Ventiquattro ore di sciopero e corteo oggi a Piombino dei lavoratori di Aferpi e Piombino Logistic proprio in concomitanza della cabina di regia che si svolge nella sala consiliare del Comune per fare il punto sullo stato di attuazione dell’accordo di programma per Piombino e sull’accordo quadro per l’area portuale.
Una manifestazione, quella indetta da Ugl Metalmeccanici, Fim, Fiom, Uilm in vista del nuovo incontro che si terrà al Mise il 21 febbraio e dal quale si aspettano delle risposte concrete da parte del Governo. I sindacati chiedono delucidazioni sul progetto del gruppo Cevital che ha rilevato lo stabilimento, sulla continuità produttiva dei treni di laminazione e sul finanziamento del piano industriale.
Una protesta, quella dei lavoratori, che va avanti da mesi denunciando enormi ritardi nel piano di rilancio del polo industriale, configurato nell’accordo di programma del 2014. L’intenzione del governo sarebbe quella di concedere all’azienda un’ulteriore proroga, fino a metà marzo, sulla presentazione del piano industriale e del cronoprogramma, con l’esecutivo che si riserverebbe in un secondo tempo di verificarne la fattibilità.
Nell’ultimo incontro che si è tenuto a gennaio da parte di Cevital non c’è stata nessuna novità sul piano industriale e finanziario, con l’impegno del Governo a riconvocare l’industriale algerino per verificare definitivamente la possibilità di Rebrab a mantenere fede a quanto sottoscritto. Una sorta di ultimatum dunque che però non ha avuto esito immediato, con i tempi che si sono fatti più lunghi. I lavoratori hanno iniziato dunque le proteste con lo sciopero del 2 febbraio per chiedere certezze al Governo.
“Dopo due anni dalla firma dell’accordo – ha spiegato il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, – non si può tornare indietro, ne’ aspettare oltre: ènessario capire se ci sono le condizioni per portare avanti il piano Aferpi e fare il punto sugli ammortizzatori sociali. Inoltre, ad oggi il piano delle bonifiche dell’area di Piombino e’ completamente fermo e anche su questo aspetto mancano informazioni e chiarimenti. Di eventuali ‘complicazioni’ – aggiunge – o di assenza di risposte da parte del Ceo di Cevital, Issad Rebrab, saranno responsabili anche le istituzioni, nazionali e locali, che in tutto questo tempo hanno lasciato i lavoratori diretti e dell’indotto nell’incertezza”.