Femminicidio, Enas Ugl in tutta Italia per campagna ‘Mai più sola’


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CivitavecchiaOggi, 6 agosto, in cento piazze d’Italia i volontari del patronato, insieme ai sindacalisti dell’Ugl, saranno a disposizione dei cittadini per offrire assistenza e, soprattutto, ascoltare le donne e tutelare i loro diritti: primo fra tutti quello al rispetto alla vita.

Dopo il consenso raccolto nel primo appuntamento di sabato 30 luglio, continua ad estendersi e rafforzarsi la mission dell’Enas Ugl tra l’opinione pubblica. Sensibilizzare è un primo passo concreto per affrontare uno dei fenomeni, purtroppo, sempre più in crescita negli ultimi tempi. Non possiamo restare in silenzio di fronte ad azioni così violente.

Come il 30 luglio –  spiega Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl – anche oggi siamo tra la gente, con dei gazebo, per distribuire un vademecum, una raccolta di norme ed informazioni dirette alla tutela dell’universo femminile e, per offrire consulenza a tutte coloro che ne hanno bisogno. Le nostri sedi Enas saranno a disposizione, sempre, per sostenere questa complicata battaglia contro il femminicidio e in risposta ad ogni forma di violenza. Siamo pronti ad intraprendere percorsi comuni con Istituzioni, associazioni e centri anti violenza presenti su tutto il territorio nazionale. Solo unendo le forze riusciremo a dare un contributo concreto a tutte quelle donne prigioniere di abusi e violenze e a non lasciarle mai più sole”.

A chiusura di questa intensa giornata di mobilitazione sarà celebrato, in Toscana, l’anniversario dell’Enas Ugl.

Tutelare i tuoi diritti dal 1953 la nostra sfida”. E dopo sessantatre anni l’Enas Ugl rafforza il suo impegno mettendo in campo azioni ed iniziative indirizzate al bene comune, assistendo le persone in difficoltà e divenendo punto di riferimento costante per tutti cittadini, sia in Italia che all’estero.

L’appuntamento è fissato per oggi pomeriggio, presso l’aula consiliare del Comune di Monte Argentario, Porto Santo Stefano, dalle ore 18, momento in cui il Presidente Cetica ripercorrerà la storia dell’Enas, le sfide intraprese in questi intensi anni di attività e, quelle in cantiere che, saranno realizzate per contrastare ogni forma di ingiustizia che penalizza i cittadini. Presenti all’evento Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, e l’on. Renata Polverini, Vice Presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati e responsabile del Dipartimento politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia.


Mai più sola, l’impegno dell’Enas Ugl per le donne


 

Vania Vannucchi e Rosaria Lentini hanno perso la vita per mano di un uomo. Nel giro di 24 ore sono state uccise per gelosia, per rabbia o qualsiasi impulso che, però, non si accomuna ad un sentimento importante e profondo come l’amore.

Sono oltre sessanta i femminicidi registrati in Italia dall’inizio dell’anno. Una tragica quotidianità scandisce i giorni di questo 2016. E non bastano le denunce, servono azioni di contrasto concrete in risposta a questo fenomeno. Mancano risorse destinate ai centri antiviolenza e a tutte quelle realtà che offrono ‘amore’ ed assistenza reale a quelle donne che fuggono dalla violenza e dagli abusi. Servono, soprattutto, pene più severe e, sopratutto, immediate destinate a chi commette tali cruente azioni. Nessuno sconto di pena a chi perseguita ed uccide una donna. Tempi più rapidi per i processi. Chi distrugge una vita va punito.

Lo stesso presidente del Senato, Pietro Grasso, in riferimento ai due femminicidi sopra menzionati avvenuti a Lucca e Caserta, ha dichiarato: «Da uomo fatico a spiegarmi cosa possa spingere ad usare una tale brutalità, a covare così tanto odio nascondendosi dietro presunti sentimenti quali l’amore, il dolore per una storia che finisce, la disperazione. Niente di tutto questo: spero che non usino più, raccontando queste storie, termini ambigui e giustificatori come raptus, gelosia, disagio, rifiuto. Sono solo squallidi criminali e schifosi assassini».

