di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera economia arriva dritto al punto centrale del tema robotizzazione: quando un’impresa dovrà scegliere tra assumere un lavoratore o acquistare un robot, quale delle due soluzioni troverà più conveniente? Al momento questo sembra un problema futuristico: attualmente acquistare un umanoide in grado di svolgere mansioni industriali avanzate costa tra i 60 e i 100 mila euro, con costi di installazione di circa altri 50mila. Vanno poi aggiunte le spese annuali per energia, manutenzione e supervisione, stimabili attorno a 25mila euro. Nel complesso, molto più che un lavoratore in carne ed ossa. Con la progressione geometrica della tecnologia a cui abbiamo assistito in questi decenni, e con dispositivi che diventano via via più economici e diffusi, la domanda è destinata però a farsi sempre più concreta, perché la robotica sta rapidamente passando dalla fase sperimentale a quella industriale. La Cina spinge sulla produzione di umanoidi e sulla riduzione dei prezzi, gli Stati Uniti investono per portarli nelle fabbriche e anche l’Italia può contare su una tradizione industriale e meccatronica di primo livello. Di fronte a questa trasformazione, la politica deve creare le condizioni affinché la tecnologia aumenti la produttività senza sostituire il lavoro umano. Per questo occorre rendere meno oneroso assumere e mantenere un lavoratore, procedendo sulla strada della riduzione del cuneo fiscale, incentivando le imprese a investire contemporaneamente nelle persone e nelle tecnologie. Un robot può lavorare per più tempo, svolgere attività pesanti e operare in ambienti rischiosi, ma richiede impostazione, manutenzione e supervisione e per questo l’altra formula necessaria a garantire una robotizzazione socialmente sostenibile è quella della formazione. L’introduzione di robot e intelligenza artificiale cambierà mansioni e professionalità e la risposta, piuttosto che la difesa dei posti di lavoro così come li conosciamo oggi, è nella costruzione delle competenze che serviranno domani. Formazione continua, riqualificazione e aggiornamento professionale devono diventare parte integrante delle politiche del lavoro. La tecnologia, infatti, può sostituire una mansione, ma può anche crearne una nuova. Un lavoratore adeguatamente formato può passare dall’eseguire un’attività ripetitiva alla programmazione, gestione e supervisione di sistemi automatizzati, aumentando il proprio valore professionale e la produttività dell’impresa. L’Italia ha davanti una grande occasione. Possiamo subire la rivoluzione tecnologica come una gara tra uomo e macchina oppure governarla come una trasformazione del lavoro, se la produttività generata dai robot diventerà una risorsa per imprese e anche per lavoratori e non un semplice strumento per comprimere il costo dell’occupazione.