Cosa guardare delle elezioni in Iran


di Barbara Faccenda

 

Il 26 febbraio gli iraniani si sono recati alle urne per votare il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del parlamento, chiamato Majlis (per saperne di più sul funzionamento di questi due organi: http://www.barbarafaccenda.it/majlis-iran-elezioni-2016/). Fondamentalmente, tutta la suspense che ha circondato il voto ci sembra in qualche maniera sproporzionata rispetto al suo probabileimpatto.
Il parlamento iraniano ha una limitata autorità nell’influenzare le decisioni chiave di politica estera. L’Assemblea degli esperti, per sua parte rimane rilevante solo in maniera ipotetica, avendo adempiutoalla sua funzione primaria di gestione di un processo futuro di successione del leader supremo solo una volta (quasi tre decadi fa), peraltro in maniera del tutto sbrigativa. Da non dimenticare assolutamente la manipolazione delle procedure di elezione e l’esame delle credenzialidei candidati compiute da un apparato non eletto (Consiglio dei Guardiani) con ruolo di supervisore, composto primariamente da anziani religiosi che limita ogni prospettiva di un risultato inaspettato alle urne.
Questo, tuttavia, non implica che il voto sia irrilevante. Il parlamento dell’Iran ha radici che si allungano indietro a più di un secolo. La sua fondazione nel 1906 era il prodotto di uno straordinario movimento che introdusse i cardini della democrazia in Iran. Malgrado il suo abuso e la negligenza di chi era al potere, il parlamento è rimasto un simbolo sufficientemente potente di una lunga battaglia per avanzare nella partecipazione popolare che è sopravvissuto alla rivoluzione del 1979. Da quel tempo, il parlamento ha fornito un consesso per la politica quotidiana in Iran con le battaglie sul budget, vigilanza, e autorità tra ogni organo e ufficio della presidenza.
Le elezioni iraniane, malgrado le loro manifeste limitazioni, non dovrebbero essere dimesse con un mero esercizio della Potemkin. L’affidamento del regime alle urne è una salvezza della Repubblica Islamica; l’esperienza di routine nell’esercitare una forma di voce politica ha sostenuto l’abitudine degli iraniani stessiai valori democratici; ha facilitato la creazione di una cultura di competizione politica e incuneato aspettative per la responsabilità del governo tra gli iraniani.
Le elezioni stesse offrono rari momenti di mobilitazione di milioni di iraniani attorno a leader, partiti e movimenti in modi che spesso si provano difficili da controllare, anche per un regime che è ben pratico nell’arte della repressione. Le elezioni forniscono un’apertura per un attivismo pubblico che è fortemente scoraggiato in altri punti del calendario politico.
Queste elezioni devono essere viste con le lenti della prima opportunità di articolare le visioni politiche iraniane dall’accordo sul nucleare del luglio 2015. A veder meglio inoltre, si possono individuare quattro indicatori chiave da tenere in considerazione.
L’affluenza: il numero di persone che si è recato alle urne rappresenta forse il fattore più significativo per tutti. La leadership iraniana regolarmente si trova a navigare in un incerto equilibrio a questo proposito. Il regime ha un interesse stringente nell’incoraggiare la partecipazione come un modo di validare la legittimità di un sistema di governo – “per deludere i nostri nemici” come ha detto Khameini al momento del suo voto. Allo stesso tempo, i sostenitori fedeli del sistema cercano di evitare di incitare un entusiasmo elettorale non trattenuto che inevitabilmente va a beneficio delle forze di cambiamento che occasionalmente è aumentato vorticosamente al di là del controllo del regime.
In ritorno del fronte della riforma. I riformisti hanno storicamente trovato vantaggio in alti volume di partecipazione, il loro apice arrivò nel 2000, con il 67% dell’affluenza.Hanno inondato il Consiglio dei Guardiani con candidati, più del doppio del numero delle ultime elezioni. Dopo la prevedibile eliminazione selettiva dei loro candidati, hanno confezionato una strategia alternativa allineando una varietà di conservatori moderati per produrre delle liste comuni di candidati in distretti chiave.
Successione e conservatori. I fari dei riformisti – particolarmente Hassan Khomeini, il nipote di carismatico fondatore della rivoluzione – sono stati largamente esclusi dalla gara per l’Assemblea degli Esperti. Questo stratagemma non ha eliminato la competizione. Anche qui, in concerto con più conservatori moderati, i riformisti hanno incoraggiato elenchi alternativi rispetto alle figure della vecchia guardia che hanno dominato a lungo l’immagine pubblica dell’Assemblea. Se uno di questi prominenti religiosi tradizionali, particolarmente Ayatollah Ahmed Jannati, Ayatollah Mohammad Yazdi, Ayatollah Mohammad TaqiMesbah-Yazd falliscono nell’avere un seggio nell’Assemblea, verrà considerato un trionfo per coloro che supportano un cambiamento graduale nell’Iran.
Come il risultato avrà un impatto sulla leadership nel parlamento? Una volta che i voti sono stati contati e il nuovo parlamento si insedia, la leadership del Majlis ancora una volta vorrà agguantare la presa. È difficile immaginare un partner per l’agenda di Rouhani più favorito di Ali Larijani, che è stato lo speaker per i passati 8 anni. Larijani ha grandi ambizioni politiche e senza dubbio trova concorrenti duri a sinistra (Aref) così come a destra (Gholam – Ali HaddadAdel lui stesso ex speaker). La competizione per le posizioni di leadership nel nuovo Majlis aiuterà a decidere il bilancio istituzionale tra il presidente, la legislatura e il dominio non eletto del sistema iraniano.
I risultati definitivi non ci sono ancora. In Iran funziona che dopo che tutti i voti sono contati dai funzionari del ministero dell’interno, ci sono le verifiche del Consiglio dei Guardiani circostanza che richiede diversi giorni.Per ora sappiamo che 38 seggi del parlamento sono andati alla principale lista dei conservatori e 30 alla “lista di speranza” dei riformisti. Altri 36 seggi sono degli indipendenti di cui 16 sono propensi ad allearsi con i conservatori e 13 più vicini ai riformisti ed altri senza affiliazioni chiare. Ci sono ancora dei seggi senza ha un chiaro vincitore: ciò vuol dire che servirà un secondo round di votazioni che si terrà presumibilmente tra aprile e maggio.


