Manovra, Conte: «Riduce il carico fiscale»


«Chi dice il contrario è in malafede»

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha difeso la manovra. Lo ha fatto nei giorni scorsi, invitando i gruppi parlamentari a non modificarla troppo durante il suo passaggio alle Camere, e lo ha fatto oggi, sottolineandone i presunti meriti. La manovra «mette in atto una chiara strategia di politica economica, che si articola essenzialmente nella riduzione del carico fiscale, negli investimenti per la crescita e la sostenibilità ambientale e sociale e nelle misure per le famiglie e il welfare», ha osservato il premier, tra i principali sostenitori di una manovra attaccata da più parti. Ingiustamente, secondo Conte. A chi sostiene che la manovra porti con sé un aumento del carico fiscale, il premier ha replicato su Facebook, scrivendo che il governo sta realizzando il più grande taglio di tasse degli ultimi tempi rispetto allo scenario a politiche invariate, in un quadro di finanza pubblica complicato». «Chi dice il contrario o è un bugiardo o è in malafede», ha concluso. Inoltre, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno di studi della Guardia di Finanza, il presidente del Consiglio ha ricordato che la lotta contro l’evasione fiscale «non è solo doverosa applicazione della legge. È una battaglia che attiene alla cultura, all’etica (pubblica e privata), ma anche alla giustizia sociale, perché consente di liberare risorse per il welfare, a beneficio dei nostri anziani, delle persone con disabilità, dei più poveri, dell’istruzione, della ricerca, della sanità».


Governo, Renzi: «Darò battaglia per una manovra senza tasse»


Una spina (fastidiosa) nel fianco del governo. Pur continuandolo a sostenere in Parlamento con Italia viva, Matteo Renzi non perde l’occasione per punzecchiare l’esecutivo. Lo ha fatto nelle scorse settimane – un esempio: ieri Italia viva ha presentato due emendamenti al decreto fiscale collegato alla manovra che prevedono la reintroduzione dello scudo penale per ArcelorMittal, nonostante il parere contrario del Movimento 5 stelle –, lo ha fatto anche oggi nella sua e-news. Commentando la situazione economica del Paese, ha osservato che il problema non è rappresentato dalla legge di bilancio, ma dagli scarsi investimenti che l’Italia riesce ad attirare. «C’è un dato di fatto oggettivo. La situazione economica del Paese non è rosea. Tutto ristagna. E il problema non è la legge di bilancio – su cui continueremo la nostra battaglia #NoTax – ma la situazione di incertezza sugli investimenti. Per questo do a tutti appuntamento a Torino, venerdì 15 novembre», si legge nell’e-news. Tutto qui? No. A leggere attentamente il post si nota un particolare: oltre all’iniziativa, Renzi ha annunciato che Italia viva continuerà a battersi per ridurre le tasse previste dalla legge di bilancio. Un modo per distanziarsi da Pd e M5s agli occhi dell’elettorato. Ieri Renzi ha poi aperto alla proposta di Giorgetti di creare una Costituente per le riforme mentre Pd e M5s sono sembrati meno disponibili.


Manovra, la risposta di Gualtieri alla Commissione


Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha risposto alla lettera in cui la Commissione europea chiedeva ulteriori chiarimenti riguardo la manovra e le coperture, spiegando che non c’è una deviazione significativa dei conti pubblici e che la manovra moderatamente espansiva è coerente «con le regole del Patto di Stabilità e Crescita, tenuto conto della flessibilità che queste prevedono. Al tempo stesso, viene assicurata la sostenibilità della finanza pubblica e la traiettoria discendente del debito pubblico». Alla lettera è allegata anche una relazione sulle coperture, in particolare a quelle – «quantificate in maniera prudente ma rigorosa» – legate alla lotta all’evasione fiscale che ammontano a circa tre miliardi di euro.


NaDEF, la Camera dà il via libera


Con 318 voti a favore, 194 contrari e due astenuti, l’aula di Montecitorio ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza. Per l’approvazione era prevista la maggioranza assoluta. Ieri sera era già arrivato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulla NaDEF anche da parte del Senato, con 169 voti a favore, 123 no e quattro astenuti. Sempre oggi la Camera dei Deputati ha dato il via libera anche alla risoluzione di maggioranza sullo spostamento del pareggio di bilancio, in questo caso i sì sono stati 319, i voti contrari 193 e tre gli astenuti.


