di Francesco Paolo Capone
In merito alla manovra da poco licenziata da Palazzo Chigi, le opposizioni e parte del sindacato stanno facendo tanto rumore. Come è ovvio che sia. Tuttavia, su nodi, che la nostra Nazione non è riuscita a sciogliere per decenni, si dovrebbero evitare alcune strumentalizzazioni. Penso soprattutto ai giovani, ai quali, in un contesto così instabile e imprevedibile, è richiesto conquistare il proprio futuro.
Qual è, se non strumentale, il senso della propaganda delle opposizioni e di una parte del sindacato che nella legge di bilancio legge soltanto tagli e lacune sociali? Noi dell’UGL non la pensiamo così e non per ovvi motivi di vicinanza politica, ma perché si sono fatte delle scelte ben precise, delle misure mirate nelle precedenti manovre, tant’è che oggi abbiamo dei numeri, importanti, a testimoniare un’inversione di tendenza molto chiara rispetto al passato per il mondo giovanile.
Ci sono i numeri dell’Istat che, proprio oggi, che confermano la giusta direzione intrapresa dell’Italia, prima ancora che dal governo Meloni. Oltre a cancellare l’assistenzialismo, che, invece, qualcuno a sinistra (da sempre “vicina” ai giovani) vorrebbe ripristinare, l’Italia governata dal centrodestra ha puntato sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione, sugli incentivi all’occupazione, sulla riforma dell’istruzione tecnica e professionale. Anche perché abbiamo un nuovo fenomeno da sconfiggere, quello del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
Dunque, non è frutto del caso né della fortuna quanto segue: l’Istat oggi ha certificato che nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati è salito al 62,9% e quello dei neolaureati ha raggiunto il 78,7%, mentre i NEET sono scesi al 13,3%, quasi due punti percentuali in meno rispetto al 2024. Bene è stato fatto, come noi dell’UGL abbiamo chiesto e ottenuto, l’aver puntato sulla formazione e sull’orientamento, sugli incentivi alle assunzioni stabili, in termini di sgravi contributivi e fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani (under 30/35). Scelta che ha evitato, tra le altre cose, il ricorso a forme di lavoro povero o deregolamentato.
Formazione e lavoro, insieme all’orientamento, sono leve che hanno dimostrato sul campo di funzionare e che vanno, quindi, confermate, sostenute, incentivate. Nella stessa direzione va la ZES Unica, per la quale nell’attuale manovra sono previste risorse aggiuntive, visto che proprio nel Mezzogiorno stiamo assistendo alla crescita di laureati e dei giovani occupati e alla diminuzione dei Neet.
C’è qualcosa in più: il divario tra l’Italia e l’Europa nei tassi di occupazione della popolazione tra i 25 e i 64 anni diminuisce per tutti i livelli di istruzione. Il gap con la media Ue27 si attesta a 2,8 punti per i titoli terziari (3,1 punti nel 2024), 3,9 per i titoli secondari superiori (4,3) e 2,9 per quelli inferiori (4,1).
Ripeto e concludo: su certi temi, sul presente e sul futuro dei nostri ragazzi bisognerebbe speculare meno, molto di meno.