A Lamezia Terme inaugurata la nuova sede Ugl


E’ stata inaugurata a Lamezia Terme la nuova sede dell’Ugl che sarà guidata dal segretario Mimmo Gianturco. Un momento molto importante per il sindacato e che dimostra la forte attenzione verso le istanze e i problemi dei lavoratori calabresi e di tutto il Sud: Il Mezzogiorno, infatti, è sempre stato al centro dell’azione sindacale dell’Ugl, in particolare nell’ autunno dello scorso anno con la nota campagna del SudAct.
All’evento erano presenti l’On. (FI) Renata Polverini, vice presidente della Commissione Lavoro alla Camera, il vice segretario generale dell’Ugl, Claudio Durigon, la segretaria regionale Ugl Calabria, Ornella Cuzzupi, il segretario nazionale Ugl Funzione Pubblica, Eugenio Bartoccelli, con il vice segretario nazionale della stessa federazione Alessandro Di Stefano, e il segretario generale Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo.
“La drammatica situazione economica e sociale in cui versa tutta la Calabria e il resto del Mezzogiorno impone provvedimenti concreti e immediati da parte del Governo”. E’ quanto ha affermato la deputata Renata Polverini, vicepresidente della Commissione lavoro e responsabile del Dipartimento Lavoro di Forza Italia, nel corso dell’inaugurazione della nuova sede dell’UGL a Lamezia Terme, che “sarà sicuramente un presidio di legalità e un luogo dove i lavoratori potranno ottenere assistenza e tutela per i propri diritti. Un passo importante nelle attività sindacali in un territorio che versa in difficili condizioni”. “In Calabria, purtroppo, come in altre realtà del sud, sono a rischio molti posti di lavoro e non possiamo dimenticare, inoltre, che in gran parte delle città del meridione le spese per gli investimenti sono di gran lunga inferiori a quelle del centro nord. Secondo un’analisi del centro studi Iper-Ugl, la regione si posiziona al quartultimo posto in Italia come spesa media pro capite totale pari a 1000,89 euro. Nello specifico la spesa media pro capite corrente in Calabria si attesta a 811 euro rispetto alla Valle d’Aosta e alla Lombardia che sono ai primi posti nella classifica con cifre almeno quadruple a quelle del Mezzogiorno. In particolare, il territorio del Vibonese registra una spesa corrente di 19,5 milioni di euro, una spesa per investimenti di 5,6 milioni di euro (pari a poco più di 160 euro pro capite) mentre al nord, in capoluoghi come Monza, si registra una spesa di 650 euro pro capite (superiore, quindi, di quattro volte) per investimenti e una spesa corrente di 128,1 milioni di euro (qui siamo a percentuali davvero imparagonabili!). Questi dati attestano la drammaticità della situazione e mettono ancora più in evidenza l’urgenza di un confronto e di un dibattito politico sulla “questione meridionale” al quale la maggioranza e il governo si sottraggono ormai da troppo tempo”. “Con questi miseri interventi pubblici si rischia l’asfissia di migliaia di realtà imprenditoriali calabresi e una crisi economica ancora più dura da affrontare per le famiglie del Mezzogiorno. Dobbiamo riuscire a rimettere il Sud nell’agenda politica del Governo e dell’Europa; ho tratto dall’ottimo lavoro fatto dall’Ugl sull’economia meridionale attraverso quello che il Sindacato ha definito “SudAct”, molti spunti per un serio dibattito sulle traiettorie di rilancio per questo vasto è importante territorio. Come responsabile del Dipartimento Lavoro di Forza Italia intendo utilizzarle questa progettualità per portare in Parlamento le istanze del Mezzogiorno e sono convinta che presidi come quello che abbiamo inaugurato oggi a Lamezia possano diventare osservatori preziosi per monitorare e correggere l’azione del governo nazionale e regionale per questi territori”, conclude Polverini.
Per il segretario Mimmo Gianturco, “oggi si corona il sogno di spendermi pur un sindacato per il quale ho militato per nove anni nella Federazione della comunicazione”. “È una sfida ardua – ha spiegato conversando con i giornalisti -, ma daremo tutto per la tutela dei diritti dei lavoratori”. Per l’Ugl, Lamezia è una città molto importante per la Regione, ha spiegato Ornella Cuzzupi, “e il sindacato si impegnerà per essere sempre un punto di ascolto per i cittadini”.


