di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’occupazione giovanile, ovvero una maggiore e migliore inclusione delle nuove generazioni nel mondo del lavoro, rappresenta una delle sfide decisive per il futuro economico-sociale del nostro Paese. Oggi l’argomento è stato affrontato sia dal ministro del Lavoro Calderone in un’intervista a La Verità che dal professor Galeoni sulle pagine di Repubblica. Ne sono emerse riflessioni molto importanti: innanzitutto la necessità di evitare generalizzazioni parlando dei cosiddetti Neet. Tra i giovani under-30 che non lavorano, attualmente circa 1,18 milioni di persone, troviamo infatti situazioni molto differenziate. Chi, avendo una buona formazione personale e maggiori possibilità, aspetta opportunità di lavoro adeguate, magari nel frattempo ampliando la propria preparazione. Chi, invece, ha minori competenze o non adeguate alle richieste del mondo del lavoro o anche chi incontra ostacoli legati alla disabilità o al disagio personale. Infine, chi rinuncia a lavorare per responsabilità di cura e servizi insufficienti, in quest’ultimo caso, soprattutto molte giovani donne e madri. Le politiche attive per essere realmente efficaci, quindi, devono riconoscere queste differenze, piuttosto che offrire risposte standardizzate, mediante percorsi personalizzati e servizi capaci di rimuovere gli impedimenti che tengono le persone lontane dall’occupazione. In questo quadro, la linea del ministro del Lavoro Marina Calderone riportata sulla Verità merita attenzione, per la centralità assegnata al lavoro come leva di inclusione e autonomia e per l’attenzione alla leva del welfare aziendale. Positivi i dati sull’occupazione richiamati dal ministro, che segnalano, rispetto al 2022, 1,3 milioni di occupati in più e una disoccupazione scesa intorno al 6 %. Relativamente ai Neet, anche il loro numero è in costante discesa rispetto al passato: sempre nel 2022 erano infatti 1,7 milioni di giovani, con un calo in termini assoluti di oltre il 30%. Un andamento molto positivo, da consolidare, anche data la capacità di generare maggiore benessere diffuso, dal punto di vista della partecipazione al sistema previdenziale, dell’aumento dei consumi interni e così via. Sono progressi su cui costruire. La scelta di legare gli incentivi al salario giusto e alla qualità della contrattazione va nella direzione corretta. Sostenere le imprese che assumono giovani, donne e lavoratori fragili significa favorire il loro ingresso nel mercato del lavoro senza separare l’occupazione dalla dignità della retribuzione. Anche la tassazione agevolata degli aumenti contrattuali e dei premi di produttività può contribuire non solo a recuperare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro, ma anche ad incentivare la stessa contrattazione in termini di valorizzazione delle competenze, formazione continua e welfare aziendale, per raggiungere chi incontra le barriere maggiori.