Visco: «Condizioni pre Covid non prima di due anni»


Secondo il governatore di Bankitalia dipende da sviluppo contagi

Per almeno due anni l’economia italiana non tornerà ai livelli pre covid. A dirlo è stato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg TV. «È molto difficile fare stime in questo periodo – ha precisato -. Le previsioni dipendono da alcune supposizioni, che noi verifichiamo ogni giorno, ma certo non possiamo cambiare il nostro scenario ogni giorno». E queste supposizioni, ha aggiunto Visco, «confermano che ci sarà una ripresa il prossimo anno, ma anche che non torneremo alla situazione precedente il Covid per almeno due anni. C’è una questione di fiducia, ma c’è anche una questione che riguarda il modo in cui i contagi si svilupperanno».


Recupera ancora l’export ad agosto


Male però il confronto tendenziale

Ad agosto l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato un nuovo recupero dell’indice relativo alle esportazioni, aumentate del 3,3% rispetto al mese precedente grazie soprattutto alla performance delle vendite verso i mercati europei (con un +5,3%). Bene anche le vendite verso i Paesi extra-Ue, salite dell’1,2% rispetto a luglio. Rimane in territorio negativo col confronto con lo stesso periodo di un anno fa. In questo caso l’indice è sceso del 7%, contro il -7,3% registrato a luglio.


Industria, fatturato e ordini in crescita ad agosto


Ma su base annua rimane il segno “meno”. Rispetto ai mesi interessati dal lockdown il fatturato è salito del 35,9%

Ad agosto l’Istat ha registrato una crescita mensile sia del fatturato dell’industria che dei nuovi ordini giunti al settore.  Un incremento, spiega l’Istituto, diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industria, ad eccezione di quello energetico. Guardando nel dettaglio i dati, il fatturato risulta in aumento del 7,3% per il mercato nazionale e del 3% per quello estero. Per quanto riguarda le principali industrie, si osserva una crescita per il fatturato legato ai beni di consumo, con un +9,8% (+29,8% per quelli durevoli e un ++5,9% per i non durevoli), un +0,9% per il fatturato dei beni strumentali e un +7,7% per i beni intermedi. Anche su base trimestrale l’indice risulta in recupero, con aumento del 35,9% del fatturato totale (+40% per quello interno e è28,6% per quello estero). Rispetto al periodo marzo-maggio – ovvero i mesi di pieno lockdown – il fatturato relativo ai beni di consumo è cresciuto de 29,2% (+129,1% per i beni durevoli e +18,3% per i non durevoli), quello relativo ai beni strumentali del 51,4% e quello dei beni intermedi del 30,8%. In questo caso bene anche l’energia, con un +35,7%. Altrettanto non si può dire per il confronto con lo scorso anno. Tra agosto 2019 e lo stesso mese del 2020 il fatturato è ancora in calo del 3,8%: +0,8% per i beni di consumo, -4,3% per gli strumentali, -0,3% per gli intermedi e -29,3% per l’energia. Passando agli ordinativi, l’Istat ha registrato un aumento mensile del 15,1% (+14,7% per quelli interni e +15,6% per quelli esteri) e un +47,3% per il confronto trimestrale (+55,9% per ordini nazionali e +36,2% per quelli esteri)., mentre su base annua (dato grezzo) l’indice è salito del 6,1%.


Iva agevolata sulle cessioni di beni anticovid-19


Via libera all’Iva agevolata, prevista dall’articolo 124 del Dl Rilancio, sui beni necessari a fronteggiare l’emergenza Covid. Il regime di favore, che prevede l’esenzione dall’imposta fino al 31 dicembre 2020 e l’aliquota ridotta al 5% a partire dal 2021, si applica all’acquisto di tutti i termometri per la misurazione della temperatura corporea, inclusi quindi i termoscanner. Beneficiano, inoltre, del trattamento agevolato non solo gli acquisti delle mascherine “chirurgiche” e di quelle “Ffp2 e Ffp3”, ma anche di ”ricaricabili”. È quanto rende noto l’Agenzia delle Entrate.

 


Istat: l’economia non osservata vale 211 miliardi di euro


È la somma dell’economia sommersa e di quella illegale

In Italia l’economia non osservata che comprende il sommerso e l’economia illegale, vale 118 miliardi di euro con un incidenza sul PIL dell’11,9%. Una cifra enorme, che risulta però in calo rispetto all’anno prima quando si attestava a 213,9 miliardi di euro (-1,3%) ed era pari al 13% del PIL. La diminuzione, spiega l’Istat, è legata al calo che ha interessato il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione (-2,9 miliardi di euro rispetto al 2017) e da utilizzo di input di lavoro irregolare (-1,7 miliardi) mentre risultano in crescita le altre componenti residuali (+1,4 miliardi). L’economia illegale, spiega ancora l’Istituto nell’analisi, ha segnato un aumento contenuto in valore assoluto, con un’incidenza che è rimasta ferma all’1,1%.

 


Ocse: fisco italiano il meno competitivo


L’Italia offre il sistema fiscale meno competitivo nell’intera area Ocse a causa del pesante carico amministrativo e del sistema impositivo sulle persone: sono necessarie circa 169 ore per adempiere a tutti gli obblighi fiscali. È quanto emerge dall’ultima analisi realizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, secondo il quale anche le imposte sui consumi presentano lacune, arrivando coprire solamente il 40% dei consumi finali.