Viviamo in un mondo pieno di debiti. Quello mondiale ha superato quota 106 mila miliardi, +220%

Arriverà mai il tempo nel quale si affermerà la regola del «troppi debiti, nessuno debito»? Molto probabilmente no, salterebbero interi sistemi. Ma un fatto è certo: di debiti in giro ce ne sono veramente tanti. A cominciare da quello mondiale. Scrive oggi il Corriere della Sera che la corsa del debito mondiale prosegue oltre quota 106 mila miliardi, superati già alla fine del 2025. Tanto per rendere l’idea, nel 2007 era fermo a 33.000 miliardi. Si tratta, tenetevi forte, di un aumento del «220%» e «trainato dai governi dei Paesi più sviluppati: in Francia il debito pubblico è passato «dal 65 al 116% del Prodotto interno lordo e nel Regno Unito dal 43 al 102% del Pil. In Italia, l’incremento è stato più modesto, ma a partire da una base di partenza più alta: dal 104,1 al 137,1%. Negli Stati Uniti, infine, il rapporto debito/Pil è raddoppiato dal 65% del 2017 al 124% del 2025 e i mega-piani di spesa di Donald Trump non promettono una prossima inversione di rotta: i 5.000 dollari di “mancia elettorale” promessi a tutti i cittadini americani dopo il voto di metà mandato costerebbero al governo Usa altri 1.300 miliardi di dollari». Non è semplicemente un debito, ma una «montagna di debito» che è stata creata per «attutire l’urto su imprese e famiglie di una lunga serie di choc: la grande crisi finanziaria del 2008, la pandemia del 2020, il crac energetico del 2022». Ora, da che mondo è mondo, il debito deve essere prima o poi restituito e qui arrivano i dolori. Anche perché con l’aumento dei tassi di interesse e del costo del denaro, deciso, praticamente, quasi da tutte le principali Banche centrali, il debito crescerà ancora di più. «Ho invitato in sede Ecofin a riflettere sui tassi d’interesse, o meglio l’onere del debito che ha iniziato a salire in modo preoccupante, in relazione a tali situazioni dove c’è stata anche un’azione della Bce che ha aumentato i tassi d’interesse», ha dichiarato il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «Se le due guerre continueranno in questo modo, l’inflazione è inesorabilmente destinata ad aumentare e questo è un altro grave problema per famiglie e imprese». Che non si potrà risolvere continuando a fare crescere il costo del denaro, a meno che non si vogliano strozzare Stati, famiglie e imprese. Ancora più sorprendente e interessante è venire a sapere da Euronews che «le famiglie più indebitate dell’Unione europea si trovano nel ricco nord, non nelle economie meridionali di solito descritte come l’anello debole del continente». In sette Paesi dell’UE il debito delle famiglie supera il 55% del PIL, e tutti si trovano nel nord o nell’ovest del continente. Al contrario, l’Europa meridionale, registra livelli relativamente contenuti di indebitamento delle famiglie. Quanto al debito pubblico UE è in media intorno all’81% del PIL, con forti asimmetrie tra i diversi Stati membri. I Paesi più indebitati, cioè quelli con i rapporti debito/PIL superiori al 100%, sono Grecia, Italia, Francia, Belgio e Spagna. Ciò detto, come riuscirà l’UE a finanziare tutti gli obiettivi si è posta per essere competitiva e non restare schiacciata tra i giganti Usa e Cina, se non con altro debito? E a proposito di giganti: la Cina sta via via riducendo la sua esposizione con il debito pubblico americano, cioè riducendo la sua dipendenza dal dollaro e convertendo parte delle proprie riserve in beni rifugio come l’oro, sia per strategia geopolitica sia per timore di crisi sistemiche. Non c’è che dire, come arma di ricatto il debito è una delle più potenti e, allo stesso tempo, una delle più pericolose anche per chi la detiene troppo saldamente in mano.