Lo rileva un’indagine di Skuola.net sul rapporto delle nuove generazioni con i temi ambientali, la gestione dei rifiuti e la conoscenza di quelli più pericolosi per l’ecosistema e la salute. Sul tema della raccolta differenziata il 31% si dichiara «molto informato», mentre il 55% si definisce «abbastanza informato»

Circa nove giovani su dieci «si fidano» dei prodotti riciclati o rigenerati. Lo rileva un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con Conou, il Consorzio nazionale degli oli minerali usati, su un campione di 1.500 ragazze e ragazzi d’età compresa tra i 14 e i 24 anni. «La fiducia nei beni riciclati e rigenerati è sicuramente un buon punto di partenza, ma è altrettanto importante sapere come gestire correttamente i rifiuti», osserva chi ha curato il sondaggio, notando «che le nuove generazioni non sempre riescono a tradurre questo diffuso slancio morale in comportamenti altrettanto virtuosi, a causa della mancanza di coordinate». Spulciando i dati raccolti nel corso dell’indagine, emerge infatti che sul tema della raccolta differenziata solo il 31% si dichiara «molto informato» mentre il 55% si definisce «abbastanza informato». «Per questo risulta decisivo, come sistema Paese, non solo recuperare i vari rifiuti più o meno nocivi per l’ambiente ma anche educare tutti, in particolare i più giovani, al corretto riciclo degli stessi», chiosa Skuola.net, ammettendo che «la base su cui lavorare è buona ma serve un’ulteriore spinta verso il miglioramento, per incrementare l’efficacia delle azioni di una Generazione Zeta che già oggi mette in pratica il verbo della sostenibilità nelle scelte quotidiane». Tra i giovani, infatti, c’è chi si definisce «molto impegnato» (37%) e chi «abbastanza» (37%), a causa specialmente della preoccupazione per il cambiamento climatico. «E come sempre la scuola (quella vera) e la scuola (della vita) possono fare la differenza»: tutto ciò che i giovani sanno sui temi ambientali deriva principalmente proprio dalla formazione sul campo – nel 45% dei casi – o dai media nelle loro varie incarnazioni, tra siti, social e tv (34%), mentre «la trasmissione del sapere» tra familiari e amici si ferma al 18%.