di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Le recenti tensioni registrate nelle piazze europee, con gravi episodi di violenza in particolare in Francia, hanno coinvolto ora anche diverse città italiane, a partire da Milano, dove il centro cittadino è stato teatro di gravi disordini lo scorso fine settimana. Una situazione che richiama con urgenza la necessità di riflettere sul rapporto tra disagio giovanile, sicurezza e rispetto delle regole democratiche. Le criticità del sistema scolastico, il carovita, le difficoltà di accesso alla casa e le preoccupazioni per il futuro sono questioni concrete, che meritano risposte politiche ed economiche adeguate. Il malessere delle nuove generazioni va ascoltato, intervenendo sulle cause che alimentano l’incertezza, rafforzando le opportunità di formazione, l’accesso al lavoro e le prospettive di autonomia. Il diritto legittimo di esprimere il dissenso, però, non può mai giustificare il ricorso alla violenza, né trasformare i cortei in occasione di aggressioni e danneggiamenti. Quanto accaduto nel capoluogo lombardo, con gruppi di centinaia di giovani, molti dei quali a volto coperto, che hanno assaltato e saccheggiato attività commerciali, dato alle fiamme automobili e arredi urbani, lanciato pietre, bottiglie e bombe carta contro le forze dell’ordine, è assolutamente intollerabile. La libertà di manifestazione è un principio fondamentale della nostra Costituzione, ma si esercita nel rispetto delle persone, dei beni e della legalità e non può diventare un pretesto per aggredire lo Stato e calpestare i diritti degli altri cittadini. Gli scontri di Milano, dove le proteste sono degenerate in aggressioni alle forze dell’ordine e atti di vandalismo, confermano la necessità di mantenere una netta distinzione fra il diritto di manifestare e il ricorso alla violenza. Spetta alla politica e all’intera classe dirigente, dal mondo dell’informazione a quello accademico, al sindacato stesso, ribadire con chiarezza – senza quei tentennamenti, che, invece, in qualche caso ci sono stati – il distinguo invalicabile tra il diritto di esprimere il dissenso e le condotte che mettono a rischio la convivenza civile. Quando una piazza diventa teatro di violenze, a pagarne le conseguenze sono anche le persone incolpevoli che vivono e lavorano nelle aree interessate e le Forze dell’Ordine, impegnate quotidianamente a garantire la sicurezza collettiva in condizioni spesso difficili, alle quali l’Ugl esprime la propria piena solidarietà. Per questo l’auspicio è che la risposta dello Stato sia ferma e che i responsabili degli episodi violenti siano individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni, perché libertà di espressione e rispetto della sicurezza non sono elementi in antitesi tra loro, ma, al contrario, sono complementari, indispensabili fondamenta del patto sociale che garantisce la comunità nazionale.