Birmania, UE trova intesa politica su sanzioni


«In risposta al colpo di stato militare»

C’è l’intesa politica dei ministri degli Esteri dell’Unione europea per sanzioni ai danni dei responsabili del golpe militare in Birmania. «In risposta al colpo di stato militare» in Birmania, «l’Unione europea è pronta ad adottare misure restrittive nei confronti dei diretti responsabili», si legge nelle conclusioni adottate dal consiglio Esteri Ue. «L’Unione europea – viene dunque spiegato – cercherà di evitare misure che potrebbero avere ripercussioni negative sulla popolazione della Birmania, soprattutto sui più vulnerabili. Il Consiglio invita l’Alto rappresentante e la Commissione europea a sviluppare proposte adeguate al riguardo». La decisione arriva in un momento di grandi tensioni nel paese in cui si continuano a registrare numerose manifestazioni, nonostante le restrizioni imposte dalla giunta militare tornata al potere con il colpo di Stato di inizio febbraio. Decine di migliaia di persone, infatti, sono scese in piazza ancora questa mattina in varie città della Birmania, sfidando anche la minaccia dei militari di usare la forza per reprimere le proteste. I manifestanti sono particolarmente numerosi a Rangoon, la principale città del paese, ma se ne registrano migliaia anche a Naypyidaw, la capitale. Proteste, inoltre, anche nelle città di Myitkyina e Dawei. Intanto è salito a tre il bilancio dei manifestanti rimasti uccisi nella repressione nel fine settimana, quando una grande folla ha partecipato ai funerali della prima vittima, una ragazza di 21 anni.


Da UE ok a prolungamento sanzioni alla Russia


La causa: l’annessione della Crimea 

L’Unione europea ha deciso di rinnovare e prolungare fino al 23 giungo del prossimo anno le sanzioni verso la Russia introdotte nel 2014 a seguito dell’annessione illegale della Crimea. «Dal 2014, la politica di sanzioni della Ue ha contribuito a scoraggiare l’aggressione russa contro l’Ucraina. Le sanzioni inviano un chiaro segnale: la Russia deve attuare pienamente gli accordi di Minsk», ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, commentando la decisione presa dal Consiglio dell’UE.


British Airways multata per 183 milioni


L’Autorità britannica per la tutela della privacy ha multato la compagnia British Airways per 183 milioni di sterline per il furto di dati che lo scorso anno colpì 500 mila clienti del vettore. Ciò, secondo l’autority, fu possibile a causa di inadeguata gestione della sicurezza informatica. «Siamo sorpresi e delusi dai risultati dell’Ico», ha dichiarato il Ceo di British Airways Alex Cruz. «British Airways – ha aggiunto – ha risposto rapidamente all’atto criminale»


Web tax, per l’Upb è incentivo a rimanere nell’ombra


di Claudia Tarantino

L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha espresso, in questi giorni, alcuni dubbi sull’efficacia della cosiddetta ‘web tax’, introdotta con la manovra correttiva 2017, quella misura cioè, detto in parole molto semplici, che punta a far pagare le tasse in Italia alle società e ai gruppi che operano su internet, come Google o Facebook, ad esempio.

Innanzitutto, secondo l’Upb, la ‘web tax’ si configura a tutti gli effetti come una “sanatoria preventiva e volontaria con una regolarizzazione agevolata delle posizioni fiscali pregresse e la garanzia per gli anni futuri di un trattamento basato sull’accordo e la collaborazione tra impresa e Amministrazione”.
Ed è proprio su questo aspetto che l’Upb nutre i maggiori dubbi, perché “le imprese digitali potrebbero essere incentivate a rimanere ‘nell’ombra’ sfruttando i margini di elusione dei quali dispongono e cercando di differire la contrattazione dell’onere tributario”.

Quindi, anziché condurre alla ‘emersione’ delle attività svolte sul web e dei relativi guadagni, porterebbe ad un ulteriore occultamento. E’ ovvio infatti, che – come precisa l’Upb – “la convenienza ad aderire alla procedura sarà tanto maggiore per imprese per le quali un accertamento ordinario è più probabile e rischioso”, mentre le altre continueranno a ‘nascondersi’ e, quindi, ad eludere il fisco.
Inoltre, “la convenienza per le imprese, e per il Fisco, dipende dalla valenza del vincolo, previsto dalla norma, di 50 milioni di ricavi prodotti in Italia in uno dei tre anni precedenti”. Ma, in assenza di un coordinamento internazionale, c’è “un’oggettiva difficoltà dei singoli Paesi a risolvere le complesse questioni tributarie legate alla diffusione dell’economia digitale”.

Per l’Ufficio parlamentare di Bilancio, dunque, anziché prevedere una penalizzazione di un certo rilievo che fungesse da incentivo per le imprese a regolarizzare la propria condizione, come il cosiddetto ‘DDL Mucchetti’ attualmente in discussione in Parlamento, si è preferito “incentivare l’adempimento fiscale volontario, legato quindi a una agevolazione”, la cui efficacia, però, potrà essere valutata solo nei prossimi mesi.