di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il Cnel ha pubblicato un interessante rapporto che possiamo mettere in relazione al dato Istat, secondo il quale, dopo il picco del 2024, pari a 141mila, nel 2025 gli espatri si sono attestati a 109mila unità (-22,7%), con un saldo migratorio negativo di italiani che da -83mila si riduce a -53mila. Il Rapporto Cnel si intitola «Giovani Expat. Come farli tornare», realizzato da REF Ricerche con Questlab e basato complessivamente su oltre 2.500 risposte, rivolto direttamente ai giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese.
Diciamolo subito, perché come UGL lo condividiamo, le parole chiave sono “salario e merito”. Ne aggiungerei un’altra, tutta UGL, che è “partecipazione”. Il questionario chiede le ragioni della partenza, il bilancio dell’esperienza e le condizioni alle quali gli intervistati prenderebbero in considerazione il rientro. Il 93% di chi ha risposto è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l’Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato.
Non è, propriamente, una novità venire a sapere che «aumento consistente delle retribuzioni» è per l’83% di coloro che hanno risposto la condizione per il ritorno in Italia più citata in assoluto, per l’88% le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo e per il 79% il merito. A seguire, il 75% chiede incentivi al rientro e il 72% la conciliazione tra vita e lavoro. Seguono per il 63% e il 62% alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti, aree che attengono più prettamente allo Stato. Per quelle stesse ragioni, retribuzioni non adeguate, cultura del lavoro arretrata, scarsa valorizzazione delle competenze, lentezza della burocrazia, clientelismo e raccomandazioni, quota che cresce sensibilmente tra chi è partito dal Mezzogiorno, le persone intervistate hanno deciso a suo tempo di lasciare il Paese e approdare su lidi migliori.
Esigenze, richieste, che gli expat condividono con i loro connazionali rimasti in Patria o per amore o per mancanza di alternative. Come dimostrano i dati, in Italia alcuni aspetti, come ad esempio le opportunità di lavoro e il merito, sono cambiati; altri ancora stanno cambiando, come i salari e la relativa tassazione, anche se in modo non ancora soddisfacente. Sono cambiamenti epocali per l’Italia a cui noi dell’UGL abbiamo contribuito e a cui vogliamo ancora fattivamente contribuire.
Così come condividiamo la necessità di un «piano per farli tornare», chiediamo un parallelo, perché connesso, «patto per il Lavoro tra Governo, imprese e lavoratori» che ha l’obiettivo di mettere, in particolare, al centro della prossima Manovra 2027 e dell’azione del Governo la crescita dei salari, la competitività industriale e lo sviluppo del Paese.