“Aiutiamo l’Italia a crescere – Storie di immigrati che sostengono l’economia del nostro Paese”


Lunedì 11 luglio, alle ore 15,00, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio si svolgerà il convegno “Aiutiamo l’Italia a crescere – Storie di immigrati che sostengono l’economia del nostro Paese” organizzato dalla deputata Renata Polverini, vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e responsabile dipartimento Politiche lavoro e sindacali di Forza Italia. Il Presidente Iper, istituto per le ricerche economiche e sociali, Stefano Cetica presenterà lo studio ‘I lavoratori stranieri in Italia’. Farà un saluto introduttivo il vice presidente della Camera, Simone Baldelli. Interverranno:l’On. Khalid Chaouki (PD), presidente Intergruppo parlamentare Immigrazione, il Prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Liberta’ civile e Immigrazione Ministero Interno, Mons. Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes, Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil, Liliana Ocmin, responsabile dipartimento Politiche migratorie, donne e giovani Cisl, Giuseppe Casucci, coordinatore Politiche migratorie Uil, Luciano Lagamba, presidente Sei Ugl, Massimo Marchetti, dirigente Area Lavoro e Welfare Confindustria, Walter Massa, responsabile Politiche immigrazione Arci. Moderatore Vincenzo Spagnolo, giornalista di Avvenire.


Lontana dalla realtà e dai cittadini: ecco l’Inps di Boeri


L’Inps è sempre più distante dalle esigenze dei cittadini così come il suo presidente è sempre più lontano dalla realtà. Un aspetto che emerge ancor di più analizzando la relazione annuale presentata oggi da Tito Boeri alla Camera: secondo il presidente infatti “la cancellazione dell’articolo 18 con il superamento della reintegra per i licenziamenti senza giusta causa e giustificato motivo previsto dal Jobs act non ha portato a un aumento dei licenziamenti”. Un primo errore, a cui ne seguono altri ancora più gravi, come la critica mossa nei confronti degli interventi a favore degli esodati, definiti dallo stesso “molto costosi e inadeguati”, e il passaggio relativo alla legge 104, in cui Boeri denuncia “l’alta incidenza di questi permessi nel pubblico impiego”.
Aspetti questi che per Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl – oggi alla presentazione del rapporto alla Camera – confermano ulteriormente quanto il presidente dell’Inps sia “sempre più distante dai problemi reali e, soprattutto, dalle vere esigenze dei cittadini”.
Per questo motivo il patronato ricopre un ruolo sempre più importante. Si pensi proprio a quanto emerso alcuni giorni fa da un’inchiesta di Libero e poi confermata dagli stessi dati Enas Ugl, da cui è emerso che sono tanti, troppi, gli assegni previdenziali erogati con somme più basse di quanto dovuto.  Davanti a errori del genere “il Presidente Boeri  – ha precisato Cetica – non sente nemmeno l’esigenza di scusarsi. L’Enas Ugl, invece, ha scelto di essere al fianco dei cittadini e dei pensionati avviando un’iniziativa estesa su tutto il territorio nazionale per offrire assistenza e verificare la correttezza del calcolo della pensione”. Inoltre c’è un problema di comunicazione diretta con il cittadino. L’Istituto, ha spiegato infatti Cetica “è troppo avanti con la reale possibilità dei cittadini di interagire con il sistema informatico ulteriormente potenziato a scapito dei servizi sul territorio e, allo stesso tempo, è troppo indietro rispetto alle esigenze di trasparenza e puntualità nei versamenti”. Dure critiche al rapporto annuale dell’Inps arrivano anche dall’On. Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia per la quale si tratta di una “relazione deludente, priva di dati sul bilancio dell’Istituto, che conferma una visione liberista della previdenza pubblica ed il tentativo malcelato di attribuire più a se stesso che all’Inps il ruolo di Ministro ombra del lavoro”. “Stupefacente – ha ribadito la deputata – l’esaltazione del jobs act a dispetto di tutti i dati sulla disoccupazione; l’assurda critica alle salvaguardie per la vergognosa vicenda degli esodati; inaudito l’attacco ai dipendenti pubblici sull’utilizzo della legge 104/92; intollerabile la visione di un Inps sempre più orientato all’assistenza e sempre meno coinvolto – sul territorio e con i suoi funzionari di sicura professionalità e competenza – nel rapporto con i cittadini ormai “filtrato” dai sistemi informatici tanto cari al Presidente Boeri”. Silenzio totale, inoltre, sul dramma del caporalato contro il quale, invece, l’Inps dovrebbe agire con forza.  “L’Istituto proprio su questo tema non ha dimostrato l’impegno dovuto sul fronte della sicurezza e della dignità del lavoro”, ha dichiarato il presidente  Cetica. Anche per l’On. Polverini si tratta di una “sostanziale assenza dell’Inps nella lotta al dramma del caporalato che colpisce ormai tutte le regioni italiane”.


