Il mondo del lavoro con gli occhi del cinema


Incoraggiare, attraverso le arti cinematografiche e audiovisive, una riflessione critica sul mondo lavoro, soprattutto in rapporto con la società contemporanea e il contesto politico e sociale. Questo l’obiettivo del Working Title Film Festival, la kermesse del cinema del lavoro di Vicenza in programma dal 27 aprile al 1 maggio.
A promuovere l’evento è l’associazione promotrice LIES – Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale, che per l’edizione 2017 ha pensato ad uno spazio dedicato ai giovani filmmaker con un bando di concorso che mira a selezionare le migliori produzioni recenti di giovani registi under 35 provenienti da tutto il mondo.
C’è anche di più: il 10 febbraio partirà la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Eppela.com a sostegno del Festival. Come nel 2016, quando 82 sostenitori avevano creduto nel progetto sostenendolo economicamente, anche per il 2017 il pubblico potrà dare il suo contributo. Abbonamento, t-shirt, borsette, locandine e spillette sono alcune delle ricompense previste.
Con l’edizione dello scorso anno, gli ideatori del Festival vogliono dare spazio al meglio della produzione audiovisiva indipendente che racconta con sguardi e linguaggi originali il mondo del lavoro e i molteplici temi che con esso si intrecciano. Uno sguardo contemporaneo sui nuovi modelli e condizioni del lavoro, evidenziando non solo gli aspetti negativi, legati alla precarietà, alla frammentazione e alla riduzione dei diritti, ma anche le possibilità creative.


Il potere della Finanza


 di Giovanni Magliaro

C’è un libro che consiglierei vivamente di leggere a chi voglia cercare di capire cosa sta succedendo oggi in Italia e nel mondo, quali sono le radici di fondo della grave crisi economica, culturale e politica che stiamo vivendo.

Il titolo è “Finanzcapitalismo” e  l’autore è Luciano Gallino (edizione Einaudi, pagine 324, euro 19). Gallino  è morto l’8 novembre 2015 dopo aver pubblicato l’ultimo lavoro su “Il denaro, il debito e la doppia crisi”. E’ stato un grande sociologo ed economista che ha dedicato molte delle sue energie allo studio dei temi del lavoro, del capitalismo e soprattutto dei meccanismi finanziari.

L’autore delinea in un formidabile affresco le grandi linee del processo, di dimensioni epocali, che vede l’affermazione fuori controllo del potere finanziario internazionale. Il finanzcapitalismo è una mega-macchina che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani sia dagli ecosistemi. Come macchina sociale il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale. Il finanzcapitalismo persegue l’accumulazione di capitale facendo tutto il possibile per saltare la fase intermedia, la produzione di merci. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati finanziari allo scopo di produrre immediatamente una maggiore quantità di denaro. A questa differenza fondamentale nella formula dell’accumulazione il finanzcapitalismo accompagna una pretesa categorica : si deve ricavare dalla produzione di denaro per mezzo di denaro un reddito decisamente più elevato rispetto alla produzione di denaro per mezzo di merci.

Questa mega-macchina, spiega Gallino, è giunta ad asservire ai propri scopi ogni aspetto come ogni angolo del mondo contemporaneo. Un simile successo non è dovuto a una economia che con le sue innovazioni ha travolto la politica, bensì ad una politica che ha identificato i propri fini con quelli dell’economia finanziaria, adoperandosi con ogni mezzo per favorire la sua scesa. In tal modo la politica ha abdicato al proprio compito storico di incivilire, governando l’economia, la convivenza umana. E non si è limitata a questo. Ha contribuito a trasformare il finanzcapitalismo nel sistema politico dominante a livello mondiale. Dal 1980 in poi l’economia mondiale è stata intensivamente finanziarizzata. In altre parole la produzione di denaro dal nulla per mezzo di denaro, insieme con la creazione di denaro dal nulla per mezzo del debito, hanno preso largamente il sopravvento, quali criteri guida dell’azione economica, rispetto alla produzione di merci per mezzo di merci.

