di Antonella Marano

La città di Torino non trova pace. Dopo la notte di sangue e di terrore per il falso allarme bomba in piazza San Carlo (che ha lasciato un segno indelebile con il ferimento di ben 1527) la tensione si è materializzata, purtroppo, oggi con un vero allarme bomba all’interno del Palazzo di Giustizia. Nel mirino di ignoti due pubblici ministeri protagonisti di importanti e delicate inchieste su fenomeni eversivi o di rilievo politico: Roberto Sparagna e Antonio Rinaudo .
Il primo impegnato nell’indagine ‘Scripta Manent’ su una serie di attentati dinamitardi della Fai (la Federazione Anarchica Informale). Sparagna, infatti, ha fatto arrestare presunti esponenti del gruppo considerato responsabile delle bombe a Prodi, Cofferati, della gambizzazione di Adinolfi e di decine di attentati esplosivi messi a segno in Italia ma non solo negli ultimi vent’anni. Rinaudo, invece, è noto soprattutto per le numerose inchieste sui No Tav coordinando le indagini relative a una serie di azioni legate all’anarchia torinese, tra cui il recapito di pacchi esplosivi alle Poste e in alcuni bancomat. L’allarme era stato lanciato nella tarda mattinata dall’ufficio smistamento posta del tribunale, i cui addetti hanno notato le due buste sospette indirizzate ai magistrati. I due plichi sembravano contenere polvere esplosiva e presentavano alcuni rilievi che facevano pensare a circuiti elettrici.
I carabinieri sono subito intervenuti accertando che effettivamente le buste contenevano esplosivo, cavi elettrici e una batteria, e che, anche se gli ordigni erano artigianali, erano innescati e potevano esplodere. L’esplosivo era polvere pirotecnica, i cavi costituivano un circuito semplice, un piccolo contenitore era collegato con un filo al lembo di ciascuna busta: l’apertura del plico avrebbe chiuso il circuito e provocato la detonazione. Gli esperti si sono messi al lavoro nel cortile dell’edificio, dove hanno scaricato la propria strumentazione e dove il furgone è diventato il loro laboratorio “da campo”. Tutto è durato all’incirca un’ora e si è svolto senza scene di panico né particolari tensioni.