Istat, economia in frenata


L’indice di crescita per l’Italia rallenta. Parole dell’Istat secondo cui “la fase di crescita moderata dell’economia italiana” e “l’indice anticipatore del trend abbiano segnato un’ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine”.
Sebbene, dunque, l’economia italiana sia “sostenuta dal miglioramento dei ritmi produttivi dell’attività manifatturiera e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni, in presenza di un recupero della redditività delle imprese e di un aumento dell’occupazione”, si registrano “segnali meno favorevoli provengono dai consumi, dal clima di fiducia delle famiglie e dalle imprese dei servizi”.
Secondo il segretario generale dell’Ugl, Frcarrello-spesaancesco Paolo Capone, “crescita e inflazioni deboli dipendono da sfide non colte nel corso degli anni, come ad esempio un vero patto tra lavoro e impresa nel nome della partecipazione, secondo il dettato dall’articolo 46 della Costituzione, e contratti di lavoro rinnovati alla scadenza”.
L’istituto di statistica sottolinea che, nel primo trimestre, il reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici ha ripreso ad aumentare: +0,8%, mentre la spesa per consumi finali è risultata stazionaria dopo tre trimestri consecutivi di aumento. La propensione al risparmio è quindi tornata ad aumentare, portandosi all’8,8% del reddito lordo disponibile. In presenza di una riduzione del deflatore implicito dei consumi dello 0,3%, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,1%.
“Sulla deflazione, dovuta ad un arretramento dei consumi più che alla flessione di alcuni prezzi, – ha sottolineato Capone – e bassa crescita giocano un ruolo molto importante anche la qualità, notoriamente scarsa, e la stabilità del lavoro, ormai del tutto frantumata dall’avvento del Jobs Act e dallo smantellamento dell’art. 18, operazione già avviata ai tempi della Fornero, di cui il governo sta seguendo le tracce persino in peggio, anche in materia previdenziale. Senza dimenticare che milioni di lavoratori con stipendi fermi a qualche anno fa non sono di certo incentivati a spendere o a fare importanti programmi per l futuro”.
Quanto al mercato del lavoro, secondo gli ultimi dati, ha sottolineato l’Istituto, “a maggio, è proseguito per il terzo mese consecutivo il miglioramento dell’occupazione”, “ma ad un ritmo più contenuto rispetto al mese di aprile”.  A giugno “le aspettative formulate dagli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi risultano avere andamenti diversi secondo il settore: in peggioramento nei servizi e nelle costruzioni, stabili nella manifattura e in aumento nel commercio. Nello stesso mese si segnala il peggioramento delle attese delle famiglie sulla disoccupazione”.
“A forza di minare – ha concluso – i cardini sui cui si è sostenuto per decenni il cosiddetto ceto medio ovvero stipendi, pensioni, lavoro, si è indebolito tutto il sistema economico, in particolare con un mercato fermo che provoca pesanti ripercussioni intermini di produttività. Solo un cieco, ma in Italia e in Europa ce ne sono fin troppi, non può accorgersi di queste verità”.


Pensioni , migliaia di errori dell’Inps in tutta Italia


 

