“Inammissibilità art.18 non depotenzia valenza sociale referendum”. Questo il commento del segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, in merito all’esito della camera di consiglio della Corte Costituzionale.
Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre la reintegra per i licenziamenti illegittimi nelle imprese sopra i cinque dipendenti. Via libera invece ai quesiti sull’abolizione dei voucher e sulla reintroduzione la responsabilità in solido “piena” tra appaltante e appaltatore. L’attesissimo esame di ammissibilità della Corte costituzionale sui tre referendum sul Jobs act promossi dalla Cgil con la raccolta di oltre 3 milioni di firme, come da calendario, era iniziato questa mattina alle 9.30 nella “Sala gialla” del palazzo della Consulta a Roma.
Per Capone “si tratta solo di una battuta di arresto. La riconquista di un diritto fondamentale per il mondo del lavoro, per la tutela dei diritti e per la stessa attività sindacale, qual è l’articolo 18, resta ancora una strada da percorrere. Altre vie e altre forme di riappropriazione di questo diritto sono possibili, soprattutto qualora si riuscisse a formare un fronte comune tra le organizzazioni sindacali”.
Quanto al ‘via libera’ della Consulta agli altri due quesiti referendari, sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti, “rappresentano in ogni caso l’unica concreta possibilità che oggi abbiamo di poter cancellare una parte non irrilevante delle norme più inique introdotte dal Jobs Act del governo Renzi”.
“Una riforma – conclude il segretario generale dell’Ugl – che non solo ha tradito tante aspettative ma che ha reso tutto il mondo del lavoro un luogo sempre più insicuro, dal quale è diventato fin troppo facile uscire e quasi impossibile rientrare, alla luce della totale assenza di politiche attive del lavoro”.
