Solo un terzo delle aziende è in linea con i contenuti della direttiva europea
Aziende italiane in ritardo sulla normativa sulla trasparenza salariale. È questo quello che emerge dalla lettura del sondaggio realizzato dall’Associazione italiana per la direzione del personale e pubblicato sul quotidiano di Confindustria, Il Sole24Ore. Il riferimento è al decreto legislativo 96/2026 che ha recepito la direttiva europea 2023/970 in materia di trasparenza salariale. Nei tre mesi di vigenza a partire dal 7 giugno della nuova disciplina, soltanto un terzo delle imprese è in una fase operativa o avanzata nell’implementazione degli obblighi di trasparenza. Circa il 90% delle imprese è a conoscenza degli obblighi, mentre poco più del 60% segnala un incremento della preparazione da parte dei responsabili delle risorse umane. La direttiva europea punta ridurre il gap retributivo medio fra uomini e donne, che oggi si assesta intorno all’11% a livello di Unione europea, mettendo in trasparenza le retribuzioni fra colleghi occupati in uno stesso lavoro o in un lavoro di pari valore. Il cosiddetto gender pay gap, tema affrontato anche in occasione del recente Consiglio nazionale dell’Ugl, si presenta con forti differenziazioni nei vari settori produttivi. Nel nostro Paese, la paga oraria media della componente femminile nel settore privato è del 17,4% inferiore rispetto a quella degli uomini, con un picco del 23,4% nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.