Deutsche Bank, perdite da 5,3 miliardi nel 2019


Pesa la maxi-ristrutturazione annunciata a luglio

Nel corso dell’anno da poco terminato la Deutsche Bank ha registrato un rosso da 5,27 miliardi di euro, contro l’utile di 341 milioni dell’anno prima. Solo nel quarto trimestre le perdite sono state di 1,1 milialiardi, quasi il triplo di quelle dello stesso periodo del 2018. Un risultato, spiega l’istituto tedesco, legato interamente all’attuazione del piano di ristrutturazione annunciato a luglio. «Andiamo avanti più velocemente di quanto ci aspettavamo. La nostra nuova strategia sta guadagnando terreno», ha scritto l’ad Christian Sewing in una lettera ai dipendenti.

 


Deutsche Bank taglia, allerta in Italia


Era nell’aria da parecchio tempo; ora però iniziano ad emergere i primi dettagli di quella che potrebbe essere una delle più pesanti manovre di ristrutturazione all’interno del sistema creditizio. Deutsche Bank, presente anche in Italia, si avvia a ridurre il personale per fronteggiare la pesantissima perdita netta di esercizio che, nel secondo trimestre di quest’anno, ha raggiunto la cifra monstre di 2,8 miliardi di euro, a conti fatti molto più della stragrande maggioranza degli Stati presenti su questo pianeta. Le ricadute di questa operazione saranno soprattutto sul personale dipendente, con un taglio di 18mila posizioni, pari ad un quinto del personale impiegato. Nessuno sforzo ulteriore, invece, per i soci, ai quali non sarà chiesto, almeno al momento, di contribuire alla ricapitalizzazione dell’Istituto. Una vertenza globale, quella della Deutsche Bank, che potrebbe avere delle ricadute pesanti pure nel nostro Paese. Di certo, finora, è già emersa la chiusura degli uffici di Hong Kong, ma si parla di pochi dipendenti in confronto all’obiettivo finale dichiarato dal management. Del resto, alcuni precedenti storici che hanno visto coinvolte aziende tedesche inducono a pensare che il sindacato locale, forte della presenza di propri rappresentanti negli organismi dirigenti, difficilmente accetterà tagli in Patria, cercando piuttosto di scaricare i maggiori costi sociali all’estero.