Il governo punta a una trasformazione della produzione verso l’acciaio green

Non si mette bene. All’indomani del tavolo, che si è svolto ieri a Palazzo Chigi, la vera novità è la reazione di una parte del sindacato (Cgil, Cisl e Uil) che ha scelto di proclamare uno sciopero di 24 ore per lunedì 12 ottobre, sostenendo, tra le varie cose, che il governo non ha una politica industriale e non ci sono prospettive. Coinvolte nella protesta tutte le sedi dell’ex Ilva, compresi i siti del Nord, visto che Acciaierie d’Italia ha annunciato non solo la sospensione delle attività dell’area a caldo di Taranto, da oggi, ma anche di quella di Genova e Novi Ligure, entro il 15 novembre, dove si produce a freddo. La Corte d’Appello di Milano, infatti, aveva già confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva da eseguire in atto entro fine ottobre; conferma che ha compromesso le attività produttive. Proprio al tavolo di Palazzo Chigi, di ieri, Acciaierie d’Italia in AS aveva annunciato la sospensione delle attività, mentre il governo, rappresentato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha illustrato che nel prossimo Consiglio dei ministri sarà presentato un decreto-legge contenente misure di tutela sociale per i lavoratori con l’obiettivo di prevedere una cassa integrazione non legata alla chiusura delle attività, ma inserita in una prospettiva di continuità produttiva. Per le altre sigle la prospettiva non c’è, ma per l’Ugl Metalmeccanici la mossa di Palazzo Chigi è «un primo passo» rivolto a salvaguardare l’indotto. La prospettiva dell’acciaio green resta ancora in piedi.