di Claudia Tarantino

“Come conciliare la vita lavorativa con quella familiare?” Non è solo il grande interrogativo che si pongono tutte le lavoratrici in procinto di affrontare la maternità, ma anche il quesito di un sondaggio realizzato da Cliccalavoro, il portale verticale dedicato alla domanda e all’offerta di lavoro del gruppo Antevenio.
Al sondaggio hanno risposto donne da tutta Italia, lavoratrici e non, 65% attive contro un 35% che al momento non è occupata, di età compresa tra i 20 e gli oltre 60 anni. La risposta è stata pressoché unanime: orario flessibile (34%), part-time (25%) o lavoro da remoto (18%) sono gli elementi che potrebbero rispondere in maniera produttiva alle nuove necessità delle mamme che vogliono continuare a sentirsi parte attiva della popolazione che lavora. Un ulteriore aiuto arriverebbe, secondo il rimanente 23%, dagli asili nido aziendali.
Insomma, il rapporto donna e lavoro sembra essere principalmente vincolato dalla necessità di ritagliare del tempo per la cura dei figli, per poterli seguire e accompagnare nella crescita. Oggi, infatti, nonostante qualche particolare eccezione, come quell’azienda veneta che poco più di un mese fa ha fatto scalpore assumendo una professionista al nono mese di gravidanza, per la maggior parte delle lavoratrici dare alla luce un figlio è ancora uno dei motivi che crea tensioni e rotture tra aziende e dipendenti.
Secondo il sondaggio ‘Il lavoro che vorrei’, “il 57% delle donne lavoratrici che non sono ancora mamme si dimostrano preoccupate e insicure su cosa potrà succedere al rientro dal congedo parentale”, mentre il 70% di lavoratrici mamme e non, di tutte le categorie (full-time e part-time) ritiene che il datore di lavoro non tenga in debita considerazione il loro benessere.
I feedback sono arrivati da tutte le Regioni italiane con un picco del 55% al Nord, seguiti da un 24% al Centro, 14% al Sud e 7% da Sicilia e Sardegna. La maggior parte (43%) ha dichiarato di essere sposata, il 28% ha affermato di essere fidanzata, l’11% divorziata, il 17% single e l’1% ha risposto di essere vedova. Il 32% di chi ha risposto ha rivelato, inoltre, di essere mamma contro un 26% che ha dichiarato di non esserlo.
Per tutte, quindi, basterebbero orari flessibili, o la possibilità di scegliere un part-time o ancora gli asili nido in azienda per conciliare l’attività professionale con le proprie esigenze familiari e di vita. Ciò è dimostrato anche dal fatto che, rispetto al 60% delle donne che ha dichiarato di non essere pienamente soddisfatta del proprio lavoro, quelle che lavorano part-time hanno il 10% di soddisfazione in più rispetto alla media, soddisfazione che aumenta del 25% se le donne che lavorano part-time sono anche mamme.
Un risvolto sicuramente inaspettato e controcorrente è emerso, invece, dalle risposte delle lavoratrici su eventuali differenze tra uomo e donna: il 55% ha dichiarato di non rilevare diversità di trattamento e atteggiamento tra i due sessi. Nonostante si tratti di un sondaggio che fa riferimento ad un campione limitato, si tratta comunque di un segnale importante che suggerisce una tendenza al cambiamento da parte delle aziende.