“Garanzia giovani” flop, pagamenti bloccati per mesi in tutta Italia


di Marco Colonna

 

“Garanzia Giovani” il programma europeo ideato per favorire l’inserimento lavorativo degli under 30 e sbandierato più volte dal premier Matteo Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti come un’arma straordinaria contro la disoccupazione giovanile si sta dimostrando, al contrario, un vero e proprio flop.
Ritardi nei pagamenti, conguagli non pervenuti e dubbi sulle procedure di lavorazione delle pratiche. Ragazzi che hanno già terminato il tirocinio e devono ancora ricevere il dovuto conguaglio.
Un meccanismo che muove denaro e speranze e che si inceppa, nella disperazione dei tanti, migliaia di ragazzi, in cerca di un impiego. In diverse Regioni italiane (Lazio, Basilicata, Sardegna , Emilia-Romagna, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) i pagamenti sono bloccati da mesi o vengono erogati al rallentatore e si assiste ad un pietoso teatrino di rimpalli di responsabilità fra gli enti interessati (Inps in testa) a corrispondere il dovuto alle migliaia di giovani inoccupati e che non studiano che hanno aderito al programma per favorire l’inserimento lavorativo dei Neet (neither in employment nor in education or training), vale a dire il 42% dei ragazzi italiani fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo, su cui Bruxelles ha investito 6 miliardi di euro: 1,5 miliardi dei quali solo per l’Italia nel biennio 2014-2015.
Al dicembre 2015 , ultimo dato disponibile, “i presi in carico” sono 560mila giovani, 900mila quelli che si sono registrati al programma su una platea di beneficiari di 2,4 milioni di ragazzi. Già stanziato (a settembre 2015): 1 miliardo e mezzo di euro, con un costo medio per ciascuna delle persone raggiunte che aggira circa sui 4 mila euro.
I ragazzi delusi da “Garanzia Giovani” e ancora in attesa del conguaglio (c’è chi sta aspettando da settembre, chi da un anno) si dicono pronto a scendere in piazza e , soprattutto, affidano ai gruppi Facebook che contano centinaia di iscritti i propri malumori e non si contano più i commenti dei giovani che lamentano i ritardi nei pagamenti delle indennità fino a due anni!
Il ministero del Lavoro ha ammesso parzialmente le difficoltà, ma questo non basta per sanare la grave situazione di morosità nei confronti delle migliaia di giovani che hanno aderito al programma “Garanzia Giovani”.
Un caso su tutti, a titolo di esempio?
Quello denunciato dal sindacato Ugl in Emilia-Romagna dove migliaia di ragazzi attendono di essere pagati per il lavoro svolto in aziende del territorio. Ma l’erogazione del compenso deve affrontare una complessa trafila burocratica: l’azienda trasmette i documenti alla Regione, la Regione esegue i controlli, compila le liste dei soggetti che hanno diritto all’indennità e trasferisce i dati all’Inps. A sua volta l’Inps verifica che non ci siano anomalie nelle richieste e nelle pratiche presentate e infine dispone il pagamento.
Ma il risultato di questo scarica barile è un allungamento biblico dei tempi.
In Emilia Romagna, ogni stagista è pagato 450 euro al mese: 150 li mette l’azienda, 300 li mette – o meglio, li dovrebbe mettere – la Regione attraverso l’erogazione tramite l’Inps dell’indennità al tirocinante.
Ma a questo punto gli ingranaggi si fermano. Alcuni giovani hanno dichiarato che le aziende sono corrette nei pagamenti, mentre gli altri soldi non vengono corrisposti per mesi e mesi. Il sindacato Ugl , al netto della propaganda di cui s’è fatto vanto Renzi quando ha parlato di: “straordinaria occasione di lavoro per questi giovani”, chiede al governo che si faccia parte diligente per risolvere una situazione ormai insostenibile”.