SPECIALE BANCHE – Un primo ristoro


Il fondo in legge di bilancio

La legge di bilancio per il 2019, appena approvata, invia un segnale chiaro nell’eterno dilemma fra il salvare gli istituti di credito e il tutelare i risparmiatori. L’articolo 1, ai commi 493 e seguenti, istituisce un Fondo indennizzo risparmiatori per il ristoro dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, nei casi delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa fra il 16 novembre 2015 e il 1° gennaio 2018. La dotazione iniziale è consistente, nell’ordine di 525 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Per effetto di alcune modifiche apportate nel corso dell’iter parlamentare, possono accedere al fondo, oltre ai risparmiatori persone fisiche, anche le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese. Il ristoro non è pieno, ma è sottoposto a dei limiti massimi di indennizzo (30% fino a 100mila euro). È ammessa la presentazione di domanda di risarcimento del danno anche a coloro che hanno aderito ad iniziative transattive assunte dalle banche. Hanno priorità le domande presentate dai risparmiatori che hanno un valore dell’Isee non superiore a 35mila nell’anno 2018. È atteso un decreto ministeriale entro il 31 gennaio 2019 ed è prevista una relazione alle Camere entro il 30 settembre 2019. La legge di bilancio, però, interviene anche sugli strumenti finanziari, ammettendo, in fase di prima attuazione dell’Internationale financial reporting standard 9 (Ifrs 9), una deducibilità del 10% e del 90% in quote costanti della componente reddituale.


Verità e contraddizioni sull’«emergenza lavoro»


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’intervista dal tono grave e decisamente preoccupato del Corriere della Sera di oggi al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, sull’anno che verrà, sulle aspettative delle imprese, intitolata «Il lavoro è l’emergenza dimenticata», contiene sia una verità sia una serie di contraddizioni.
La verità condivisibile ovviamente è «il lavoro è l’emergenza», la (prima) contraddizione è che il lavoro, leva fondamentale per risollevare le sorti del Pese, di un intero ceto medio impoverito e di un esercito di poveri, sia stato «dimenticato» dal Governo. Affermarlo a manovra appena varata, con tutto quello che ha comportato in termini di dibattito nazionale, duro e sfibrante (anche per le Borse), con le parti sociali convocate a Palazzo Chigi nella Sala Verde (da quanto tempo non avveniva?), con il lungo e sapiente braccio di ferro portato avanti con l’Europa per evitare che le norme lì contenute finissero sotto la mannaia e le procedure di infrazione dei Commissari Ue, è scorretto. L’Ugl si può considerare una delle poche voci fuori dal coro, ed è giusto, oltre che onesto, riaffermarlo nel passare al vaglio il pensiero delle grandi imprese. Se si afferma – come fa il presidente Boccia – che «è una manovra economica cosiddetta espansiva ma che in questo scenario (internazionale, ndr) sarà prociclica», che, dopo poche righe, «è una manovra espansiva ma la crescita è un’altra cosa», che, parlando di reddito di cittadinanza, è «paradossale il fatto che si possa rinunciare a due/tre proposte di lavoro in un Paese in piena emergenza occupazionale», le contraddizioni aumentano.
Cosa chiede Vincenzo Boccia, cosa manca nella manovra? Un taglio netto del cuneo fiscale nonché detassazione e decontribuzione totale dei premi di produzione per i contratti di secondo livello aziendale, investimenti per aumentare la produttività, un grande piano di inclusione giovani con la decontribuzione e la detassazione totale per le assunzioni a tempo determinato, quelle che nell’era Renzi del Jobs Act hanno dopato il mercato del lavoro come dimostra la sua recente stasi. Sono proposte contenute nel Patto di Fabbrica, siglato da Confindustria e dalle altre tre Confederazioni sindacali, ma si tratta di misure oltre che discutibili, come nel caso della decontribuzione e della detassazione totale per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani (non avrebbero il sapore di un assistenzialismo alle imprese?), anche molto costose, come ben dovrebbero sapere proprio coloro che – prima della grande opera diplomatica del premier Giuseppe Conte – stigmatizzavano i contenuti della manovra in quanto disallineata dai parametri richiesti dall’Ue, parametri che, attenzione, dipendevano anche da precedenti Governi. Nella manovra, invece, esistono misure per il lavoro e per l’inclusione dei giovani, si chiamano reddito di cittadinanza (che coinvolge le imprese) e quota 100, ci sono interventi per sbloccare le infrastrutture e per stessa ammissione di Boccia sono state confermate anche alcune misure in materia di tecnologia e formazione.
Allora forse il punto è un altro. Non si può pretendere che il Governo attuale, il più politico di tutti quelli che lo hanno preceduto, potesse disattendere le promesse fatte in campagna elettorale. Pretenderlo significa riaffermare il primato dell’economia sulla politica ma così non è o, meglio, non lo è più, e senza alcuna contraddizione.