di Paola Saraceni, segretario nazionale Ugl Funzione Pubblica

Il Governo Renzi, dopo essersi fatto bene i suoi conti, ha deciso nella giornata di ieri di elargire un bonus di 85 euro medi lordi ai lavoratori del pubblico impiego, circa 3 milioni e 240mila di pubblici dipendenti.

Si tratta dell’ennesima strategia elettorale messa in campo dal premier, per mezzo del ministro Madia, all’approssimarsi della fatidica data del referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo: il tentativo cioè di portare dalla sua parte, dalla parte del SI al quesito referendario, un consistente numero di elettori.

E come lo ha fatto? Non avendo argomentazioni solide nel merito della questione (i più insigni costituzionalisti, studiosi, giuristi si sono infatti schierati per il NO), sta cercando di comprare questi consensi, con la politica delle mance, così come ha fatto con il famoso bonus da 80 euro.

Non ci può essere altra spiegazione se consideriamo che il contratto del pubblico impiego è bloccato da circa otto anni, che la Corte Costituzionale un anno e mezzo fa ha dichiarato illegittimo tale blocco e che l’accordo è arrivato – guarda caso – a circa 60 ore dall’apertura dei seggi elettorali!

Abbiamo parlato di mance perché la scelta del governo, con il bene placido delle organizzazioni sindacali sedute al tavolo che avevano preannunciato “ci sediamo per chiudere oggi stesso” (e quindi, a prescindere da ciò che nel merito avrebbe dettato il ministro Madia), è stata quella di elargire 85 euro medi lordi, una miseria atteso come sia trascorso quasi un decennio dall’ultimo rinnovo contrattuale.

Una mossa dunque strumentale, iniqua, penalizzante per oltre tre milioni di lavoratori che, a differenza di quello che accade in altri Paesi quali la Francia, la Germania, il Regno Unito, vengono visti come un peso, un costo, un problema per lo Stato e non, viceversa, come la sua risorsa fondamentale, così come ha ben detto nella stessa giornata di ieri, poche ore prime dell’annuncio dell’accordo, l’on Renata Polverini nel corso di un incontro con le categorie del pubblico impiego proprio sul tema dei nuovi contratti. Se l’on. Polverini ha saputo prevedere quanto si stava per decidere a Palazzo Vidoni, grazie alla sua trentennale militanza sindacale che ha preceduto il suo ingresso in politica, ha anche chiarito che quello attuale è uno straordinario momento per questo sindacato, che è rimasto fuori da quelle logiche consociative che hanno portato gli altri ieri a chinare la testa davanti alla propaganda renziana in cambio di un piatto freddo di lenticchie.

E’ giunto il momento di scendere in campo tutti, di rivendicare la funzione più autentica del sindacato, di difendere con le unghie e con i denti i diritti dei lavoratori che ieri, ancora una volta, sono stati calpestati da questo Governo. E’ questo l’appello di Renata Polverini che invitiamo tutti ad accogliere.