“Per i servizi sociali un altro ‘mondo’ è possibile”


Le difficoltà con le quali convivono da sempre gli operatori socio-assistenziali sono numerose e, il rischio maggiore è quello di paralizzare dei servizi fondamentali per la collettività. Oggi La Metasociale focalizza l’attenzione sui servizi gestiti dall’Ambito Territoriale di Caserta insieme ad Alessandra Cirelli, responsabile provinciale dell’Ugl Sanità.
I servizi socio – assistenziali sono, nello specifico, l’assistenza domiciliare anziani, l’assistenza domiciliare disabili, l’assistenza scolastica, il centro polifunzionale disabili, il trasporto ed il tutoraggio educativo, tutti attualmente affidati per la gestione a cooperative sociali e tutti con gravissimi ritardi nell’erogazione delle retribuzioni. C’è, però, da precisare che, dopo anni di confronti, proteste ed attese, un piccolo risultato a Caserta è stato ottenuto. A parlarne è proprio la Cirelli.
Iniziamo dalla vertenza dei ‘fantasmini’ di Caserta. Ci racconti di questa lunga e contorta vicenda.
“La battaglia degli operatori dell’assistenza domiciliare dell’Ambito Territoriale di Caserta è iniziata quattro anni fa. Pensate, all’epoca dei fatti, avevano circa 24 mensilità arretrate e, il loro destino, sembrava ormai segnato. Ma non si sono arresi, non ci siamo arresi. Insieme abbiamo protestato per le strade della città coperti da lenzuoli bianchi, (da qui nasce l’appellativo di ‘fantasmini’). Da allora abbiamo combattuto contro gli ingenti tagli dei finanziamenti, contro i dissesti dei comuni, il ritardo nei trasferimenti dei fondi, la precarietà dei contratti e il mancato riconoscimento dell’essenzialità dei servizi offerti dagli operatori sanitari”.
Poi…
“Dopo due sentenze del Tribunale del Lavoro, relative alle annualità 2011 e 2012, e numerose vertenze presso la DTL di Caserta, ed anche grazie all’arrivo di un commissario prefettizio, abbiamo incassato una piccola vittoria in merito al recupero stipendiale. La definisco ‘piccola vittoria’ perché mancano da recuperare ancora sei mensilità arretrate. Abbiamo ottenuto anche la stabilizzazione del personale, da co.co.pro a lavoro dipendente a tempo indeterminato. Ora stiamo lavorando per azzerare gli arretrati e per dare finalmente respiro ai tanti lavoratori coinvolti in questa vicenda. C’è da evidenziare, purtroppo che la Cenerentola della situazione resta ancora il tutoraggio educativo, ancora senza copertura finanziaria”.

Il servizio di tutoraggio educativo non è, quindi, da sottovalutare. Suo obiettivo è quello di migliorare le potenzialità di ragazzi e adolescenti in difficoltà relazionali che spesso vivono in realtà familiari e sociali multiproblematiche. Ciò avviene attraverso la realizzazione di attività di sostegno alla genitorialità e di percorsi di reinserimento dei ragazzi nel loro tessuto sociale.

Quali sono gli ostacoli maggiori che mettono in ginocchio le cooperative sociali? Cosa si può fare per risollevarle dalla crisi?
“Gli ostacoli maggiori sono legati all’aspetto burocratico e finanziario: i ritardi nei trasferimenti dei fondi agli ambiti da parte della Regione Campania e dei comuni appesantiscono il ‘cammino’ delle cooperative e, allo stesso tempo, mettono a repentaglio il prosieguo stesso dei servizi. A ciò si aggiunge la difficoltà delle cooperative ad accedere al credito bancario, soprattutto in presenza di comuni in dissesto finanziario. Su questa vicenda intervenne anche Giorgio Napolitano, già Presidente della Repubblica, che non ha potuto però colmare un vuoto normativo ancora esistente”.