Nel libro si ricostruisce in modo puntuale il processo storico attraverso cui i confini tra politica ed economia sono stati deliberatamente spalancati alla economia proprio dalla classe politica e dalle leggi emanate. Le prime sbarre di confine ad essere alzate di propria iniziativa dalla politica furono quelle che regolavano in qualche modo la libera circolazione dei capitali. Le leggi che hanno liberalizzato i movimenti di capitale nella prima metà degli anni ottanta portano la firma di Margaret Thacher e di Helmut Kohl in Europa. Negli Stati Uniti il Congresso  ha emanato tra il primo mandato di Reagan e il secondo mandato di Clinton una serie copiosa di leggi e normative intese specificamente a togliere ogni vincolo alla circolazione di capitali, all’attività speculativa delle banche e alla connessa produzione di strumenti finanziari sempre più complessi e incontrollabili. In tali interventi politici espressamente de-regolativi dell’economia vanno individuate le premesse operative della crisi economica attuale. Una parte molto interessante del libro di Gallino riguarda l’illustrazione dei “transiti” dalla finanza alla politica e viceversa di tanti illustri personaggi che hanno avuto un ruolo centrale nello sviluppo abnorme del sistema finanziario. In USA come nell’Unione Europea gli intrecci organizzativi, personali e ideologici tra finanza e politica, tra enti che dovrebbero essere regolati ed enti regolatori, tra cariche private e cariche pubbliche, sono stati e sono tuttora così stretti da rendere illusoria l’attesa che anche in presenza di questa crisi la politica possa riprendere una congrua misura di autonomia, se non di potere, rispetto alla finanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Carta da visita


di Giovanni Magliaro

Un paio d’anni fa è uscita nelle librerie una nuova edizione di Carta da Visita, il libro che Ezra Pound scrisse in italiano e pubblicò per la prima volta nel 1942. Il lavoro fu ripubblicato in edizione limitata nel 1974. L’attuale edizione (Bietti, pagine 106, euro 14), curata da Luca Gallesi, si avvale di una corposa introduzione del curatore che inquadra mirabilmente, coinvolgendo il lettore, la complessa ed affascinante figura di questo grande poeta e pensatore che ha lasciato un’orma indelebile nel panorama del secolo ventesimo.

Ezra Weston Loomis Pound è stato un poeta, saggista e traduttore statunitense
Ezra Weston Loomis Pound, poeta, saggista e traduttore statunitense

Quando Carta da Visita viene pubblicato per la prima volta siamo nel pieno della seconda guerra mondiale che vedeva uno scontro sanguinoso senza precedenti. Oggi, come ci ricorda il curatore del libro, l’Europa e il resto del mondo non sono in guerra come allora, ma la situazione è altrettanto drammatica. Il colonialismo di un tempo è divenuto ora “delocalizzazione”, i signori dell’oro sono diventati operatori di borsa e i popoli delle nazioni occidentali paventano un disastroso  tracollo economico. Pound era stato facile profeta. Dai microfoni di Radio Roma, proprio nel 1942, aveva detto :” Il nemico è Das Leihkapital, il capitale errante internazionale”. In quegli anni, quando molti intellettuali erano  impegnati su altri fronti, Pound doveva risultare quantomeno eccentrico e forse stravagante con la sua “fissazione” sulla necessità prioritaria di combattere contro la speculazione finanziaria. Oggi, dopo settant’anni, la profezia di Ezra Pound è chiara a tutti. Oggi che  il predominio del capitalismo finanziario, con tutte le sue conseguenze nefaste in tanti campi della vita di interi popoli, è più che evidente ed è oggetto di studi e di attenzioni crescenti. Oggi il suo monito contro “la banca che trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”, come recita nel Canto 46, è di una evidenza solare.