Per questo motivo il patronato dell’Enas Ugl è sceso in campo. Dal 30 luglio scorso con l’iniziativa “Causa del decesso: lasciata sola” il patronato, in stretta sinergia con l’Ugl, ha realizzato, in tutta Italia, una concreta campagna di sensibilizzazione contro il femminidicio. L’iniziativa è rafforzata dall’assistenza dei volontari del patronato che domani, sabato 6 agosto, saranno nuovamente presenti in cento piazze d’Italia per offrire assistenza e, soprattutto, ascoltare le donne e tutti coloro ne avessero la necessità.

A seguire con grande sensibilità ed attenzione la mobilitazione è l’on. Renata Polverini, Vice Presidente alla Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati e responsabile dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia.

Per la deputata “questa battaglia culturale può essere vinta solo se si parte da una campagna di prevenzione che muova i primi passi nelle scuole per formare uomini del domani e rafforzare quei valori annullati dalla violenza e cattiveria del momento. Bisogna sostenere le donne che trovano il coraggio di denunciare e saperle ascoltare. E qui entra in gioco l’importanza dei centri antiviolenza e di quelle associazioni, come il Patronato Enas che anche oggi insieme alla Federazione Trasporto Aereo dell’Ugl è presente a Fiumicino con un gazebo informatico presso il quale ho ritenuto di portare il mio sostegno”.

“Purtroppo – precisa Polverini –  oggi l’assenza di risorse sta mettendo a rischio l’attività, in particolare dei centri antiviolenza, che rappresentano invece un punto di riferimento concreto per le troppe donne in difficoltà. Un ruolo decisivo dovrebbe averlo anche la giustizia: il quadro normativo italiano, benché all’avanguardia, dovrebbe accelerare i tempi del processo e agire nei confronti di chi compie femminicidi introducendo anche l’aggravante per l’omicidio di genere. Proprio in difesa di tutti questi valori, sostengo con forza la campagna del patronato Enas- Ugl ‘Causa del decesso lasciata sola’ che riprenderà sabato 6 agosto in 100 piazze italiane. Serve una nuova stagione di impegno e strumenti adeguati per prevenire, sostenere e non lasciare #maipiusola la donna.”   

 


Maipiusola, l’Enas Ugl si mobilita in tutta Italia contro il femminicidio


Sabato 6 agosto, in cento piazze d’Italia, proseguirà l’impegno dei volontari del patronato e dei sindacalisti dell’Ugl al fianco delle donne. Assisterle, ascoltarle e, soprattutto, agire affinché la tutela dei loro diritti non resti solo impressa su carta. Questa l’obiettivo da centrare attraverso la campagna ‘Causa del decesso: lasciata sola’, iniziativa di respiro nazionale che, dopo il consenso raccolto nel primo appuntamento di sabato scorso, continua ad estendersi e rafforzarsi tra l’opinione pubblica. Sensibilizzare è un primo passo concreto per affrontare uno dei fenomeni, purtroppo, sempre più in crescita negli ultimi tempi.Non possiamo restare in silenzio di fronte ad azioni così violente. “Come il 30 luglio –  spiega Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl – anche il prossimo sabato saremo tra la gente, con dei gazebo, per distribuire un vademecum, una raccolta di norme ed informazioni dirette alla tutela dell’universo femminile e, per offrire consulenza a tutte coloro che ne hanno bisogno. Le nostri sedi Enas saranno a disposizione, sempre, per sostenere questa complicata battaglia contro il femminicidio e in risposta ad ogni forma di violenza. Siamo pronti ad intraprendere percorsi comuni con Istituzioni, associazioni e centri anti violenza presenti su tutto il territorio nazionale. Solo unendo le forze riusciremo a dare un contributo concreto a tutte quelle donne prigioniere di abusi e violenze e a non lasciarle mai più sole”.

Palerno

Torre Del Greco


 “Mille volontari e sindacalisti in campo per effettuare un ‘check up’ dei diritti delle donne”


“Un’iniziativa, quella concretizzata oggi dall’Enas Ugl, in tutta Italia, che ha permesso ai nostri operatori di offrire un contributo concreto nella lotta contro il femminicidio”.