Una speranza per i tanti lavoratori impiegati nel settore c’è?

“Voglio chiudere con una nota positiva: finalmente a Caserta gli operatori sociali, i disabili e familiari e le cooperative sociali si sono uniti per combattere insieme per i propri diritti e, finalmente abbiamo un’interlocuzione corretta e solidale con i sindaci dell’Ambito. Sono ancora tante le criticità ma possiamo superarle insieme. Sono convinta che per i servizi sociali un altro mondo è possibile”.

 


Istat, retribuzioni ferme a gennaio


indexAlla fine di gennaio la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale è del 62,6% nel totale dell’economia e del 51,7% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 35,9 mesi per l’insieme dei settori e di 15 mesi per quelli del settore privato. Lo scorso gennaio, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente ed è aumentato dello 0,7% su gennaio 2015, la crescita più bassa mai registrata in oltre trent’anni di serie storiche, iniziate nel 1983. Questa la fotografia scattata oggi dall’Istat dove, secondo il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, ritroviamo “la più ovvia e meno gradita, da imprese e governi, causa della deflazione registrata recentemente anche nelle grandi città italiane, nei carrelli della spesa, che si riflette sulla stagnazione economica italiana e quindi sulla scarsa crescita”.
Secondo il sindacalista “di una enorme quota, oltre 8,1 milioni, di lavoratori dipendenti, di cui 2,9 nel pubblico impiego, in attesa di rinnovo del contratto di lavoro. Una quota in termini percentuali, a gennaio 2016, pari al 62,6 dell’intera economia, per giunta in aumento rispetto al mese precedente (39,1%). La resistenza tutta italiana a rinnovare i contratti di lavoro da parte delle imprese tanto quanto dello Stato è un fenomeno ormai cronico e sottovalutato. Si tratta infatti di persone che rappresentano il cuore di quella parte di italiani vessata dalle tasse, dal taglio dei servizi e dell’assistenza, dall’aumento delle tariffe, che ha subito sacrifici da quasi venti anni a questa parte in nome dell’equilibrio dei conti pubblici”.
Secondo l’Istat i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 37,4% dei lavoratori dipendenti e corrispondono al 35,5% del monte retributivo osservato. Sempre a gennaio, ma con riferimento ai principali macrosettori, le retribuzioni orarie hanno registrato un incremento tendenziale dell’1% per i dipendenti privati e una variazione nulla per quelli della Pa. I settori che a gennaio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,5%); commercio, energia elettrica e gas (entrambi 1,9%) e agricoltura (1,8%). Si registrano variazioni nulle nei settori del credito e assicurazioni, delle telecomunicazioni, della metalmeccanica e in tutti i comparti della PA. “Purtroppo la stasi dei mercati interni rischia di diventare cronica – ha concluso Capone – perché l’impoverimento delle persone che vivono con reddito da lavoro e da pensione, fenomeno che sta interessando l’Italia e l’Europa, non è materia di discussione in nessun consesso internazionale. Né al G20 di oggi, dove Lagarde chiede sempre più riforme mentre Schauble si oppone ad un piano di stimoli fiscali, né al centro del viaggio odierno del presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, in Italia”.


Trivelle, l’Ugl Foggia con il Comitato referendario provinciale


Continua la battaglia contro le trivellazioni dell’Ugl Foggia. Il segretario provinciale, Gabriele Taranto, ha infatti comunicato che il sindacato ha aderito “al Comitato provinciale per il referendum sulle trivelle costituito su iniziativa di associazioni, movimenti e istituzioni locali”.
“Seguiremo con attenzione – ha spiegato Taranto – l’evolversi della campagna referendaria supportando, in modo bipartisan e senza colori politici, gli obiettivi e le iniziative del Comitato” .
Il quesito referendario, l’unico dei sei totali proposti dal Movimento No-Triv approvato dalla Corte costituzionale il 19 gennaio scorso, prevede l’abrogazione dell’esenzione dal divieto di ricerca e coltivazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine per i procedimenti concessori in corso al 26 agosto 2010, e per i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi a titoli abilitativi. In sostanza, la vittoria del ‘SI’ consentirà il blocco delle concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana.
“Insieme alle strutture sindacali confederali dell’Ugl – ricorda Taranto -, era stato chiesto che il referendum si celebrasse nella stessa data delle amministrative. Così non è stato, malgrado la consistente mobilitazione nazionale e la proposta da più parti politiche di votare una legge che rendesse agibile un election day, evitando, aggiunge il sindacalista,un inutile sperpero di denaro con l’unico scopo, probabilmente, di ridurre la partecipazione pubblica al voto ed evitare il raggiungimento del quorum, e quindi i voti della metà degli aventi diritto”.
L’Ugl continuerà a battersi e, aggiunge ancora Taranto, “il nostro impegno sarà teso a facilitare una maggiore affluenza alle urne, informando il maggior numero di cittadini, in particolare quelli direttamente coinvolti dalle trivellazioni, al fine di renderli più consapevoli sui contenuti del referendum”.


