di Antonella Marano

Il terremoto in ‘casa’ Rai continua a scuotere gli animi dei consiglieri del Cda e ad alimentare la tensione tra i dipendenti di Viale Mazzini già pronti ad incrociare le braccia il prossimo 8 giugno.
Mentre il consiglio di amministrazione continua a perdere pezzi e il dg Antonio Campo Dall’Orto a privarsi di consensi dopo il no di buona parte del cda al suo piano di informazione, quadri, impiegati, operai e giornalisti attendono da tre anni il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro.
L’Ugl Informazione visto il ‘fallimento’ di Campo Dall’Orto ha chiesto esplicitamente le sue dimissioni. Ma il direttore generale continua a lasciare tutti fermi al ‘bivio della sua decisione’ che, non dipende a quanto sembra da lui ma dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
“Quando incontrerò il ministro – ha spiegato Campo Dall’Orto – gli illustrerò la situazione della Rai con le sue criticità e rimetterò nelle sue mani il mio mandato di direttore generale. È lui che mi ha nominato». Insomma, il numero uno di Viale Mazzini intende ascoltare le reazioni del ministro e solo dopo potrebbe dimettersi (com’è previsto dallo statuto Rai) con una lettera alla presidente Monica Maggioni e al consiglio di amministrazione.
Il vertice della Rai è ormai in conflitto permanente al proprio interno. E questa guerra, che sta bloccando l’azienda, si combatte sulla pelle dei cittadini e dei dipendenti. Dopo quasi due anni di mandato nessun progetto di riforma diretto alla tutela di un servizio di qualità e alla stabilità dei dipendenti Rai. C’è la mancanza di una visione del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, condizione che si connota con l’assenza di un Piano Industriale che ne ridefinisca strategie industriali ed editoriali. Questo in sintesi il pensiero dell’Ugl Informazione che sta chiedendo con attenzione una vicenda dai lati ancora molto ‘oscuri’.
Intanto Paolo Messa, consigliere di amministrazione Rai, questa mattina ha rassegnato le dimissioni inviando una lunga lettera alla presidente Monica Maggioni in cui spiegava le reali motivazioni che lo hanno spinto a lasciare il Cda della Rai.
“È con un sentimento di gratitudine sincero che chiedo di poter comunicare nel prossimo Consiglio di Amministrazione la scelta di dimettermi dall’incarico che ho cercato di svolgere sempre con la massima dignità e responsabilità – si legge nella lettera – è una scelta comprensibilmente sofferta ma che mi auguro possa dare più forza e determinazione alla governance dell’azienda contribuendo a farla uscire dalla condizione di danno reputazionale determinato dall’arroganza di chi fatica a riconoscere il valore ed il senso profondo di quel servizio pubblico che è stato ed è il faro della nostra missione”.