di Caterina Mangia

La poltrona di Theresa May scricchiola.
Secondo il Sunday Times, la premier britannica, uscita malconcia dal voto dello scorso 8 giugno, potrebbe essere sostituita da qualcuno dei suoi più stretti collaboratori. In particolare, il giornale riporta alcune parole che avrebbe pronunciato il ministro delle Finanze, Philip Hammond: “Se Theresa May può fare la premier posso farlo anche io”. Potrebbe spettare a lui il difficile compito di portare il Regno Unito fuori dall’Europa.
Nonostante il fragile equilibrio su cui poggia, il primo ministro ha portato a segno un punto a proprio favore, raggiungendo un’intesa con il partito unionista nordirlandese (DUP) per l’appoggio a un governo di minoranza: “saluto questo accordo – è quanto si legge in un comunicato di May – che ci permetterà di lavorare assieme nell’interesse del Regno Unito, per darci la certezza di cui abbiamo bisogno mentre ci apprestiamo ad uscire dall’Unione Europea, e aiutarci a costruire una società più forte ed equa”. In particolare il DUP si impegnerà a sostenere l’esecutivo “sull’approvazione del discorso della Regina, il bilancio, le leggi relative alla Brexit e la sicurezza nazionale”.
L’accordo ha tuttavia suscitato polemiche ed è stato definito “oltraggioso” e inaccettabile” da Carwyn Jones, primo ministro del governo locale del Galles, che ha criticato in particolare la promessa di nuovi finanziamenti per l’Irlanda del Nord.
Intanto, procedono i negoziati sulla Brexit, con un pacchetto di 15 proposte che saranno pubblicate oggi: a patto che sia concessa reciprocità di diritti ai britannici, i cittadini Ue residenti nel Regno Unito “avranno gli stessi diritti dei residenti, gli stessi diritti sul lavoro, la salute il welfare, le pensioni e così via”, ha detto il segretario per la Brexit, David Davis intervistato dalla Bbc, aggiungendo che “l’unica cosa che non avranno è il diritto di voto, ma potranno ottenerlo se prenderanno la cittadinanza”.