Queste le parole di Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl, impegnato attivamente in questa campagna di sensibilizzazione per la tutela dei diritti delle donne. Insieme a lui, sono scesi in campo anche i sindacalisti dell’Ugl, primo fra tutti, Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl. L’on. Renata Polverini, Vice Presidente alla Commissione lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia, da sempre attenta alla tematica, ha scelto di sostenere questa mobilitazione. “Una battaglia, quella della violenza sulle donne, da vincere insieme”.

Palerno

Oltre mille i volontari del patronato e del sindacato presenti nei cento gazebo distribuiti dal Nord al Sud d’Italia. Iniziativa che proseguirà sabato 6 agosto.

“Durante la mobilitazione – precisa Cetica – i nostri operatori hanno avuto modo di ascoltare tantissime donne e di rimarcare, ancora una volta, le molteplici problematiche che assillano il mondo femminile, in qualsiasi contesto, a partire proprio da quello lavorativo. Tutelare i loro diritti è per l’Enas Ugl– conclude – una priorità e, una delle forze che ci spinge ad agire concretamente con l’unico fine di dare delle risposte immediate e tangibili ai cittadini. Le nostre sedi sono sempre aperte e pronte ad accogliere ed assistere tutti coloro che hanno necessità di aiuto. In questa prima fase di mobilitazione abbiamo raccolto due importanti testimonianze: una mamma di Nicolosi che, ha vissuto il dramma della perdita di sua figlia. Giordana, così si chiamava, è stata uccisa nel 2015 dal suo ex compagno, aveva poco più che 20 anni. L’altra testimonianza, invece è legata ad una giovane di Torre del Greco che, è riuscita, invece, ad evitare la morte per mano del suo fidanzato. Un filo quasi impercettibile al tatto lega queste due storie: la necessità di raccontare e sensibilizzare l’opinione pubblica affinché ogni donna trovi il coraggio di denunciare. Siamo consapevoli che tutto ciò non basta – continua Cetica – è necessario il sostegno concreto dello Stato. Servono anzitutto risorse per tutelare, ad esempio, i centri anti violenza, un punto fermo, per le donne che vogliono salvarsi. Ricordare chi non ce l’ha fatta, come nel primo caso, purtroppo, è doveroso, ma trovare forza da chi, invece è riuscito a salvarsi è necessario. Oggi più che mai la prevenzione e l’assistenza sono due tasselli fondamentali. Per questo motivo sentiamo la necessità di scendere in campo e vincere questa sfida”.

“Il materiale distribuito in questa prima importante fase di campagna di sensibilizzazione – conclude Cetica – ha destato grande interesse tra i cittadini, le Istituzioni locali e le associazioni anti-violenza presenti in molte regioni le quali lottano per poter continuare a sopravvivere e lavorare per offrire sostegno alle donne in difficoltà”.

A Viareggio hanno fatto ‘visita’ al gazebo, l’on. Renato Brunetta, deputato e capogruppo parlamentare di Forza Italia e la deputata Daniela Santanché.


#Maipiùsola, gli scatti più belli della giornata di mobilitazione Enas Ugl


Torre del Greco
Torre del Greco
Aci Castello
Aci Castello
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Sestriere
Sestriere
Latina
Latina
Lido di Venezia
Lido di Venezia

Marina di Lesina

Positano

Trapani
Trapani
Civitavecchia
Civitavecchia
Vibo Valentia
Vibo Valentia
Maratea
Maratea
Marina di Lesina
Marina di Lesina
Vasto Marina
Vasto Marina
A Viareggio anche il deputato e capogruppo parlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta
A Viareggio anche il deputato e capogruppo del gruppo parlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta
Civitavecchia
Civitavecchia
Torre Del Greco
Torre Del Greco
Reggio Calabria
Reggio Calabria
Viareggio
Viareggio