di Marco Colonna

Dalle pensioni di anzianità a quelle di vecchiaia, da quelle di invalidità a quelle di reversibilità, da una verifica effettuata calcolando le somme erogate dagli uffici centrali o periferici dell’ Inps è risultato che fino a un massimo del 43% dei trattamenti economici riservati ai lavoratori in quiescenza è stato soggetto ad errori macroscopici, sviste, inesattezze e imprecisioni varie. Ovviamente, parliamo di sbagli per difetto a danno dei pensionati che beneficiano degli assegni previdenziali liquidati dall’ ente guidato da Tito Boeri. Anche nel 2015, i patronati hanno avanzato all ‘Inps decine di migliaia di richieste di ricostituzione della pensione per ritoccare al rialzo gli importi. E nel 25% dei casi l’Inps s’è rifiutato di aderire alla proposta sindacale obbligando i lavoratori e i pensionati a far valere i propri diritti con un’ azione legale vera e propria. Eh sì, perché di norma l’Inps non riconosce l’errore soltanto in base a mancanza o errato calcolo di contributi versati, ma piuttosto anche in base ad una diversa interpretazione delle norme o delle legge che regolano la materia. Dai dati elaborati dai patronati Enas Ugl per il quotidiano Libero – con un’ analisi a campione effettuata sulle pratiche previdenziali gestite in via ordinaria e sulle domande di ricostituzione – emerge uno scenario allarmante: su 5.884 domande di accesso al trattamento previdenziale presentate all’ Inps tra gennaio e dicembre 2015 dai patronati Enas in tutta Italia, il 16% ha presentato inesattezze. Su base regionale i picchi sono stati rilevati nel Lazio (nel 2015 registrato il 30,9% di errori) ed a Roma e provincia, dove le cosiddette “sviste” raggiungono la cifra record del 35,7%. Situazione disastrosa anche al Sud, in Sicilia (il 14,3% hanno ottenuto un ricalcolo), in Campania (il 20% di ricostituzione del trattamento) . Un dato nazionale certo non è disponibile, ma si calcola che almeno una pensione su quattro possa essere sbagliata , ovvero decine di migliaia di situazioni a rischio, e pratiche pensionistiche che contengono problemi fra i 70 e i 100 euro mensili, quando non accade che l’errore riguardi proprio il mese dell ‘ entrata in pensione. E , allora, non si contano i casi dell’Inps che recapita lettere ai pensionati vantando , in base a presunti calcoli previdenziali errati, la restituzione di decine di migliaia di euro. Al contrario, a volte, è l’istituto della previdenza a dover rimborsare i pensionati, aggiungendo pure gli arretrati. Per esempio, nel caso l’Inps non abbia calcolato correttamente – magari nel caso di occupazione discontinua – i diversi periodi di lavoro, cassa integrazione o mobilità , con relativo accredito dei contributi figurativi spettanti e non versati al contribuente. Che fare? Scovato l’errore, a credito o a debito, prende il via la battaglia che il pensionato deve necessariamente affidare alle mani dei patronati. Dopo il ricalcolo solitamente nell’arco di 30 giorni viene assegnata la pensione provvisoria, e – attenzione – proprio a partire da questo punto cominciano a decorrere i termini (tre anni) oltre i quali non si ha più diritto ad ottenere ulteriori correzioni. «Purtroppo, siamo di fronte ad un fenomeno vero, reale, di cui Libero ha fatto benissimo ad occuparsi e a denunciare, perché ci aiuta a tutelare meglio i nostri utenti. Tutelare i diritti dei nostri assistiti è una priorità»: ha detto il presidente dei patronati Enas, Stefano Cetica, commentando l’inchiesta avviata dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri. E proprio per offrire a tutti i pensionati un ‘check up’ completo dei loro diritti e, in modo particolare, uno screening preciso sulle prestazioni previdenziali erogate dall’Inps, prende il via, domani giovedì 30 giugno a Roma (in piazza Bologna e in Largo di Torre Argentina, giovedì 30 giugno, dalle ore 9.30 alle ore 17.30), la campagna del Patronato Enas-Ugl dal titolo: “Ti fidi dell’Inps? Rifacciamo i conti”. Con dei gazebo allestiti in diverse città, infatti, gli operatori del Patronato offriranno assistenza gratuita per verificare la correttezza del calcolo della pensione – come abbiamo visto troppo spesso errato – soprattutto per quei lavoratori che hanno subìto dei periodi di cassa integrazione o mobilità o per chi ha avuto una contribuzione discontinua. Gli operatori del patronato saranno a disposizione degli utenti per offrire un’assistenza completa e, sopratutto, una presenza concreta sul territorio. L’iniziativa dell’Enas proseguirà per tutta la settimana successiva e si estenderà in altre piazze d’Italia (Trieste, Napoli, Foggia, Catania, Latina, Avellino e Bari).


Commissione Ue e parti sociali a confronto su lavoro, diritti e tutele


 

Allan Larsson, consigliere speciale di Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha presentato a Roma, alle parti sociali, il pilastro europeo dei diritti sociali, oggetto della comunicazione al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dell’8 marzo scorso.

Il pilastro europeo dei diritti sociali stabilirà una serie di principi fondamentali per sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale all’interno della zona euro, equi e ben funzionanti.

Alla sua adozione questo provvedimento diventerà un quadro di riferimento per vagliare la situazione occupazionale e sociale degli Stati membri partecipanti e guiderà il processo di riforma a livello nazionale. In termini più concreti il pilastro fungerà da bussola per orientare la rinnovata convergenza all’interno della zona euro.

