L’identikit dei soggetti viene stilato dall’Agenzia utilizzando un programma informatico denominato So.No.Re. (Soggetti Non Residenti) e incrociando le informazioni disponibili nella banca dati delle Entrate con quelle derivanti dallo Spesometro e dallo scambio di informazioni attivato sulla base di direttive europee e accordi internazionali con le amministrazioni fiscali estere che saranno progressivamente disponibili.
I criteri utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per la caccia agli evasori
I criteri che saranno utilizzati per la formazione delle liste selettive si basano su elementi che fanno ipotizzare la permanenza dei cittadini in Italia nonostante il trasferimento all’estero, quali, ad esempio, l ‘intestazione di contratti di utenze attive, la disponibilità di veicoli, la titolarità di partita Iva e la residenza degli altri membri del nucleo familiare.
Un altro aspetto che verrà preso in considerazione è l’eventuale mancata adesione alla procedura di collaborazione volontaria ( voluntary disclosure ), i cui termini sono stati riaperti con il Dl n. 193/2016.
L’obbligo dei Comuni
Un contributo concreto dovrà essere rappresentato dalla piena collaborazione dei sindaci. Il provvedimento detta anche le modalità di acquisizione da parte dell’Agenzia dei dati di quei cittadini italiani sottoposti al controllo: entro sei mesi dalla richiesta di iscrizione all’Aire, l’Agenzia dovrà ricevere dai Comuni i dati anagrafici dei richiedenti.
Il ‘furbetto’ che prende una residenza all’estero al solo scopo di pagare meno tasse e chi, quindi, tenta qualsiasi percorso illecito pur di evadere il fisco, da oggi avrà le ore contate o, quantomeno, troverà più difficoltà. Dovrebbe essere questo, in sintesi, l’obiettivo racchiuso nel provvedimento – formalizzato questa mattina dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi – e indirizzato a tutti quei contribuenti italiani che pur essendo regolarmente iscritti nelle liste dell’ Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), continuano a vivere in Italia e a non dichiarare al fisco capitali e redditi ‘nascosti’ altrove. L’amministrazione fiscale – secondo quanto sottoscritto – potrà avvalersi di dati come la perdurante residenza degli altri familiari in Italia o come le bollette elettriche, telefoniche o il possesso di autoveicoli. I controlli saranno diretti principalmente a chi ha spostato la residenza da primo gennaio 2010.