di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il caso emerso in Val di Non, dove un’indagine della Guardia di Finanza ha portato a un sequestro preventivo di oltre 384 mila euro nei confronti di un imprenditore indiano, riporta al centro delle cronache, e quindi anche della riflessione sindacale, il problema del caporalato. Secondo la ricostruzione investigativa, l’imprenditore avrebbe reclutato, tra il 2020 e il 2025, oltre cento braccianti stranieri, prevalentemente suoi connazionali, impiegandoli irregolarmente nel settore agricolo. Le indagini avrebbero rilevato richieste di somme comprese tra i 10 e i 12mila euro per favorire l’ingresso in Italia e ulteriori pagamenti, attorno ai 5mila euro l’anno, per la prospettata regolarizzazione lavorativa. Ai braccianti sarebbero poi stati imposti orari superiori a quelli dichiarati, retribuzioni inferiori al dovuto e alloggi sovraffollati e fatiscenti. Contestazioni gravi, da accertare nelle sedi competenti, che richiamano l’attenzione sullo sfruttamento del lavoro nel nostro Paese e sulla necessità di combattere questo fenomeno intollerabile, che non riguarda solo il mondo agricolo, ma si inserisce in filiere diverse, rappresentando una vera e propria rete criminale, che fa leva sulle fragilità sociali, sul bisogno di lavorare e trovare un alloggio. Una realtà da contrastare con ogni mezzo, per garantire a tutti i lavoratori diritti, sicurezza e salari dignitosi e maggiori tutele anche alle aziende corrette, che rispettano i contratti e investono in sicurezza e formazione, che a loro volta pagano il prezzo della concorrenza sleale generata dallo sfruttamento del lavoro. È, quindi, necessario rafforzare prevenzione e controlli, sostenendo il lavoro della Guardia di Finanza, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli altri organismi preposti, in una costante collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, parti sociali e imprese. Servono verifiche lungo le filiere e strumenti per individuare tempestivamente le situazioni di rischio, occorre garantire ai lavoratori stessi una maggiore informazione sui propri diritti e sui canali sicuri per denunciare gli abusi, tutelandoli dal rischio di perdere lavoro o alloggio, bisogna monitorare le procedure di ingresso per lavoro, favorendo l’incontro regolare tra domanda e offerta e assicurando trasparenza e tutela a chi arriva in Italia. La legalità si afferma attraverso sanzioni efficaci e la promozione di contratti regolari, salari adeguati, formazione e responsabilità condivisa. Come Ugl riteniamo che il contrasto al caporalato debba essere una priorità inderogabile, perché difendere la dignità del lavoro significa garantire diritti, sicurezza e giusti salari a tutti e proteggere le imprese che rispettano le regole, per sviluppare un modello economico sostenibile, fondato sulla dignità della persona, sulla correttezza dei rapporti di lavoro e sulla concorrenza leale, perché la qualità del lavoro è una condizione essenziale per una crescita solida e una società più giusta.