Ams: i lavoratori non si arrendono


Ancora in strada per avere risposte. Una cinquantina di lavoratori di Alitalia Maintenance Systems, l’azienda che si occupa della manutenzione, revisione e riparazione di motori per aeromobili sono tornati a protestare davanti la sede di Alitalia.
Al centro del dissenso la scelta da parte della compagnia aerea di inviare a revisionare i motori a terzi: un altro brutto colpo per il settore. Da più parti e più volte è stato richiesto un intervento forte del Ministero dello Sviluppo Economico. Dall’inizio, infatti, segue questa vertenza e non solo ha garantito la trattativa con chi era intenzionato a rilevare questa azienda, ma si è impegnato ad intercedere con Alitalia- Etihad per evitare di commettere passi che potrebbero compromettere il buon esito di questa vertenza. Il lavoro deve rimanere in Italia.
Attorno alla protesta si è sviluppato il dibattito politico: anche la deputata Renata Polverini (FI), vice presidente della commissione lavoro, più volte ha sottolineato come “non e’ pensabile che una realta’ produttiva come Alitalia maintenance systems, un tempo fiore all’occhiello della compagnia di bandiera venga dismessa e con essa tutte le straordinarie professionalita’ dei suoi lavoratori. La risposta da parte delle istituzioni deve essere chiara e urgente. Non e’ possibile perdere ulteriore tempo”.
Malgrado i ripetuti appelli e le rassicurazioni, la situazione fino ad oggi non ha conosciuto nessun nuovo scenario e questo è molto grave. Come più volte sollecitato, sarebbe utile aprire un tavolo di confronto al mise con le organizzazione sindacali e Alitalia- Etihad per capire l’effettiva volontà da parte di tutti i partecipanti sul futuro di Alitalia Maintenace systems.


Italia prigioniera della crisi


Si fa sempre più lunga la black list delle vertenze che hanno travolto il territorio nazionale: sono circa 164, infatti, i tavoli di crisi aperti presso il ministero dello Sviluppo Economico e che riguardano tutti i settori legati ad un sistema economico sempre più fragile e frammentato.
Tra i settori messi a dura prova dalla recessione c’è sicuramente la chimica anche alla luce dei piani dell’Eni sul futuro di Versalis.6fdc5f6082b9d97cb516eb8fb6281cec46992c40
“L’Italia rischia un pesante arretramento per effetto delle decisioni che Eni sarebbe in procinto di prendere su Versalis. Una sua cessione – ha spiegato Luigi Ulgiati, segretario nazionale Ugl Chimici, a la Metasociale durante la manifestazione nazionale del 19 febbraio scorso a difesa della chimica italiana – a maggior ragione se a soggetti non qualificati, avrebbe un effetto deleterio su tutto il sistema della chimica italiana, con conseguenze gravi sotto il profilo occupazionale, sociale, economico”.
Il Goveno, dal canto suo, “non intende smantellare la chimica in Italia.
Pur nel rispetto dell’autonomia gestionale dell’Eni, seguiremo con attenzione gli sviluppi del piano affinché si realizzi un progetto solido che dia prospettive di crescita e occupazionali”, ha detto Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico.
La crisi, però, investe tutta la penisola, da Nord a Sud. Il maggior numero di imprese in difficoltà è presente in Lombardia (36), seguita da Lazio (30), Veneto (21) e Campania (20); i settori più colpiti, invece, sono l’industria pesante (27), i servizi (17) e l’Ict-Telecomunicazioni (14). E’ giusto, però, evidenziare che il Mezzogiorno conta meno tavoli al ministero proprio perché è vittima di una desertificazione industriale senza freno.
L’Ugl segue con attenzione gli sviluppi legati alle numerose vertenze (vedi Tabella Ministero Sviluppo Economico) che hanno paralizzato un intero Paese. Sono circa 70mila i lavoratori ‘prigionieri’ di questa crisi e sono 70mila, quindi, le famiglie che non hanno alcuna prospettiva: le aziende o chiudono o delocalizzano per trovare ‘fortuna’ altrove.