Le idee economiche di Pound e la sua eterna invettiva contro l’usura (che è stata tradotta in versi mirabili dei Cantos) si è cercato spesso di farle passare da molti come fantasticherie bislacche di un genio poetico. Ma gli avvenimenti di questi ultimi anni e la realtà che stiamo vivendo in questo periodo sconfessano tali critici superficiali. Certo, Pound non era un economista. Era soprattutto un poeta, forse il più grande del ventesimo secolo ( e uno scopritore di poeti e di scrittori – basti ricordare Eliot, Joyce ed Hemingway) ma, come ricorda Giano Accame nel suo libro Ezra Pound Economista, ” nessuno ha mai patito tanto nel tentativo di dare epica dignità ai misteri dell’economia, indagando e scuotendo non solo con furore ereticale, ma con umana pietà, con compassione, questa scienza, che così spesso ne è priva nei suoi ben remunerati conformismi”. Ma alla luce di quanto accaduto, anche recentemente, possiamo affermare che aveva visto più chiaramente questo poeta settant’anni fa di tanti soloni di professione economisti dei nostri tempi che non sono riusciti a comprendere quello che stava accadendo sotto il loro naso e si sono fatti (o si sono voluti far) sorprendere troppo spesso dagli avvenimenti.

Carta da Visita è un insieme di aforismi incisivi, di battute polemiche, di considerazioni profonde. Il tutto non sempre di immediata comprensione. Il filo rosso che lega questo insieme sono le certezze sull’economia e sull’usura in tutti i suoi multiformi aspetti. “Nessun uomo libero da parassiti mentali tollererebbe la camorra delle banche” oppure ” Le rivoluzioni dell’ottocento definivano il concetto di libertà : diritto di far tutto ciò che non danneggia gli altri. Ma con la decadenza della democrazia questa definizione è stata tradita a favore degli usurai e degli speculatori” oppure ancora ” Dire che uno Stato non può fare e creare perché manca denaro è ridicolo quanto dire non può fare strade perché mancano i chilometri”. Sono solo alcuni di questi aforismi.

Come ricorda Gallesi, Pound denuncia la guerra perenne tra oro e lavoro, tra chi specula e chi fatica, tra gli usurai e gli uomini liberi. Lui si schiera sempre a favore di questi ultimi. Scelta mai rinnegata e di cui pagherà dignitosamente tutte le conseguenze. E le conseguenze sono note a tutti : l’arresto nel maggio 1945 a Chiavari, il trasferimento nella “gabbia” di Pisa, l’incarcerazione senza condanna e la detenzione senza processo  per tredici anni nel manicomio criminale di Washington, poi la liberazione e il ritorno in Italia fino alla morte avvenuta a Venezia il 1 novembre 1972. Nel frattempo il capolavoro assoluto e senza tempo, i Pisan Cantos.

 

 

 

 

 

 

 


L’impronta indelebile di Bauman nella “società liquida”


 

Zygmunt Bauman era noto in tutto il mondo per essere il teorico della postmodernità e della cosiddetta “società liquida”, che ha spiegato in uno specifico ciclo della sua produzione saggistica, dall’ Amore liquido alla Vita liquida.

Con la crisi del concetto di comunità emerge, infatti, un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo soggettivismo ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, da cui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto e uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti costi, l’apparire come valore e il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo”. La modernità liquida, per dirla con le parole del sociologo polacco, è “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”.

Per Bauman, infatti,  il tessuto della società contemporanea, sociale e politico, era “liquido”, cioè sfuggente a ogni categorizzazione del secolo scorso e quindi inafferrabile. Questo a causa della globalizzazione, delle dinamiche consumistiche, del crollo delle ideologie che nella postmodernità hanno causato uno spaesamento dell’individuo e quindi la sua esposizione brutale alle spinte, ai cambiamenti e alle “violenze” della società contemporanea dell’incertezza, che spesso portano a omologazioni collettive immediate e a volte inspiegabili per esorcizzare la “solitudine del cittadino globale”, come si chiama uno dei suoi lavori più celebri.

Un altro tema fondamentale del pensiero di Bauman, uno degli intellettuali più aperti al confronto umano e all’interazione con la viva realtà, era il rapporto con “l’altro” e dunque anche con lo straniero. Soprattutto durante le ultime crisi migratorie che hanno coinvolto l’Europa dopo le primavere arabe e la guerra civile in Siria, Bauman è stato sempre un intellettuale in prima linea a favore dell’accoglienza dei profughi e dei migranti scappati dall’orrore. Detestava la nuova Europa dei muri e del razzismo, nuova perversione della società contemporanea spaventata dalla perdita di un benessere fragile e anonimo e preda di un “demone della paura” sempre più ingombrante. Fondamentale, in questo senso, è stato il suo “Stranieri alle porte”.

