di Fiovo Bitti – segretario confederale Ugl

 

A rischio di andare controcorrente, ma, per una volta e proprio perché siamo stati sempre molto critici nei suoi confronti, non condividiamo la sollevazione pubblica avverso il ministro Poletti, reo di aver consigliato ai giovani di cercarsi un lavoro andando a giocare a calcetto piuttosto che inviando un curriculum. Come ogni frase estrapolata dal proprio contesto (il responsabile del dicastero di via Veneto parlava ad una platea di studenti), anche questa si presta ad interpretazioni difformi rispetto a quello che voleva essere il pensiero della persona suo malgrado coinvolta.

Il primo impatto, lette le parole del ministro, non può che essere negativo: ma come, viene da pensare, invece di annunciare il potenziamento dei centri per l’impiego, che oggi operano con una drammatica scarsità di risorse umane e finanziarie, Poletti ne annuncia il sostanziale fallimento, consigliando ai giovani, ma anche ai meno giovani ancora in forma, di trovare altre vie per uscire dalla disoccupazione? A leggere bene, però, la partita di calcetto può essere utile perché permette di uscire dalla realtà virtuale dei social network per ricreare quello spirito di comunità in cui ogni attore ha un proprio compito; soltanto rispettando il ruolo affidato, la squadra cresce e può competere per la vittoria. Vale per la partita di calcetto, come per ogni sport di squadra, compresi quelli dove a vincere il singolo, dall’atletica al ciclismo. Nello spogliatoio possono nascere idee imprenditoriali, mentre chi ha già un lavoro può aiutare un compagno di squadra a trovarlo a sua volta, apprezzandone magari le doti di sacrificio e disponibilità.

Secondo qualcuno, le parole di Poletti rappresentano la negazione della meritocrazia, perché non conta il curriculum, ma soltanto la capacità di segnare un goal o, piuttosto, di parare un rigore. Nella riscoperta del valore della solidarietà fra le persone non vi è la negazione della meritocrazia, né il ritorno alla classica raccomandazione; vi è, invece, la presa di coscienza che la ricerca di un lavoro è un’operazione complessa, che richiede enorme sacrificio e la forza di battere ogni strada possibile, come ben sanno i milioni di nostri connazionali che si dibattono fra precarietà e disoccupazione. Detto questo, lasciando perdere le battute più o meno efficaci, al ministro Poletti continuiamo a chiedere risorse vere a sostegno delle politiche attive. Formazione, orientamento, assistenza nella compilazione del proprio curriculum per valorizzare le competenze, tutte le competenze, acquisite a scuola e nella vita quotidiana: è questo quello che serve.