Ecco di seguito alcuni dei fronti più ‘caldi’ sul terreno industriale:

AGILE: nel 2010, quando è entrata in amministrazione straordinaria con la cassa-integrazione straordinaria per i circa 2.000 dipendenti si chiamava ancora Eutelia. Da allora la società con sedi in diverse Regioni ha cambiato nome, gli ex vertici sono finiti sotto processo anche per associazione a delinquere e il personale si è prima ridotto a 780 unità e poi finito nel vortice dei licenziamenti.
La vertenza Agile ex Eutelia non è una vertenza risolta e molti lavoratori, dopo la procedura di licenziamento collettivo del dicembre 2014, sono senza lavoro, con il rischio concreto di rimanere senza reddito e senza prospettive, quando gli ammortizzatori sociali finiranno. Per questo, anche in considerazione delle possibili soluzioni discusse al tavolo di crisi, alcune delle quali attivabili da subito, non si capisce l’atteggiamento del Mise.
ALCOA: la crisi si apre nel 2012 quando il colosso statunitense dell’alluminio decide lo stop della produzione a Portovesme, che occupava 450 persone. Chiusa la trattativa per la cessione a Klesch, ora si prosegue con Glencore, ma il futuro è ancora nebuloso.
DE TOMASO: la casa automobilistica torinese fallisce nel 2013, con 940 dipendenti in cassa integrazione. Anche qui ex manager, Gian Mario Rossignolo, a processo, con il marchio acquisito per poco più di un milione dalla cinese Ideal Time Vince (sede legale nelle Isole Vergini).
Ma resta ancora da capire cosa accadrà a centinaia di lavoratori del gruppo.
FINCANTIERI: agli stabilimenti di Palermo e Monfalcone lavorano circa 3.600 dipendenti. In quello siciliano più della metà sono in cassa integrazione a zero ore, mentre vengono gestiti 140 esuberi attraverso pensionamenti, part time e cig a rotazione.
HEWLETT PACKARD: avviato la cessione dello stabilimento di Pozzuoli nel luglio 2015, è in corso la trattativa con MaticMind per il passaggio dei 160 dipendenti occupati.
ILVA: a fine 2014 l’ingresso in amministrazione straordinaria, pochi giorni fa l’avvio della procedure di infrazione a livello europeo. Fra cordate presunte e offerte smentite il futuro degli stabilimenti di Taranto e Genova resta complesso.
LUCCHINI: la situazione si è sbrogliata nella primavera scorsa, con l’acquisizione del gruppo di Piombino da parte degli algerini di Cevital.
Ma 1.100 dipendenti sono in cassa integrazione a zero ore fino al novembre 2016.
MERCATONE UNO: entra nel concordato preventivo esattamente un anno fa e finisce in amministrazione straordinaria ad aprile. In ballo 34 sedi in tutta Italia con 1.360 dipendenti coinvolti.
PERUGINA: dopo le proteste dello scorso anno, sono ancora in corso le trattative per le modifiche al contratto, con un nuovo appuntamento con la Nestlé probabilmente a febbraio. La solidarietà è ancora in corso ma i sindacati temono un’ulteriore stretta su numeri o orari di lavoro.
SAECO: di fronte all’ingresso della fabbrica a Gaggio, in provincia di Bologna, 243 tazzine di caffè, quanti i dipendenti che rischiano di restare a casa sui 558 attuali, dopo il piano di tagli annunciato lo scorso novembre (Fonte Ansa).


