di Antonella Marano
“Eventuali condizioni, nel caso dei fondi europei per le politiche di coesione, così come in altri settori, dovrebbero guardare al rispetto dei valori fondamentali e delle regole di convivenza nell’Unione, tenendo in adeguata considerazione i principi dello Stato di diritto”.
E’ l’Italia ad esprimere questa posizione, in linea con la Germania, sul futuro del budget Ue post 2020. La formula, attestata da un documento del 12 aprile scorso, apre a condizionare i fondi, ad esempio, al rispetto del principio di solidarietà, per l’accoglienza dei profughi.
Inoltre si suggerisce di ripensare nel medio periodo la regola di votare all’unanimità in seno al Consiglio Ue, perché “finisce inevitabilmente per ‘cristallizzare’ lo status quo, rendendolo difficilmente modificabile”. In sostituzione, si pensa ad “una maggioranza qualificata rafforzata”.
Bruxelles dovrebbe presentare un progetto di budget post 2020 entro fine 2017, ma viste le incognite legate alla Brexit, ed il dibattito sul futuro dell’Ue, si negozia per tardare la presentazione all’estate 2018.
Per far fronte alle sfide, serve “ripensare al sistema di finanziamento del bilancio Ue, che attualmente poggia all’80% sulla contribuzione nazionale”.
Secondo il governo italiano, “l’Iva andrebbe trasformata in un’Iva europea in grado di assicurare un gettito per il bilancio Ue più ampio di quello attuale ed andrebbe costruita sulla base di metodologie di calcolo meno complesse di quelle in uso”. Inoltre “andrebbero ricercate nuove risorse proprie, con basi sufficientemente stabili e tali da garantire una distribuzione equilibrata del gettito sul territorio degli Stati membri.
Ipotesi come l’istituzione di un’imposta sulle emissioni o di una tassazione comune del settore bancario sono state evocate e meriterebbero di essere approfondite”, si legge nel documento.
Secondo l’Italia, il prossimo Quadro finanziario pluriennale Ue dovrà fornire risposte credibili nella “gestione del fenomeno migratorio, con l’aumento” delle “risorse per una gestione condivisa dei flussi
in arrivo, sia sotto il profilo del contrasto all’immigrazione illegale, quanto sotto quello dell’integrazione”.
Dovrà “adottare un approccio nuovo e più efficace per far fronte al rischio catastrofi naturali”, prevedendo “risorse sufficienti per sostenere gli Stati membri in investimenti e attività di prevenzione dei rischi legati alle calamità naturali, anche ricercando sinergie innovative tra i diversi strumenti Ue a disposizione”.
Occorrerà anche “rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri nel contrasto al terrorismo e al crimine organizzato e nel settore della difesa”. Inoltre, la “politica di coesione dovrà continuare ad essere una priorità per l’Unione, assicurando risorse adeguate anche nel prossimo periodo di programmazione”.