Reggio calabria

Lecce
Lecce
Basilicata
Basilicata
Napoli
Napoli
Messina
Messina
Massa
Massa
Perugia
Perugia
Recco
Recco
Reggio Calabria
Reggio Calabria
San Giovanni in Fiore
San Giovanni in Fiore
Sassari
Sassari
Viterbo
Viterbo
on. Renata Polverini (FI) presente a Napoli
on. Renata Polverini (FI) presente a Napoli
Il Presidente dell'Enas Ugl Stefano Cetica al gazebo di piazza Garibaldi, Napoli
Il Presidente dell’Enas Ugl Stefano Cetica al gazebo di piazza Garibaldi, Napoli
Avellino
Avellino
Mestre
Mestre
L'Aquila
L’Aquila
Catanzaro
Catanzaro
Fiuggi
Fiuggi
Lecce
Lecce
Macerata
Macerata
Massa
Massa
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, a confronto con la gente a Balestrate
Napoli
Napoli
Monfalcone Gorizia
Monfalcone Gorizia
Claudio Durigon, Vice segretario generale dell'Ugl, ad Ostia
Claudio Durigon, Vice segretario generale dell’Ugl, ad Ostia
Ostia
Ostia

“Chi ha ucciso mia figlia merita l’ergastolo”


 

La voce di Vera Squatrito trasmette tanta forza. La stessa che sua figlia Giordana ha avuto nel momento in cui ha saputo opporsi al compagno che le aveva chiesto di abortire. La stessa forza che, negli anni a seguire, le ha permesso (precisamente nel 2013) di denunciare lo stesso uomo che, diceva di amarla, per stalking. Ma a volte coraggio mescolato a forza non bastano a frenare possessione e rabbia. Come nel caso di Giordana Di Stefano uccisa, dal suo uomo, all’eta’ di venti anni. Quarantotto coltellate. Nessuna speranza per quel corpo trafitto e devastato dalle lame.

Perché lui diceva di amarla. Ma, chi ti perseguita, chi è ossessionato e cerca di annullarti come donna, come madre, non può nemmeno immaginare cosa possa essere l’amore. Una forza che non piega ed umilia, ma protegge ed accudisce.
E’ un fiume in piena Vera quando parla di Giordana. “E’ come se oggi, come ogni giorno della mia vita, fosse lei a parlare. Non mi ha mai lasciata, anche se da 10 mesi non è più qui con noi. I miei occhi sono i suoi, la mia bocca, il mio cuore, le parole che pronuncio rappresentano Giordana. E’ lei la mia forza, colei che mi chiede di portare avanti questa battaglia. Una battaglia da vincere insieme per le tante “Giordana” uccise in modo ignobile, affinché si inizi concretamente ad applicare l’ergastolo per chi commette simili reati. Chi rovina ed annienta la vita altrui non ha il diritto agli sconti di pena e ne’ a lunghe attese per una condanna. Come nel caso dell’ex compagno di mia figlia”.
Vera non pronuncia mai, durante questa lunga conversazione, il nome dell’assassino. Tiene una dignitosa distanza. Perché nel momento in cui lui ha compiuto quel gesto si è annullato come essere umano. Perché un uomo, un padre non può essere definito tale se commette simili azioni.
Giordana durante questa intensa intervista era davvero con noi. Quando Vera racconta degli ultimi giorni di vita della sua piccola ricorda ogni dettaglio, ogni indizio e, la sera della sua scomparsa da Nicolosi (Catania) quel maledetto 6 ottobre del 2015, ha subito pensato: “me l’ha uccisa lui”. E cosi e’ stato. Giordana, quella sera era andata a lavoro, in una ludoteca. Spesso, quando poteva, portava anche sua figlia con se’. “Quella sera, però, fui io ad insistere di lasciarla a me  – precisa Vera –  Forse in cuor mio sentivo già qualcosa”. Dal 2013, anno della denuncia per stalking, per Giordana è iniziato un calvario di persecuzioni e minacce. “Molte cose, poi le ho scoperte dopo, non mi diceva tutto. Non voleva farmi preoccupare. Ricordo ancora quel giorno, un lungo abbraccio, il nostro ultimo caloroso saluto. Chi avrebbe mai potuto immaginare che quel “Ciao, a stasera” sarebbe diventato un addio. Per tutta la notte, non avendo notizie sul suo rientro, provai a chiamarla fino a scaricare il mio cellulare. Il giorno dopo il suo corpo e’ stato rinvenuto ad un chilometro da casa mia.
All’inizio quel ragazzo era dolce e carino. Chi avrebbe mai potuto immaginare che si trasformasse in una bestia“.
L’incontro di sua figlia, appena quindicenne, con l’uomo che le ha strappato la vita, avvenne nel 2010. Dopo pochi mesi lei rimase incinta. E lui non accettava quella gravidanza. “Ma mia figlia – racconta Vera –  si oppose e, dopo 9 mesi nacque Asia, la mia dolce nipotina, che oggi ha 5 anni ed e’ orfana. Di entrambi i genitori, sì perché quel padre non l’ha mai amata. Ma Asia non è sola. Vive con me, ha una famiglia. Saremo noi la sua forza”. 
“I nove mesi di gravidanza, mia figlia, li ha vissuti con il calore e l’affetto della sua famiglia. Ma lui, che non riesco nemmeno a definire uomo visto il vile e cruento gesto che ha avuto il coraggio di compiere, e ne sono certa, premeditandolo, era impegnato ad vivere la sua di vita, tra divertimenti e donne. Mia figlia ha resistito perché lo amava. Ma poi si è resa conto che quella non era vita. Così lo ha lasciato. Ma lui non ha accettato il suo allontanamento e l’ha uccisa”.