A questo proposito, Bauman aggiungeva: “Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare queste estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse. Ma una cosa è certa: costruire muri al posto di ponti e chiudersi in ‘stanze insonorizzate’ non porterà ad altro che a una terra desolata, di separazione reciproca, che aggraverà soltanto i problemi”.

In Italia. Una delle ultime apparizioni pubbliche in Italia di Bauman è stata ad Assisi lo scorso settembre nell’ambito di un incontro interreligioso per la pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dai frati della località umbra, dove tra l’altro era presente anche Papa Francesco. Anche allora, Bauman parlò della necessità del “dialogo” come la via per l’integrazione tra i popoli: “Papa Francesco”, ricordò, “dice che questo dialogo deve esser al centro dell’educazione nelle nostre scuole, per dare strumenti per risolvere conflitti in maniera diversa da come siamo abituati a fare”. (La Repubblica).

 

 


Il Cairo precipita nell’incubo del terrorismo


Il Cairo precipita nell’incubo del terrorismo: risale a ieri il terribile attentato che ha strappato alla vita 25 persone ed ha portato al ferimento di oltre 49 fedeli. Tra le vittime soprattutto donne e bambini (sei per la precisione), perché l’esplosione è avvenuta durante la celebrazione della Messa e, proprio nella parte della cappella a loro riservata.

La deflagrazione, alimentata da dodici chili di tritolo, è avvenuta in un edificio che fa parte del complesso della cattedrale copta di San Marco nel quartiere Al Abasiya (sede del capo spirituale, papa Teodoro II, centodiciottesimo patriarca di Alessandria). Un duro colpo inferto alla Fede di quel popolo e ad un rifugio di preghiere e di speranze.

Il presidente egiziano Abdel Fatah Al Sisi ha annunciato, aprendo i funerali di Stato delle vittime dell’attacco alla cappella copta si San Pietro e Paolo al Cairo, che l’attentato è stato opera di un giovane kamikaze. Si tratta di Mahmoud Shafik Mohamed Moustafa di 22 anni, ha aggiunto parlando di 4 arresti (tre uomini e una donna).

Lo stato egiziano è determinato a vendicare le vittime innocenti dell’attentato di ieri e a portare in giustizia i responsabili dell’atto, per individuare i quali saranno raddoppiati gli sforzi degli investigatori, ha detto lo stesso Sisi, durante una riunione in mattinata con il primo ministro, Sherif Ismail, quella della difesa e della produzione militare, Sedqi Sobhi, e quello dell’interno, Magdi Abdel Gafar.

Sisi, si dice in un comunicato, ha chiesto ai servizi di sicurezza di impegnarsi al massimo per la vigilanza dei cittadini e per garantire la sicurezza del paese. E’ stato quindi annunciato che il ministero della solidarietà sociale verserà la somma di 100mila lire egiziane (circa seimila euro) alle famiglie delle 23 vittime dell’attentato e 30mila( circa 1600 euro) a quelle dei feriti (Fonte Ansa).

La preghiera di Papa Francesco. Vicinanza a Papa Tawadros II e alla sua comunità è stata espressa da Bergoglio all’Angelus: “Prego per i morti e per i feriti”, ha detto il pontefice. Una preghiera il Papa l’ha rivolta anche per “gli efferati attacchi terroristici che nelle ultime ore hanno colpito vari paesi”, in Turchia, Nigeria e Somalia. Francesco ha aggiunto che si tratta di più episodi, ma di “un’unica violenza che semina morte e distruzione. L’unica risposta – ha ribadito – è quella della fede in Dio e l’unità nei valori umani e civili”.

 

 

 

 


Atlante dell’Infanzia, oggi la presentazione


A pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Infanzia, Save The Children ha presentato, a Roma, l’Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia “Bambini, SuperEroi”, pubblicato quest’anno per la prima volta da Treccani e diffuso in libreria da inizio dicembre.

