Il consolidamento dei servizi all’infanzia aiuta, mentre il crollo dell’abbandono scolastico precoce rappresenta un importante segnale di attenzione verso le giovani generazioni e il loro futuro

La Relazione si sofferma con un focus sul comparto sanitario. Una prima analisi riguarda la trasformazione del modello assistenziale, che tende a spostarsi da un approccio centrato sulle strutture a una presa in carico multidimensionale e di prossimità. L’Assistenza domiciliare integrata rappresenta uno degli indicatori più significativi: tra 2019 e 2021 cresce del 12,5% e interessa circa 1,7 milioni di persone. Le criticità di personale restano, però, forti: mancano gli infermieri, mentre si riducono del 17,3% i medici di medicina generale rispetto al decennio precedente. Dal punto di vista dell’utenza, i dati 2025 mostrano che il 43,8% delle persone di 18 anni e più si è recato alla Asl. Tra gli utenti, il 50,7% ha atteso in fila più di 20 minuti; il 59,3% giudica l’orario molto o abbastanza comodo. Il pronto soccorso costituisce una delle maggiori criticità di accesso: il 48,2% segnala difficoltà a livello nazionale e il dato raggiunge il 72,8% nei piccoli comuni. Un secondo focus è dedicato all’istruzione, dal sistema 0-6 anni all’università. La spesa comunale per i servizi all’infanzia è aumentata del 68,9% in vent’anni; cresce la partecipazione nella fascia 0-3 e le università raggiungono il massimo storico di circa 2,05 milioni di iscritti. Uno dei risultati più rilevanti è la riduzione dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione: dal 14,7% del 2015 all’8,3% del 2025, sostanzialmente in linea con la media europea. Buone le competenze digitali, ma, di certo, non basta.