Anche lui diceva di amarla. Ma quarantotto coltellate sono paragonabili ad un gesto d’amore? “Mia figlia e’ morta dissanguata, le ha sfregiato il viso, l’ha colpita su tutto il corpo….perché o sei mia o di nessun altro”.
Ha avuto modo di incrociare lo sguardo di quell’uomo, se avesse la possibilità di dirgli qualcosa…
“Indifferenza. Nessuna parola o frase potrebbe vendicare la morte di mia figlia. Il male che e’ stato fatto a lei e a mia nipote è indescrivibile, non ha né peso nè forma, ma pesa come un macigno sulle nostre vite. Lui, quel maledetto martedi’ del 6 ottobre del 2015 ha ucciso Nicolosi, la famiglia di Giordana, i suoi amici. Merita solo l’aggravante per il reato di stalking (processo che va ancora avanti in contemporanea a quello di omicidio) e l’ergastolo. Ecco non servono parole, lo Stato deve agire. Solo quello, forse, ci darà un po di sollievo”.
Ieri sera e’ stata una delle protagoniste del convegno promosso dall’Ugl Catania in apertura di un’iniziativa di respiro nazionale promossa dall’Enas: “Causa del decesso: lasciata sola”. Quanto sono importanti le campagne di prevenzione e sensibilizzazione.
“Tanto. E’ vanno portate avanti con coraggio ed impegno. Non solo per ricordare chi, come Giordana, nonostante le denunce non ce l’ha fatta, ma per dare coraggio a tutte le donne affinché trovino il modo giusto per scappare, per non lasciarsi sottomettere da un marito, da un compagno o fidanzato padrone. Servono però validi punti di riferimento sul territorio. A partire dai centri anti violenza che nel nostro Paese sono l’anello debole del sistema. Molti sono stati già chiusi per mancanza di fondi. E si trovino allora, queste risorse. Il Governo faccia qualcosa di concreto. Denunciare non basta, una donna che denuncia e’ una morte annunciata. Lo Stato ha il dovere di agire, senza aspettare che altro sangue macchi delle vite. Penso sopratutto ai figli delle vittime. I bambini, il peso che per tutta la vita porteranno sulle loro spalle. 
Lotterò senza sosta affinché Giordana possa riposare in pace ed avere la giustizia che merita.  A dieci giorni dalla sua scomparsa mi mobilitai per una petizione che, ancora tutt’ora, può essere sottoscritta su www.change.org. Ad oggi abbiamo raggiunto 72mila firme ma, servono altre affinché il Governo capisca che l’ergastolo è l’unica condanna che va inflitta a chi distrugge una vita”.

Cosa ne pensa del termine femmincidio?

“Tutti si rifiutano di pronunciare la parola femminicidio. Ma è il termine più adatto perché, meglio identifica il senso profondo e crudele di questo reato che comprende uccisione, persecuzione, maltrattamenti ed umiliazioni continue. Femminicidio significa ‘accanirsi’ contro una donna, tentare di annullarla, uccidendola, in molti casi, tre volte: quando si tenta di annullarla come persone tenendola prigioniera di una vita/non vita, quando la si uccide materialmente, quando non arriva una giusta condanna per l’aguzzino. In questa terza fase muoiono anche i valori”.