Povertà, oggi incontro con ministro Poletti


Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha incontrato oggi i rappresentanti del partenariato economico e sociale, ovvero le parti sociali e le associazioni, per una discussione sulle linee guida del Piano nazionale di contrasto alla povertà. La riunione ha dato la possibilità ai presenti di alimentare un serio e concreto confronto sulle misure più idonee da mettere in campo per consentire al Paese di dotarsi di uno strumento generalizzato (e tuttora assente nel nostro sistema di welfare) di contrasto ad una delle cicatrici più evidenti nel sociale.
“Siamo pronti a fare la nostra parte – ha spiegato durante il suo intervento Ornella Petillo, segretario confederale dell’Ugl – affinché venga realizzato l’ambizioso progetto che si propone il tavolo di partenariato, ossia il riordino delle politiche sociali nazionali”.
“L’attenzione del ministro Poletti sul tema non manca e l’incontro di oggi – ha evidenziato la sindacalista – è oltre che un’apertura al confronto anche una mossa strategica per creare un fronte unico attorno ad una proposta condivisa”.
Secondo quanto riportato, il numero uno del dicastero avrebbe evidenziato le molteplici difficoltà per arginare il fenomeno nella sua complessità legate alla carenza di risorse. Non mancherà il sostegno concreto per i territori, avrebbe detto ai sindacalisti, che potranno comunque beneficiare di risorse del Fondo Sociale Europeo, e in particolare del PON Inclusione correlato con le risorse regionali dei Fondi strutturali.
“Il nostro e’ un progetto molto ambizioso, dall’orizzonte di medio periodo, che vuole cambiare innanzitutto la cultura dell’intervento sociale in Italia”, ha sottolineato il Ministro.
“Le persone e le famiglie piu’ fragili- ha aggiunto- non devono sentirsi sole, ma sapere che possono contare su un sostegno articolato che viene innanzitutto da chi ha una responsabilita’ pubblica di governo dei territori e, piu’ in generale, dalla comunita’ tutta, all’interno della quale i servizi operano e sulle cui risorse devono far leva”.
Nel corso della riunione e’ stato chiarito che ammontano a 760 milioni le risorse che saranno destinate al varo, gia’ nel 2016, di una misura nazionale che proseguira’, con criteri e procedure rinnovati, l’esperienza del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA). Il sostegno economico – fino a 400 euro al mese per famiglie con almeno 5 componenti – riguardera’ circa il 60% dei
bambini e dei ragazzi che vivono in famiglie in condizione di poverta’.
“E’ un intervento di grande rilievo -ha detto Poletti- che si accompagna alla razionalizzazione degli altri interventi oggi in campo, spesso frutto di una stratificazione prodottasi negli anni senza particolare razionalita’, e ad una revisione della governance delle politiche sociali, percorso in cui ci impegneremo insieme alle regioni, agli enti locali e alle forze sociali”.
Il tavolo ha accolto con favore il disegno del Governo, non nascondendo comunque la complessita’ del processo e l’importanza che una sfida cosi’ ambiziosa sia accompagnata da un incremento futuro di risorse, al fine di porsi l’obiettivo di realizzare, a regime, una misura di carattere universale e non solo rivolta al contrasto della poverta’ minorile. Allo stesso tempo fondamentale e’ l’accompagnamento che deve essere assicurato ai servizi territoriali, alle politiche di presa in carico e di attivazione delle persone in difficoltà, soprattutto nelle zone meno sviluppate del paese, in un processo di rafforzamento da attuare con la più ampia partecipazione delle forze sociali del territorio.
Petillo poi ha aggiunto: “Abbiamo sottoposto le linee guida di contrasto alla povertà approvate dalla Conferenza Stato-Regioni ad un campione di operatori sociali del territorio casertano (che da tempo lavorano senza percepire un centesimo)  – spiega la sindacalista – e sono emerse diverse criticità, a partire proprio dalla carenza di mezzi adeguati per rendere possibile la loro concreta applicazione in aree dove il dissesto dei Comuni (che non pagano la compartecipazione per i servizi sociali) e la diffusione di gravi problematiche sociali rende necessarie misure più incisive”.
“Ci aspettiamo dunque maggiore attenzione per le necessità dei territori più svantaggiati e una revisione della governance – conclude la sindacalista -, ricalibrando gli interventi e consentendo che, anche attraverso la mediazione delle Regioni, l’acquisizione delle risorse da parte dei Comuni sia costantemente monitorata e adeguata alle differenti esigenze della popolazione”.


Caporalato, oltre ad azione repressiva bisogna premiare la correttezza delle aziende


“L’Ugl Agroalimentare condivide le finalità dei ddl in discussione ma ritiene necessario affiancare all’azione repressiva un sistema premiante per le imprese che, rifiutandosi di ricorrere ai caporali, subiscono le conseguenze negative della concorrenza scorretta basata sull’illegalità”.
Questa la posizione dell’Ugl Agroalimentare esposta dal segretario nazionale, Paolo Mattei, nel corso dell’audizione odierna sui disegni di legge contro il Caporalato che si è tenuta presso la Commissione Agricoltura del Senato e alla quale ha partecipato anche il dirigente sindacale Carla Ciocci.
“Per tutelare i lavoratori agricoli – ha continuato il sindacalista -, occorre prima di tutto proteggere i prodotti di qualità della nostra agricoltura, attraverso l’introduzione di marchi che attestino l’eticità della filiera”.
“Infine – ha aggiunto -, l’Ugl Agroalimentare ritiene fondamentale modificare l’art. 6 del decreto legge n. 91/2014 per assicurare l’inclusività della Rete per il Lavoro agricolo di qualità, con l’obiettivo di garantire una maggiore efficacia della stessa nella lotta al caporalato”.Caporalato