Erasmus, studi all’estero aiutano a trovare lavoro


di Claudia Tarantino

La percentuale dei laureati che intraprende una esperienza di studio all’estero è in crescita, a dimostrazione che i giovani del nostro Paese sono disponibili a percorrere qualsiasi strada in grado di aiutarli a trovare un’occupazione, auspicabilmente corrispondente al proprio percorso di studi e alle proprie aspirazioni.

L’Erasmus, il programma di mobilità internazionale dell’Unione Europea che festeggia 30 anni di attività, è preso come esempio da AlmaLaurea nel XIX Rapporto sul profilo dei laureati per mostrare come tali esperienze “permettano ai laureati che le svolgono di aumentare del 12% le chance di trovare lavoro, già ad un anno dal titolo”.

D’altronde, basta osservare l’aumento della percentuale di partecipanti al programma per rendersi conto che gli studenti universitari sono sempre più interessati a perfezionare le proprie competenze e a valorizzare la propria formazione oltreconfine.

“Nel 2016, – si legge nel rapporto di AlmaLaurea – 15 laureati magistrali su 100 hanno fatto un’esperienza di studio all’estero con un Erasmus o con un altro programma dell’Unione europea. Tra i magistrali, la diffusione delle esperienze di studio all’estero si avvicina all’obiettivo fissato per il 2020 in sede europea del 20%”.

E’ interessante notare che il Paese di destinazione più gettonato è la Spagna, scelta dal 30% degli studenti, seguita da Francia, Germania e Regno Unito”.

Tuttavia, un aspetto da mettere in rilievo riguarda i fattori che influiscono sulla scelta di intraprendere o meno un’esperienza di mobilità internazionale.

Innanzitutto, la condizione socio-economica della famiglia di origine, perché un soggiorno all’estero è comunque un impegno oneroso da affrontare e le borse di studio e le altre fonti di finanziamento, che vengono comunque messe a disposizione, non sono sufficienti a sostenere tutti i costi.

Secondo AlmaLaurea, infatti, i laureati che hanno svolto un’esperienza di studio all’estero con un programma Erasmus o con un altro programma dell’Ue “sono l’11% tra quelli di estrazione più elevata e il 6% tra quelli provenienti da contesti meno avvantaggiati”. Inoltre, “i laureati che hanno svolto tale esperienza risultano il 14% fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea e sono il 5% fra i figli di genitori che non hanno conseguito la maturità”.

Da non sottovalutare, però, anche la collocazione geografica dell’ateneo.

Le università dell’Italia Nord-orientale, fra le 71 coinvolte nell’indagine, “hanno in generale percentuali di laureati con un’esperienza di studio all’estero con un Erasmus o con un altro programma dell’Unione europea più elevate (11%)”; all’opposto, nell’Italia meridionale e insulare tali percentuali “sono pari rispettivamente a 6 e 7%”.

Altri fattori selettivi riguardano la disciplina di studio (più interessati all’Erasmus gli studenti dell’area linguistica, 22 su 100, meno quelli delle professioni sanitarie, 2 su 100), e la carriera pre-universitaria del laureato, tipo di diploma e voto di maturità perché, a parità di condizioni, chi ha conseguito il diploma liceale (10%) con voti elevati ha una maggiore probabilità di svolgere un periodo di studio all’estero durante il percorso accademico, rispetto a chi si è diplomato in un indirizzo tecnico (6%) o professionale (4%).