di Francesco Paolo Capone
Tra i «nuvoloni all’orizzonte», che, giustamente, il ministro Giorgetti ha segnalato lungo lo strettissimo cammino dell’Italia verso l’indispensabile crescita, e l’Aula della Camera semideserta, nonostante, poi, fuori i parlamentari del campo largo si siano lanciati in pesanti critiche, sono arrivati segnali molto importanti e di conferma alla correttezza della linea di prudenza ed equilibrio scelta dal governo Meloni fin dall’inizio del suo mandato con le precedenti manovre finanziarie. Infatti, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto al rialzo il Pil italiano nel 2026 portandolo dal +0,5% dell’aggiornamento di luglio al +0,8%, accompagnato inoltre dall’aumento anche della previsione di crescita del 2027 al +0,6% dal +0,5% di luglio. Timidi segnali?
A maggior ragione, il ministro dell’Economia ha fatto bene a delineare un quadro in cui sono ben chiare le direttrici da seguire e in cui la flessibilità, eventualmente, concessa dalla Ue sull’energia gioca un ruolo fondamentale, visto che l’esecutivo è intenzionato a utilizzare i fondi della National Escape Clause (Nec), anche per sostenere i bisogni delle famiglie, quindi non solo agli investimenti. La strada, come dicevamo, è molto stretta e difficile e prevede, infatti, uno scostamento di bilancio, che è anche un azzardo o, meglio, quell’atto di coraggio necessario per passare attraverso quei «nuvoloni che si intravedono all’orizzonte» senza perdere la rotta della stabilità dei conti pubblici e della crescita. Mentre le opposizioni gridavano al fallimento delle politiche del governo Meloni, il Senato oggi ha approvato le due risoluzioni proposte dalle forze di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) 2026 e sullo scostamento di bilancio. Un Dpfp che dovrà superare diversi “mostri”, le Scilla e Cariddi rappresentate, da una parte, dalla crisi dei costi dell’energia e dal necessario, quanto antitetico, rilancio industriale e, dall’altra, dal sostegno ai lavoratori, attraverso i salari – che, si trovano al 23° posto su 34 Paesi OCSE in termini di salario medio, con un gap del 16,6% rispetto alla media, secondo i dati del JP Salary Outlook 2026 dell’Osservatorio JobPricing -, delle famiglie, degli anziani e dei giovani. A questi ultimi, il governo vorrebbe indirizzare parte della suddetta Nec al fine di sostenerli nell’affrontare lo shock dell’energia. Nella speranza che l’Europa non dica «no» a tali istanze. Sulla stessa direttrice, si trovano le misure annunciate dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, ovvero quelle di subordinare l’accesso agli incentivi pubblici al riconoscimento di un salario giusto, premiando le imprese che rispettano i diritti dei lavoratori e applicano contratti collettivi adeguati. Un indirizzo che l’UGL ritiene importante per contrastare il lavoro povero e promuovere un modello di sviluppo fondato sulla qualità dell’occupazione. Dunque, “buon vento” ad un Dpfp non meno difficile degli altri!