La Commissione europea ha presentato – lo scorso settembre – una prima stesura di massima del pilastro europeo dei diritti sociali avviando una vasta consultazione pubblica per raccogliere le opinioni e le osservazioni di altre istituzioni dell’Ue, delle autorità e dei parlamenti nazionali, delle parti sociali, delle parti interessate, della società civile, degli esperti del mondo accademico e dei cittadini dell’Unione. L’iniziativa è rivolta alla zona euro, senza tuttavia escludere altri Stati membri che intendano aderirvi.

Durante il vertice romano Larsson –  illustrando il contenuto della comunicazione –  ha posto l’attenzione su quattro temi: l’impatto della crisi economica sull’occupazione, le forti differenziazioni territoriali fra Paesi e all’interno degli stessi Paesi, la progressiva digitalizzazione e la disoccupazione tecnologica e l’invecchiamento della popolazione.

La Commissione europea, con questa iniziativa, intende favorire un dialogo fra tutti i soggetti interessati, che sono invitati a partecipare alla consultazione pubblica, al fine di arrivare ad un modello sociale di sviluppo che possa durare nel tempo.

Per l’Ugl era presente il segretario confederale Fiovo Bitti che – a riguardo – ha rilasciato una dichiarazione a La Metasociale: “Al consigliere speciale del Presidente Juncker – spiega il sindacalista- abbiamo fornito un quadro chiaro e preciso della situazione economica italiana con particolare riferimento al dato sugli occupati, vale a dire la somma di lavoratori dipendenti e indipendenti”.

“Dal 2008 al 2015 – precisa  – in Italia vi sono oltre 625mila occupati in meno, con una forte differenziazione registrato un calo degli occupati per la componente maschile superiore al fra il meno 5 e il meno dieci percento. In valori assoluti, in Sicilia si registrano oltre 125mila occupati in meno, in Puglia 107mila, in Campania anche in alcune regioni del nord, ad iniziare dal Veneto, dove gli occupati Cgil, Cisl, Uil, Ania, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia ed alcuni soggetti del no profit”.

 


“Sud ancora in emergenza”


 

“Nel 2015 il Sud è ripartito, ma preoccupa il dato occupazione”. Quindi, l’emergenza sociale persiste, purtroppo, sempre con più forza. Ad affermarlo è l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno in una nota con cui rende pubblici alcuni dati delle Anticipazioni del Rapporto Svimez 2016, che sarà presentato il prossimo 28 luglio a Roma.

Giovanni Condorelli, segretario confederale dell'Ugl con delega alle politiche del Mezzogiorno
Giovanni Condorelli, segretario confederale dell’Ugl con delega al  Mezzogiorno

“Malgrado le rilevazioni positive della Svimez, l’Ugl resta critica sull’andamento dell’economia del Mezzogiorno, soprattutto guardando alla disoccupazione giovanile e a quella femminile”. Queste le parole di Giovanni Condorelli, segretario confederale dell’Ugl con delega al Mezzogiorno in merito alle anticipazioni dello Svimez.

“Per tornare ai tempi pre-crisi – sottolinea il sindacalista  – occorrono decenni e il Mezzogiorno non ha a disposizione così tanto tempo. Ecco perche’ chiediamo con urgenza al governo Renzi di procedere con interventi incisivi, non elettoralistici, a sostegno delle fasce piu’ deboli, dei giovani e dei pensionati”.

Per Condorelli “occorrono anche investimenti strutturali insieme all’apertura di cantieri per dare subito risposte alla disoccupazione”.

“L’Ugl – conclude –  riprendera’ la campagna del Sudact in tutto il Meridione per continuare a sensibilizzare governi nazionali e locali, insieme a tutta la classe dirigente del Sud, affinche’ facciano del Mezzogiorno il tema prioritario per la

ripresa dell’economia italiana”.

Focus sui dati

Lo scorso anno nelle regioni del Sud si è registrata un’inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese: il Pil dell’area, secondo le stime di consuntivo della Svimez, è cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta alla crescita di alcuni settori. Primo fra tutti, quello dell’agricoltura (+7,3%), segue il turismo e, in misura più contenuta, il settore delle costruzioni (+1,1%).

Lo Svimez registra anche una significativa ripresa del mercato del lavoro, che ha visto una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%, in parte frutto di alcuni provvedimenti del Governo. Questi avrebbero contribuito alla crescita del Pil del Mezzogiorno per 0,2 punti percentuali (0,1 al Centro-Nord).

Segnali positivi dunque, ma c’è da dire che si partiva da una situazione precedente molto difficile. Non a caso il dato dell’occupazione resta assai lontano dai livelli pre-crisi. A ciò si accompagna un quadro di persistente ed acuta emergenza sociale.