frutto della differenza tra 435mila nascite e dei 647mila decessi. Preannunciato dall’antitetica dinamica prospettiva di nascite e decessi nell’ultimo decennio, si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. In sostanza, il ricambio per ogni 100 residenti che muoiono viene “compensato” da appena 67 nuovi nati, mentre dieci anni fa quel valore assoluto risultava pari a 96. L’analisi in serie storica delle nascite pone in evidenza come il dato relativo al 2019, appena 435mila, sia il più basso mai riscontrato nel Paese, mentre il numero dei decessi, 647mila, pur di poco inferiore al record del 2017 (649mila), rispecchia in pieno le tendenze da tempo evidenziate. Si amplia così la base di coloro che vivono molto più a lungo di un tempo e fino a età molto avanzate, portando a far crescere il numero annuale di decessi e accentuando, in senso fortemente negativo, il bilancio del saldo naturale. Pur nella varietà dei diversi contesti territoriali, più o meno marcati anche in relazione al diverso livello di invecchiamento, la dinamica naturale è ovunque negativa, eccezion fatta per la Provincia di Bolzano, l’unica dove il ricambio della popolazione risulta ancora più che in equilibrio (+1,3 per mille residenti).


Industria, produzione in calo nel 2019


Non succedeva dal 2014

Nel corso del 2019 la produzione industriale italiana ha riportato un calo dell’1,3% rispetto all’anno precedente, registrando – ricorda l’Istat – la prima flessione dal 2014. Negli ultimi dodici mesi diminuzioni piuttosto marcate hanno interessato la produzione di beni intermedi (-2,8%) e di beni strumentali (-1,9%). Al contrario, per i beni di consumo (+0,3%, durevoli +0,8% e non durevoli +0,2%) e per l’energia (+0,45) si sono registrate variazioni lievemente positive. Calo generalizzato a tutti i raggruppamenti principali di industria, invece a dicembre, sia a livello mensile congiunturale che tendenziale. Tra novembre e dicembre l’indice della produzione industriale è infatti calato del 2,7%, riflettendo il -2,5% della produzione di beni di consumo (-2,9% per beni di consumo durevoli e -2,4% per quelli non durevoli), il -2,3% della produzione di beni strumentali, il -2,8% di quella di beni intermedi e il -2,5% della produzione di energia. Di diversa entità le diminuzioni registrate rispetto a dicembre 2018. In questo caso per l’indice generale l’Istat ha rilevato un -4,3%, mentre per i beni di consumo l’istituto indica un -0,8% (-0,8% per i durevoli e un -0,7% per i non durevoli), per i beni strumentali un -4,7% e per i beni intermedi un -6,6% e per l’energia un -6%. Osservando la produzione per settori di attività economica si può notare come le attività manifatturiere abbiano registrato un -1,7% tra il 2018 ed il 2019, un -2,4% tra novembre e dicembre e un -4,2% tra dicembre 2018 e lo stesso mese del 2019.


Istat: nel 2019 gli italiani hanno viaggiato meno che nel 2018


Nel 2019 gli italiani hanno viaggiato meno che nel 2018, interrompendo la ripresa iniziata nel 2016. Nel corso dell’anno, secondo le rilevazioni dell’Istat, i viaggi dei residenti in Italia sono stati 71 milioni e 883 mila (411 milioni e 155 mila pernottamenti) con una flessione sull’anno precedente che interrompe la ripresa iniziata nel 2016. In calo sia le vacanze (-8,4%) sia i viaggi di lavoro (-12%). Stando al monitoraggio dell’Istituto nazionale di statistica, il 76,2% dei viaggi ha come destinazione una località italiana (-12,8% sul 2018), il 23,8% è diretto all’estero.


Cina, tagliate le stime di crescita per i 2020


S&P’s le ha limate al +5%

«La gran parte dell’impatto del coronavirus sarà registrato nel primo trimestre e la ripresa della Cina sarà più decisa entro il terzo trimestre dell’anno», così il capo economista dell’Apac di Standard & Poor’s commentando le nuove stime dell’agenzia di rating sulla crescita economica della Cina nel 2020. S&P’s ha infatti tagliato le previsioni di crescita dal +5,7% al +5%, alzando però quelle per il 2021, dal +5,6% al +6,4%. Intanto prosegue l’andamento al di sopra della parità dei principali listini cinesi: Shanghai viaggia sopra il +0,3% Shenzhen intorno al +0,5%.

 


Istat: nel 2019 vendite al dettaglio in crescita


Continuano però a diminuire negli esercizi più piccoli

Nel 2019 le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,8%, riflettendo i risultati lievemente incoraggianti che hanno interessato sia le vendite di beni alimentari (+0,9% in valore e +0,1% in volumi) che quelle di beni non alimentari (+0,7% in valore e +1,2% in volumi). Si conferma anche a fine anno però la fase discendente delle imprese operanti su piccole superfici, per le quali l’Istat indica una flessione delle vendite di sette decimi di punto, contro la crescita dell’1,4% che ha interessato la Grande distribuzione e quella del 18,4% rilevata per il commercio elettronico. Per quanto riguarda invece la tipologia di esercizio della grande distribuzione, il risultato migliore si osserva per gli esercizi specializzati (+2,8%) mentre quelli non specializzati riportano una performance un po’ più debole (+1%). Nel dettaglio, le vendite sono aumentate dell’1% negli esercizi a prevalenza alimentare (dello 0,8% nei supermercati, del 4,5% nei discount, a fronte del -0,9% degli ipermercati) e dell’1,8% in quelli a prevalenza non alimentare. Differenze si notano, infine, anche tra le diverse classi di addetti: le vendite al dettaglio risultano in crescita, nel corso del 2019, sono negli esercizi con un numero di addetti superiore alle 50 unità (+2,4%), mentre in quelli con meno di 50 addetti si è verificata una flessione (-1,3% per quelli fino a cinque addetti e -0,3% in quelli da sei a 49 addetti).


Disagio sociale in crescita a dicembre


Su i prezzi di beni ad alta frequenza d’acquisto

Disagio sociale in crescita a dicembre 2019: il Misery Index della Confcommercio è salito di 0,4 punti rispetto al mese precedente, attestandosi a 17,9. Un peggioramento, spiega l’associazione di categoria legato esclusivamente all’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto, passati dal +0,4% al +1%. Fermo, su base mensile il tasso di disoccupazione esteso, mentre è aumentato dello 0,1% su base annua. «Ciò – si legge nel report –  si inserisce in un contesto di indebolimento dei principali indicatori congiunturali, situazione che non sembra destinata a migliorare nel breve periodo, con possibili effetti negativi sul mercato del lavoro che nella seconda parte del 2019 ha già mostrato una minore dinamicità rispetto alla prima parte dello scorso anno».