L’Atlante di Save The Children è la fotografia in chiaroscuro dello stato dell’infanzia nel nostro Paese, composta da analisi e dati geolocalizzati in originali mappe, a cura di Giulio Cederna, corredato dalle foto di Riccardo Venturi, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica su una tematica così complessa come quella dell’infanzia.

L’Atlante  – si legge nella nota diffusa dall’Organizzazione –  analizza gli spazi dei bambini, da quelli urbani in cui vivono e si ritagliano un proprio mondo, a quelli che dovrebbero essere loro dedicati ma che presentano assenze o carenze, dagli asili nido ai reparti di pediatria. Guarda a quelle che sono le barriere che i bambini devono superare quotidianamente per avere accesso ai propri diritti, prima fra tutte la povertà. Ma l’Atlante ci restituisce anche un quadro chiaro della consapevolezza dei bambini e degli adolescenti, unita alla loro grande capacità di resilienza e di grande speranza per un futuro migliore.

Perché, come hanno scritto i ragazzi coinvolti da Save the Children in un laboratorio di partecipazione, “siamo cresciuti con l’idea del Supereroe capace di risolvere da solo i mali del mondo. Poi, da grandi, abbiamo capito che Superman non esiste e che i superpoteri, eventualmente, stanno dentro di noi. Ma solo se li sappiamo riconoscere, coltivare, educare”.

La presentazione dell’Atlante avviene alla vigilia della Giornata internazionale dell’infanzia (20 novembre) – data in cui a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child) e intende far soffermare l’attenzione della scuola sull’importanza della tutela del bambino e sulla salvaguardia dei diritti essenziali al benessere dei minori. L’Italia ha dato seguito alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia con la legge del 27 maggio 1991, n. 176, depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991. I bambini sono il futuro, il riscatto e la possibilità di salvezza del pianeta e proprio per questo costituiscono il tesoro dell’umanità. Mai come adesso, in una fase storica di emergenze umanitarie continue e drammatiche come quella attuale, è doveroso richiamare l’attenzione di tutti sulla necessità – obbligo morale di tutelare i più bisognosi, indifesi e forieri di speranza: i bambini.

La ricerca di Save the Children

Nelle nostre case 1 bambino su 20 non possiede giochi per passare il tempo o da usare all’aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici. E la situazione non migliora per quanto riguarda quello che è sempre stato considerato come un ascensore sociale: la scuola, l’istruzione. La percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che si fermano alla licenza media, tocca infatti il 14,7%, mentre 1 alunno di 15 anni su 4 non raggiunge le competenze minime in matematica e 1 su 5 in lettura. 6 bambini e ragazzi su 10 i cui genitori hanno un titolo di studio basso sono a rischio di povertà ed esclusione sociale.
“L’infanzia è un tesoro e va difeso e protetto ad ogni costo: per far questo occorre conoscerlo, comprenderne i problemi e mappare in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose, come raccontano le pagine e le mappe del nostro Atlante”, ha detto Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. Un tesoro sempre più piccolo in italia: il  2015 ha fatto registrare il record negativo di nati registrati all’anagrafe: 485.780 bambini.

Le conseguenze della povertà

I bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa, rischiando così di contrarre bronchiti o malattie cardiovascolari. Un dato di ben 15 punti superiore alla media europea (39% contro 24,7%). Più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi, con tracce di muffa alle pareti e soffitti che gocciolano, un dato più elevato della media europea (25,4% contro il 17,6%), mentre l’abitazione di oltre 1 bambino su 10 in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa. In Italia più di 1 bambino su 20 (tra 1 e 15 anni) non riceve un pasto proteico al giorno e non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta. Più del 13% dei bambini non ha uno spazio adeguato dove fare i compiti e non può permettersi di fare sport o corsi extrascolastici. Quasi 1 bambino su 10 non può indossare abiti nuovi o partecipare alle gite scolastiche e 1 bambino su 3 non sa cosa voglia dire trascorrere una settimana di vacanza lontano da casa.