di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Con l’approvazione in via definitiva da parte del Senato del disegno di legge delega “Pichetto” sul nucleare sostenibile, non solo si libera l’Italia da un tabù rimasto in piedi per quasi 40 anni, quando si dispose dopo un referendum la chiusura delle centrali nucleari, ma si pongono le basi per la realizzazione di quel mix energetico tanto utile, in prima istanza, alla transizione energetica/ecologica; ad approvvigiornarci, quindi, di energia senza ricorrere in maniera sproporzionata all’estero sia ad ambire ad un’indipendenza energetica, che porterà maggiore sviluppo e ricadute positive in termini di crescita. Scopo precipuo della nuova norma è ridare al Paese una legislazione sull’atomo, che regoli la costruzione e la gestione delle centrali.
Bollato biecamente e ciecamente dal centrosinistra come «strumento di distrazione» e «prodotto da campagna elettorale», come se fosse di per sé un male, quando in realtà ci sono prodotti validi e prodotti che somigliano di più a delle scorie, il disegno di legge è una lunga e ben nota battaglia del centro destra. Non a caso il nostro premier ha parlato di «scelta coraggiosa e di buon senso». Battaglia che l’UGL non ha condiviso dalla prima ora, ma che, poi, con un’attenta riflessione ha scelto di fare propria perché è una battaglia di buon senso. Il nucleare sostenibile, del quale, in questo spazio, sarebbe troppo difficile spiegare tutte le caratteristiche, non bisogna avere paura, perché è intrinsecamente più sicuro di quello di terza e di quarta generazione (si spegne in modo automatico, per esempio, in caso di blackout), prevede un sistema di raffreddamento passivo, ogni singolo reattore è di dimensioni ridotte. Per dirne soltanto alcune. Una scelta di buon senso per i costi che famiglie, lavoratori e imprese sono attualmente costretti a sopportare, per rendere il Paese più efficiente e indipendente dall’estero da un punto di vista energetico, per imboccare far imboccare strutturalmente la via dello sviluppo a tutto il sistema produttivo.
Il centro sinistra – che in piena campagna elettorale ancora non ha un programma – si illude di risolvere il “caro-energia” sfruttando la flessibilità di bilancio concessa dall’UE, ricorrendo all’elettrico e al taglio gli extraprofitti generati da specifici gruppi di imprese.
L’UGL, e in particolare la nostra Federazione dei Chimici, nel 2024 ha organizzato in Senato un convegno sulle ricadute occupazionali e gli investimenti riguardanti le politiche energetiche e industriali nel nostro Paese. È indubbiamente questa la giusta direzione